F1 Dalla gloria in Lotus alla “sogliola” Brabham: la corsa spezzata di Elio De Angelis

Formula 1
sabato, 16 maggio 2026 alle 7:28
Elio De Angelis
Il tempo corre e purtroppo il tasto per tornare indietro non c’è, non vi è un momento in cui poter dire a De Angelis di non andare al Paul Ricard in quel 14 maggio 1986.
La storia di Elio De Angelis cresce in una famiglia benestante. Una cosa normale per chi ambisce alla Formula 1, ma ai tempi, c’era anche chi si faceva da solo, o comunque lavorava per comprarsi un sedile. De Angelis, dunque, deve fare il doppio e lo fa, vince tutte le categorie minori ed approda nella massima categoria a quattro ruote. Lì approda grazie agli sponsor, ma soprattutto mostra al Mondo tutto il suo talento. Fino a quel maledetto test lo porterà via il 15 maggio 1986.

L’inizio con la Showdow e poi gli anni d’oro in Lotus

Elio nacque il 26 marzo 1958 a Roma e dopo una lunga gavetta giunge in Formula 1 nel 1979. Il team statunitense della Showdow gli dà una possibilità in cambio di 25mila dollari a GP. Nel GP USA giunge quarto e questo convinse Colin Chapman a credere in lui tanto che dall’anno seguente Elio è al voltante di una Lotus. Per sei stagioni a partire dal 1980, si mette in luce. Il team britannico non era il massimo in quel periodo, ma l’italiano riuscirà comunque a portarsi a casa due stupende vittorie. Quella nel 1982 in Austria per mezzo secondo Keke Rosberg e quella assurda di Imola nel 1985. La gara di San Marino fu vinta in realtà da Alain Prost, ma il francese venne squalificato per irregolarità sulla sua McLaren. La vittoria passò così al romano, al suo secondo ed ultimo trionfo.

L’addio burrascoso alla Lotus

Nella fine del 1985 De Angelis sbatte la porta in faccia alla Lotus che ormai stava puntando tutto sull’astro nascente Ayrton Senna. Secondo molti fu Peter Warr, responsabile delle competizioni Lotus, a mandarlo via. Warr odiava gli italiani avendo combattuto durante la Seconda guerra mondiale con l’esercito britannico. Nel 1986 De Angelis sceglie di andare in Brabham e sposa il progetto di Gordon Murray. La BT55 motorizzata BMW però non era un vero capolavoro. Soprannominata “sogliola” perché esteticamente era bellissima e bassissima, però non faceva risultati. I piloti la guidavano quasi sdraiati e dopo il terzo ritiro su quattro gare a Montecarlo, la scuderia optò per una giornata di test al Paul Ricard. Quel 14 maggio doveva servire a trovare una quadra e capire perché la vettura non andava. Ma mentre stava guidando sul tracciato francese, capitò il più beffardo degli imprevisti. L’alettone posteriore della macchina dell’italiano si staccò, provocando un ribaltamento. Poi la macchina prese fuoco.

De Angelis morì per  soffocamento

Elio non ebbe scampo, anche se subito si fermarono in suo soccorso dei colleghi come Alan Jones e Nigell Mansell, mentre Prost provò a trascinarlo via mentre l’italiano era tra le fiamme. Venne trasportato all’ospedale di Marsiglia. il giorno dopo, il 15 maggio, non ci fu più niente da fare. De Angelis non morì per i colpi subiti alla testa durante il ribaltamento, ma per il fumo respirato. 40 anni fa se ne andava uno dei piloti italiani più veloci di sempre.
Quello che ci ha lasciato Elio De Angelis è il suo essere gentlemen, era un uomo di cuore e un grande musicista di piano, tanto da suonarlo negli alberghi che lo ospitavano durante i GP. Rimasta nell’immaginario collettivo anche la partita di calcio organizzata dall’Unicef a Napoli dove lui prese parte. Il suo cuore fu davvero enorme ma non mantenne una promessa. In quella partita disse a Diego Armando Maradona che gli avrebbe svelato tutti i suoi segreti alla guida, per i tanti assist che gli aveva fatto durante l’amichevole. la sorte non l'ha permesso . Maradona rimase colpito dalla personalità di Elio, tanto da presenziare al funerale del pilota romano.
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FOTO: Formula 1

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