Il tempo corre e purtroppo il tasto per tornare indietro non c’è, non vi è un momento in cui poter dire a De Angelis di non andare al Paul Ricard in quel 14 maggio 1986.
La storia di Elio De Angelis cresce in una famiglia benestante. Una cosa normale per chi ambisce alla Formula 1, ma ai tempi, c’era anche chi si faceva da solo, o
comunque lavorava per comprarsi un sedile. De Angelis, dunque, deve fare il
doppio e lo fa, vince tutte le categorie minori ed approda nella massima categoria
a quattro ruote. Lì approda grazie agli sponsor, ma soprattutto mostra al Mondo
tutto il suo talento. Fino a quel maledetto test lo porterà via il 15 maggio
1986.
L’inizio
con la Showdow e poi gli anni d’oro in Lotus
Elio nacque il 26 marzo 1958
a Roma e dopo una lunga gavetta giunge in Formula 1 nel 1979. Il team
statunitense della Showdow gli dà una possibilità in cambio di 25mila dollari a GP. Nel GP USA giunge quarto e questo convinse Colin Chapman a credere in lui tanto
che dall’anno seguente Elio è al voltante di una Lotus. Per sei
stagioni a partire dal 1980, si mette in luce. Il team britannico non era il massimo in quel periodo, ma l’italiano riuscirà comunque a portarsi a casa due stupende vittorie.
Quella nel 1982 in Austria per mezzo secondo Keke Rosberg e quella assurda
di Imola nel 1985. La gara di San Marino fu vinta in realtà da Alain Prost, ma
il francese venne squalificato per irregolarità sulla sua McLaren. La vittoria passò così al romano, al suo secondo ed ultimo trionfo.
L’addio
burrascoso alla Lotus
Nella fine del 1985 De Angelis sbatte la porta in faccia alla Lotus che ormai stava puntando tutto sull’astro nascente Ayrton Senna. Secondo molti fu Peter Warr, responsabile delle competizioni Lotus, a
mandarlo via. Warr odiava gli italiani avendo combattuto
durante la Seconda guerra mondiale con l’esercito britannico. Nel 1986 De Angelis sceglie
di andare in Brabham e sposa il progetto di
Gordon Murray. La BT55 motorizzata
BMW però non era un vero capolavoro. Soprannominata “sogliola” perché esteticamente
era bellissima e bassissima, però non faceva risultati. I
piloti la guidavano quasi sdraiati e dopo il terzo ritiro su quattro gare a
Montecarlo, la scuderia optò per una giornata di test al Paul Ricard. Quel 14
maggio doveva servire a trovare una quadra e capire perché la vettura non
andava. Ma mentre stava guidando sul tracciato francese, capitò il più beffardo
degli imprevisti. L’alettone posteriore della macchina dell’italiano si staccò,
provocando un ribaltamento. Poi la macchina prese fuoco.
De
Angelis morì per soffocamento
Elio non ebbe scampo, anche se subito si
fermarono in suo soccorso dei colleghi come Alan Jones e Nigell Mansell, mentre
Prost provò a trascinarlo via mentre l’italiano era tra le fiamme. Venne trasportato all’ospedale di Marsiglia. il
giorno dopo, il 15 maggio, non ci fu più niente da fare. De Angelis non morì
per i colpi subiti alla testa durante il ribaltamento, ma per il fumo respirato. 40 anni fa se ne andava uno dei piloti italiani più veloci di
sempre.
Quello che ci ha lasciato Elio De
Angelis è il suo essere gentlemen, era un uomo di cuore e un grande musicista di
piano, tanto da suonarlo negli alberghi che lo ospitavano durante i GP. Rimasta
nell’immaginario collettivo anche la partita di calcio organizzata dall’Unicef a
Napoli dove lui prese parte. Il suo cuore fu davvero enorme ma non mantenne una
promessa. In quella partita disse a Diego Armando Maradona che gli avrebbe
svelato tutti i suoi segreti alla guida, per i tanti assist che gli aveva fatto
durante l’amichevole. la sorte non l'ha permesso . Maradona rimase colpito dalla personalità di Elio, tanto da
presenziare al funerale del pilota romano.
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FOTO: Formula 1