Inutile nascondersi dietro un dito, ma dopo l’approvazione del “Fit for 55” da parte del Parlamento Europeo con conseguente stop ai motori endotermici nel 2035, l’intera filiera automotive è entrata in crisi. Ora si sta correndo ai ripari con il così detto pacchetto Omnibus, che introduce la neutralità tecnologica, ma i cui confini non sono ancora chiari, mancano gli incentivi e soprattutto non è ancora stato approvato dall’assemblea.
Intanto il settore soffre, lo dice anche il rapporto Top 500 aziende, pubblicato da Il Resto del Carlino, sulla base dei dati di PWC Italia, Unimore, Confindustria Emilia e Ordine dei dottori commercialisti. Il settore automotive nella sola MotorValley vale il 16,8% del fatturato complessivo. Di questo il 4% è rappresentato da officine e servizi di assistenza auto e moto, che danno lavoro al 20% dei dipendenti del comparto. Qui il fatturato nel 2024 è cresciuto solo dell’1%, con un pesante -20% di reddito operativo. Segnale evidente di come le famiglie tendano a rinviare tagliandi, cambi gomme e manutenzioni.
Cambio di rotta, che fare?
Che fare in attesa delle decisioni europee e di un cambio di rotta nella politica? Il thik thank Max Gandin ha riunito a Bologna i titolari di oltre 100 officine provenienti da tutta Italia. Il messaggio che è partito dal convegno è stato molto chiaro. Oggi l’officina non può più essere soltanto un luogo dove si riparano auto, ma deve diventare una impresa, strutturata, organizzata e sempre più digitale. Non basta più essere amare i motori e sentirne il rombo nello stomaco, servono
marketing, comunicazione, gestione fiscale, organizzazione aziendale e soprattutto software digitali applicati all’autoriparazione.
Il Sud d’Italia, che in questa fase dell’economia nazionale sta dando il maggiore supporto al PIL, perché sono più numerosi i lavoratori impiegati nel Mezzogiorno rispetto all’Alta Italia dove oggi si vive molto di rendita. Il Mezzogiorno si pone come capofila dell’imprenditorialità, come ha spiegato durante il convegno Alessandro Celeste, confondatore di Celeste Map, azienda nata a Rosolini in Provincia di Siracusa, che oggi assiste con le proprie tecnologie oltre 2000 officine in tutta Italia.
Carenze organizzative diffuse
"Nel Nord Italia esistono spesso strutture aziendali più consolidate" – spiega Celeste- "Nel Sud si avverte ancora una caranza organizzativa diffusa. Ma è proprio li che stanno emergendo energie nuove: giovani che raccolgono l’eredità dei padri e vogliono trasformare l’officina in una impresa moderna, digitale e competitiva. Con Celeste Map abbiamo tradotto il problema in opportunità. L’elettronica è diventata uno scoglio per chi non era pronto, ma per noi è stata la chiave. Digitalizzare l’officina significa renderla capace di dialogare con le Case costruttrici, accedere a informazioni tecniche strutturate, organizzare i flussi di lavoro, tracciare l’attività e migliorare marginalità e controllo".
Alessandro Celeste parla del suo software che serve per rendere l’officina , anche nel piccolo Comune, vicina negli standard alle reti ufficiale delle Case, soprattutto tedesche, BMW, Porsche, Mercedes Benz e Audi su tutti. L’idea è di permettere anche alla piccola realtà di Provincia di lavorare con risultati elevati, utilizzando strumenti digitali adeguati.