Vai al contenuto

Superbike anni '90: a tu per tu con Ernesto Marinelli, l'ingegnere dei Miti

Storie di Moto
Superbike Story: Troy Bayliss 2001
di Ascanio Gardini
Ernesto Marinelli è un nome che ai motociclisti (Ducatisti ed amanti della Superbike in particolare) dice molto. L'ingegnere è stato per anni il responsabile tecnico di Ducati Corse, per cui ha vissuto in primissima persona l'epopea degli anni d'oro, lavorando a fianco di campioni che sono diventati mito. in Ducati dal 1996 al 2017, dal 2018 Ernesto Marinelli lavora per un altro grande brand del settore: Termignoni.
Lo incontro casualmente a Misano e da tifosissimo di Carl Fogarty e Troy Bayliss nonché appassionato del Mondiale Superbike degli anni novanta, inizio a chiedergli un miliardo di cose strappandogli la promessa di una lunga chiacchierata, avvenuta proprio in questi giorni a ridosso della ricorrenza dei venti anni dalla vittoria di Troy Bayliss con la Ducati Desmosedici nell Gran Premio MotoGp di Valencia il 30 ottobre 20206.
Sebbene sia una persona molto tranquilla, quando si toccano certi argomenti diventa di una loquacità impressionante e, per una persona curiosa come il sottoscritto, non è stato difficile entrarci immediatamente in sintonia.
Quando sei stato dirottato nel team Superbike dalla Ducati?
“Nel 1997 quando feci il primo mondiale come ingegnere di pista per Carl Fogarty e Neil Hogson. Nel 1995 dopo la tesi di laurea sui condotti di aspirazione e di scarico feci un periodo di stage in Ducati per poi essere assunto nel 1996 direttamente al Reparto Corse."
Mon iniziasti proprio benissimo la tua avventura nel mondiale, perso per poco da Carl Fogarty contro John Kocinski. L’impressione fu che Foggy ad un certo punto correva contro John e non per vincere il mondiale…..
“Hai ragione: fu una situazione stranissima. Lo stesso Kocinski con cui lavorai nel campionato AMA anni dopo, parlandone, mi disse che lui non comprese mai i motivi dell’astio che Fogarty aveva nei suoi confronti. A proposito di questi piloti debbo dirti che mi impressionò subito Neil Hogson, con cui successivamente nel 2003 vinsi il mio primo Mondiale Superbike con la neonata 999: un grande professionista, aggressivo in pista, ma estremamente metodico e pulito nella guida che ricordava parecchio quella di Troy Corser con il quale ho lavorato solo marginalmente nel 98’"
foggy 99
"Carl Fogarty invece era l’opposto per diversi aspetti. Aveva una guida molto aggressiva ed istintiva ed un carattere un po' ostico all’epoca. Molto istintivo anche a livello umano. Non aveva molta sensibilità quando si trattava di mettere a punto la moto, ma era un vero “guerriero” in pista che non si arrendeva mai! Spesso capitava che non si riuscisse a perfezionare la messa a punto della moto per il giorno della gara, facendo preoccupare non poco noi addetti ai lavori, ma Carl ci tranquillizzava dicendo che poi ci avrebbe pensato lui il giorno della gara. E così faceva, riuscendo a guidare sopra i problemi."
Però nel 1997 c’era un posto meraviglioso, si chiamava “Gasoland” il regno di Paolo Casoli detto “Gasolio”, che vi fece vincere il Mondiale Supersport 600 con la Ducati 748….
“Gasolio era fenomenale. Un ragazzo simpaticissimo che amava fare molti scherzi, ma quando saliva in moto era velocissimo ed ha portato risultati importanti. Sul modo di lavorare non ti so dire molto in quanto mi occupavo del team in Superbike e non seguivo direttamente la Supersport”.
Si è sempre detto cheJohn Kocinski avesse un carattere quantomeno bizzarro…..
"Stavo arrivando a parlare proprio di John con cui ho avuto la fortuna di lavorare nel 2000 sempre nel campionato AMA. E' una persona sicuramente particolare, in alcuni aspetti geniale, con il quale però non è facile entrare in sintonia. Aveva un carattere “on-off”: bianco o nero. Pretendeva moltissimo, se non conquistavi la sua fiducia eri finito. Fortunatamente dopo i primi eventi entrammo subito in sintonia e devo dirti che è il pilota dal quale ho imparato di più. E’ stato per me come un master all’università. Di John ricordo non solo l’estrema professionalità ma anche la meticolosità nella messa a punto e la sensibilità sulla moto. Mi ha insegnato quello che non trovi sui libri, ovvero la traduzione della singola modifica tecnica in feeling percepito dal pilota. Con lui ho costruito un metodo di lavoro che poi mi sono portato dietro in tutta la mia carriera."
In quel periodo più di una volta era stata accusata la Ducati di non fornire lo stesso materiale a tutti i piloti. Nel 1998, in particolare, sia Fogarty che Chili ebbero diversi dubbi in proposito….
“Nel 1998 mi occupavo del campionato AMA ed ero negli USA ma non mi risulta che la Ducati avesse delle preferenze in tal senso e non ho mai visto favoritismi dal punto di vista tecnico. Purtroppo, erano nati un po' di conflitti interni ma nonostante questo, l’interesse primario di Ducati è sempre stato vincere il campionato e non importava con quale Team, per cui cercava di fornire lo stesso materiale a tutti.”
Il 1998 fu un anno stranissimo tanti piloti in lizza per il mondiale fino alla fine. In Ducati c’era consapevolezza di poter vincere il mondiale oppure si viveva alla giornata per questa situazione?
”In quell’anno coordinavo il team Vance & Hines con Anthony Gobert e Stevens, per cui non conoscevo bene la situazione, posso dirti che si sapeva di poter vincere il mondiale, ma nelle gare non è mai fatta fino a quando la matematica non ti dice che sei campione. Purtroppo ci sono situazioni imprevedibili che possiamo definire “sfortuna” che possono condizionare pesantemente i campionati e le gare. Per mia esperienza ricordo sicuramente la duecento miglia di Daytona in diverse edizioni e il mondiale di Haga nel 2009…...”
Ama Superbike, il dream team Ducati: Anthony Gobert (95) e Ben Bostrom (90)
Nel campionato Superbike AMA avevi due piloti pazzeschi!
“Si è vero Anthony Gobert e Ben Bostrom erano incredibili. Non sono stati anni facili ma al contempo pieni di soddisfazioni come la memorabile doppietta del 1999 a Laguna Seca nelle gare del WSBK a cui partecipammo come wild card. Doppietta in gara 1 vinta da Anthony e gara 2 vinta da Ben. Il 1998 fu un anno difficile per la squalifica di 3 gare di Gobert. Nel 1999 il titolo ci sfuggì per un soffio con Ben Bostrom".
Una delle teorie sulla nascita del mondo ritiene che tutto sia avvenuto da un grande Big Bang. Anzi…..Big Ben Bostrom!
“Ben non solo è un pilota che aveva uno stile unico ma è una grandissima persona e un ottimo professionista. Recentemente sono andato a trovarlo nella sua villa a Las Vegas è ancora in super forma. Mi è dispiaciuto non arrivare al Titolo con lui, se lo meritava sicuramente. Nel 2001 un paio di infortuni hanno condizionato il campionato e nel 2002 ci fu poi il dominio Michelin. Questo condizionò le scelte per il 2003 ma credo che Ben potesse essere sicuramente un pretendente al titolo.”
Per contro ti sei trovato a lavorare con un cavallo pazzo come Anthony Gobert….. (quando si tocca questo argomento Ernesto Marinelli diventa estremamente serio.)
“Tony è stato uno dei piloti più talentuosi con cui io abbia lavorato: quando era in forma non ce ne era per nessuno. Purtroppo, i noti problemi di alcool ed altro hanno condizionato la sua carriera e purtroppo anche la sua vita. Era spesso impossibile da gestire a livello caratteriale. Aveva poi un particolare modo di lavorare: ti permetteva solo tre modifiche di setup nell’arco di un week-end di gara. Questo a suo parere gli consentiva di avere una esatta percezione del limite della moto e poter guidare quindi sul filo dell’aderenza ad ogni curva.
Ti racconto un paio di episodi. Nel 1999 eravamo a Daytona. Antony dopo 3 sessioni di prove libere con tempi mediocri entra per le qualifiche, fa una prima uscita sempre con tempi da medio schieramento poi entra a mille in pitlane e chiede la qualifica ma mancavano 50 minuti alla fine della sessione! noi colti di sorpresa cerchiamo di capire ma lui è impenetrabile, quindi montiamo le gomme nuove ed entra facendo un primo tempo di 1’49.0 che già era il record della pista. Rientra e chiede una seconda gomma da qualifica con cui registra il primato di 1’48’5 record rimasto poi imbattuto per diversi anni. Poi si siede tranquillo davanti allo schermo: mancavano 40 minuti alla fine del turno. e aspetta la fine.
"Un’altra volta, sempre in quel biennio, arriviamo in circuito il giovedì e per due giorni non si fa vedere. Lo cerchiamo dappertutto ma nessuno aveva notizie. Nemmeno la madre e il fratello. Iniziamo a preoccuparci perché aveva saltato entrambe le prove del venerdì. Si presenta tranquillo il sabato mattina. Gli saltiamo subito addosso per avere notizie. Ci dice che non aveva voglia di guidare e che voleva stare un poco tranquillo. Entra il sabato con la moto settata come la gara precedente e fa immediatamente la pole!”
La Ducati pensò mai di portarlo nel Mondiale Superbike?
“No, non mi risulta che la Ducati fosse mai stata intenzionata a portare Gobert nel mondiale, dopo le difficoltà avute già dal primo anno in USA.”
Superbike 1999: Carl Fogarty festeggia il quarto Mondiale con Davide Tardozzi ds Ducati
Domanda cattiva: non ti ho mai sentito parlare male di qualche pilota fino ad ora. C’è poi qualcuno con cui avresti voluto lavorare?
“Non mi hai sentito parlare mai male di alcun pilota in quanto ho avuto ottimi rapporti con tutti ed ognuno di loro mi ha lasciato sempre qualcosa, insieme all’amicizia. I piloti non sono persone normali, per fare quello che fanno, dispongono di una forza interiore che a volte puoi faticare a gestire ma in cui devi entrare in sintonia per arrivare al risultato. Il tecnico deve dargli prima di tutto la fiducia di poter contare sul meglio a disposizione. Culture diverse e caratteri ti obbligano a cambiare il metodo di lavoro, ad esempio Noriyuki Haga che era un altro talento incredibile aveva una metodologia completamente diversa. Difficilmente spingeva al limite prima delle qualifiche o gara e si basava sempre sulle sensazioni, richiedendo continuamente modifiche. Era capace dopo una prima manche vinta con diversi secondi di vantaggio di chiederti di stravolgere la moto completamente! Cosa che ovviamente non facevo limitandomi a cambiamenti di contorno che però lo facevano contento. Una sera dopo qualche birra gli chiesi di essere sincero e dirmi il perché di questa sua costante richiesta di cambiamenti anche quando la moto era a punto e lui in tutta tranquillità mi disse “Ernie san, in Giappone cresciamo con la mentalità che devi sempre chiedere di più per migliorarti, sono cresciuto così e non posso farci niente!”. Mi dispiace molto non aver coronato il successo con lui nel 2009, si dice che la sfortuna non è reale e posso condividere questa opinione per uno stop tecnico o una caduta, ma nel suo caso la sfortuna ci ha davvero condizionato il campionato perso alla fine per pochissimi punti. Lo stormo di piccioni a Monza investito dopo una partenza da record che ci ha condizionato una probabilissima doppietta non posso chiamarla altro che “pura sfortuna”.
Sono venti anni che Super Troy Bayliss ha vinto la gara di Valencia in MotoGp con la Ducati. Raccontaci di quell’evento, anche in relazione al fatto che Troy per quell’avventura pretese di avere con se (tra cui te) gli uomini con cui aveva appena vinto il Mondiale Superbike con la Ducati 999……
"Con Troy Bayliss ho avuto la incredibile fortuna di vivere un periodo straordinario. E’ Impossibile non volergli bene e non dare il sangue per lui che dava sempre il massimo, in tutte le occasioni e senza mai tirarsi indietro. A livello tecnico forse non aveva una sensibilità nei cambiamenti del setup che avevano altri piloti, ma lui aveva il pregio di tarare tutto sulla prestazione (tempo sul giro) e non farsi condizionare dalle sensazioni, buone o cattive che fossero. Se si faceva una modifica che non gli piaceva, ma il tempo si abbassava, quella era la strada da prendere ed era lui stesso a dirtelo. Tutte le soluzioni tecniche che abbiamo sviluppato con lui hanno poi funzionato e sono state poi adottate da tutti. A parte il puro setup che per il suo stile estremo di guida difficilmente è stato compatibile con altri".
"Tornando al weekend di Valencia, che è stato il più emozionante della mia carriera, Filippo Preziosi mi chiamò il venerdi pomeriggio prima del weekend di gara dicendomi che Troy avrebbe fatto l’ultima gara di MotoGP a Valencia al posto di Gibernau e che voleva assolutamente che io, Paolo e Davide lo seguissimo. Passai tutto il weekend un po' nel panico leggendo tutte le procedure MotoGP e tutti report delle gare precedenti, guardando i dati delle varie gare precedenti ma onestamente non sapevo cosa aspettarmi in quando sia la moto che le gomme erano molto diverse dalla SBK. Quando arrivammo in pista scegliemmo come strategia di fare due moto diverse, la prima con una taratura base più o meno come quella che usavano Loris e Sete e la seconda cercando di replicare per quanto possibile il carattere della 999 al quale era abituato. Uscì prima con il setup MotoGP facendo una decina di giri e poi usc+ con il setup diciamo “SBK” e vedendolo poi rientrare con il sorriso capii che il weekend poteva trasformarsi in qualcosa di speciale.. Poi la storia la conosciamo tutti: fu semplicemente epico!"
"Lo stile di guida di Troy è unico, ha una capacità di adattamento e movimento sulla moto che non ho mai visto su nessun’altro pilota, a Troy non interessava che la moto fosse molto stabile o precisa, al contrario voleva un veicolo estremamente reattivo e dinamico che seguisse con il minor sforzo i movimenti che lui voleva fare e una seduta ampia che gli permettesse di spostarsi avanti e indietro in base alle esigenze".
Valencia Moto GP è stata sicuramente la gara più memorabile ma su Troy potrei forse scrivere un libro di momenti ed eventi incredibili.
Permettimi di raccontarti un aneddoto. Il lunedi a Portimao nel 2008 dopo la vittoria schiacciante del Mondiale di Troy (Pole più 2 vittorie con distacco) viene a provare la moto Michael Shumacher, persona straordinaria, e che anche in moto andava molto forte, seppure per lui fosse solo una passione. Troy gli dice come fosse la moto migliore che avesse mai guidato! Michael entra fa due giri con il setup di Troy cosi come ha finito la gara e rientra con il volto diciamo “provato” si toglie il casco e dice a me e Troy che era stata la prima volta in vita sua che aveva avuto paura in moto! Dopo qualche risata insieme gli spiego che la guida di “Troy” è sicuramente estrema, cambiamo quindi il setup con uno stile più tradizionale e proseguiamo il pomeriggio. Ha completato una cinquantina di giri, con tempi sicuramente interessanti calcolando che per lui la moto era solo per divertimento. Mi ha impressionato la sua incredibile precisione nel descrivere ogni dettaglio. Era un computer. Incredibile!”
A proposito di Troy: un amico, tale Barry Rivellini, tempo addietro mi raccontò che una sera, sarà stato il 2008 oppure il 2009 erano in albergo ad un evento organizzato in pista dalla Pirelli quando qualcuno decide di offrire un drink a lui e Troy. Iniziano a bere. L’amico Barry che quando ci si mette gli dà sotto di brutto, ad un certo punto si ferma mentre Troy continua ed arriva un conto di circa mille euro!. La cosa bella è che Troy il giorno dopo si alzò e si fece oltre cento chilometri in bicicletta…..
(forte risata)“Troy si allena di continuo!!!! Anche ora ha un fisico che potrebbe mettere in crisi parecchi “giovani””
Ernersto Marinelli e Ascanio Gardini autore dell'intervista
E’ vero che una volta a Phillip Island di mattina vi butta tutti giù dal letto alle 6 di mattina per andare in pista perché c’erano le condizioni per fare il record?
“Si Assolutamente vero. Era il 2007 durante i test. Eravamo in appartamento insieme, alle 5.30 era in piedi, controlla il meteo, sveglia tutti e ci dice “dai ragazz che oggi il vento è giusto e stamattina la pista è veloce ma voglio entrare appena apre!! Dopo peggiora” Arriviamo in pista prima di tutti. Quasi un'ora prima che partissero le prove aveva già la tuta indosso e aveva tutto. Poi fece effettivamente il record: non avevo dubbi."
"Ha un istinto e un talento innato incredibile, pensa che dopo il ritiro del 2008 a distanza di 8-9 mesi dall’ultima gara di Portimao e quindi dalla sua esperienza in sella alla SBK organizziamo un test al Mugello. Arriva carico come una molla, primo giorno pioggia incessante ma vuole entrare comunque alle 9.00 appena apre la pista, gira comunque tutto il giorno facendo 2’01 in condizioni terribili con pista mezza allagata. Che è forse il nostro giro migliore in quelle condizioni. Il giorno dopo fa registrare il miglior giro della SBK di quel periodo anche in condizioni di asciutto. Comunque, su Troy ho una miriade di aneddoti da raccontare!.
Strappo la promessa di un’altra chiacchierata per farmi raccontare tutti questi aneddoti dei quali sono curiosissimo. Intanto grazie mille Ernesto Marinelli.
-> Seguici anche su Instagram: @Corsedimoto

Continua a leggere

loading

Potrebbe anche piacerti

Loading