Rossella Miccio EMERGENCY

Rossella Miccio, Presidente di EMERGENCY: “il mio sogno è quello di diventare inutili”

I piloti della Superbike doneranno memorabilia per sostenere l'ospedale in Sierra Leone. Cos'è Emergency? Ce lo spiega la presidente

7 settembre 2019 - 11:45

La tappa del mondiale Superbike di Portimao è ricca di iniziative di contorno alle gare in pista. Una delle più attese, fortemente supportata dal promoter Dorna, riguarda la raccolta fondi “Racing4EMERGENCY” che verrà aperta lunedì 9 settembre su charitystars.com a favore della ONG italiana Emergency per sostenere un progettoospedaliero in Sierra Leone. Abbiamo intervistato la Presidente, Rossella Miccio, che con la consueta disponibilità ha dimostrato un carattere degno di un campione in pista.

Presidente, come se la cava con il racing motociclistico?

Sono un’appassionata. Seguo le gare quando posso, mi piacciono. Detto questo mi occupo di progetti e mi fa molto piacere che ci siano soggetti come Dorna, – ma anche come il Team Puccetti che da dieci anni ci sostiene attivamente – che credono nei nostri valori. Perché, ricordiamolo, alla base di tutto c’è la condivisione di valori universali: il diritto dell’uomo all’assistenza sanitaria, alla dignità delle cure mediche. Sono particolarmente orgogliosa di “Racing4EMERGENCY” perché ci offre un palcoscenico internazionale molto importante. In Italia abbiamo una notevole esposizione mediatica, ma è importante condividere progetti e iniziative anche a livello internazionale.”

Lei è diventata Presidente di Emergency da due anni, dopo avere accettato una sfida importante. Ci racconta qualcosa di sé?

“Ho 45 anni e da 19 collaboro con Emergency. Sono entrata attraverso uno stage, dopo la laurea in Scienze Politiche, senza sapere come sarebbe andata a finire. Sono ancora qui, con la stessa voglia di dire basta alla guerra. Non siamo mai cambiati, in fondo: avevamo il sogno, un giorno, di diventare “inutili”. E ce lo abbiamo ancora.”

Il mondo però non smette di fare guerre.

“Vero. Ma forse quello che non si vede da fuori è l’eredità che lascia un conflitto. Prenda la Sierra Leone, per esempio: siamo entrati in quel Paese in piena emergenza umanitaria, in un caos istituzionale completo, in un territorio devastato dagli scontri. Abbiamo deciso di installare un centro di cure mediche specializzato in traumatologia. La criticità erano i feriti “di guerra” ma adesso il polo sanitario è un riferimento non solo per la Sierra Leone, ma pure per gli stati confinanti. Siamo orgogliosi che il nostro ospedale sia diventato, da presidio sanitario di guerra, a centro per il trattamento e la cura delle vittime da incidenti stradali. La guerra non colpisce solo le popolazioni, ma anche le infrastrutture presenti in un Paese. Lasciandolo agonizzante.”

Ci descrive in sintesi come opera Emergency?

“Attualmente operiamo in 18 Paesi, seguiamo circa 50 progetti, ci occupiamo di assistenza sanitaria ma anche di formazione di personale medico e sanitario. Crediamo nel “fare sistema” tra ONG nazionali e internazionali, in modo da sensibilizzare al massimo l’opinione pubblica sui valori in cui crediamo, a cui siamo fedeli. In questo senso ci rivolgiamo a tutti: settore pubblico, privato, imprenditoria, cittadini, corporate fundraising. L’importante è che alla base ci sia una condivisione di valori. Vogliamo essere “agenti del cambiamento”, non spettatori passivi.”

E in Italia?

“Siamo presenti in numerose regioni, con diversi progetti. Siamo ancora attivamente impegnati nelle zone colpite dal sisma. Non vogliamo che nessuno si senta dimenticato. Ridendo ci definiamo una specie di “ASL non ufficiale”.”

Siamo quindi diventati zona di guerra?

“No, certo. Però è indubbio che certi territori nazionali abbiano vissuto un vuoto infrastrutturale importante. I cittadini si sono scoperti abbandonati. In questo senso è vero che le dinamiche sono simili a quelle delle vittime dei conflitti. Il nostro lavoro è portare dei progetti realizzabili, ovunque andiamo. Anche in Italia.”

Che progetti avete per il futuro?

“Le cose da fare sono tante. Per questo è importante scegliere bene. Piuttosto che rischiare di non trovare le condizioni ottimali per fare il nostro lavoro, meglio non andare. Crediamo fortemente nell’impegno di portare a termine tutto ciò in cui siamo coinvolti. Detto questo, siamo orgogliosi di presentare il nuovo centro medico sul lago Vittoria, in Uganda, progettato da Renzo Piano per filantropia e che diventerà un’ eccellenza non solo per la regione di riferimento ma anche per i Paesi confinanti.”

Quanto è importante per voi agire in autonomia? Detto in altri termini: quanto è tangibile il rischio che la politica voglia influenzarvi?

“Non le nascondo che lottiamo con questo problema ogni giorno. Non solo le scelte di politica nazionale, ma anche i Paesi nei quali ci troviamo ad operare, pongono spesso dei paletti o tentano di indirizzare certe scelte progettuali. Però debbo anche riconoscere che mai in vent’anni ho subìto dei tentativi o dei ricatti in merito alle nostre scelte. Siamo sempre stati liberi di decidere come e dove intervenire.”

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