Moto Guzzi V10 Centauro: un manifesto di libertà meccanica

Storie di Moto
giovedì, 24 aprile 2025 alle 11:00
moto guzzi v10 centauro
Nel mondo delle moto ogni tanto arriva un oggetto difficile da spiegare. Lo si ama oppure lo si critica, lo si odia o lo s'ignora. Così era la Moto Guzzi V10 Centauro, una naked troppo avanti, o forse troppo fuori dagli schemi, per essere compresa davvero al suo tempo. Può essere considerata un manifesto di libertà meccanica, un’idea che non è mai diventata tendenza, ma ha fatto scuola per chi ama le moto vere. La produzione totale si è fermata a 1918 esemplari, oggi ambitissimi dai collezionisti.

La storia della Moto Guzzi V10 Centauro

Quando nel 1996 Moto Guzzi festeggiò il suo 75esimo anniversario, invece di lanciare una classica commemorativa, scelse di sorprendere con una naked sportiva muscolosa, scolpita e provocatoria. La firma sul progetto era quella di Luciano Marabese, un grafico pubblicitario appassionatissimo di motori. L’effetto fu quello di una moto che sembrava disegnata dal vento. Linee taglienti, cupolino affusolato, scarichi gemelli che tagliavano il posteriore come lame, e quel serbatoio panciuto che sembrava contenere un’anima, non solo benzina.

Meccanica d’autore

Sotto quella ciclistica così particolare batteva il cuore classico Moto Guzzi: il mitico bicilindrico a V di 90° montato longitudinalmente, ma in una delle sue versioni più spinte. Era lo stesso motore della Daytona RS, con 4 valvole per cilindro, iniezione elettronica e 992 cc di cilindrata, da 95 CV, capace di spingere la Centauro a 225 km/h, con una voce roca e profonda.
Il telaio a doppia culla era derivato anch’esso dalla Daytona RS, una sportiva vera, e la ciclistica era semplicemente da prima classe. questi i dettagli: forcella a steli rovesciati WP, ammortizzatore posteriore WP, Cerchi Marchesini ed Impianto frenante Brembo Serie Oro.
Era una naked sì, ma con una tenuta di strada da sportiva di razza ed una stabilità alle alte velocità che pochi altri V2 sapevano offrire. Non era però una naked pura: troppo lunga, troppo massiccia. Non era neppure una sportiva, ma correva forte come se lo fosse. Non era una cruiser, eppure regalava una guida rilassata, fatta di coppia e viaggi lunghi. Era, semplicemente, una Moto Guzzi Centauro: diversa da tutto, fedele solo a sé stessa. Nel 1998 arrivarono due nuove varianti. La GT, con cupolino alto, sella più comoda e portapacchi pensata per il turismo d’autore; e la Sport, più aggressiva, con colorazioni rosso o verde con bande bianche, coprisella monoposto e piccolo cupolino racing. Entrambe ebbero alcune migliorie funzionali ma il cuore era sempre lo stesso: potente, scorbutico, affascinante.
La V10 Centauro non fu un successo commerciale. Il prezzo era alto, la linea spiazzante, e molti motociclisti dell’epoca non riuscivano a decifrarla. Il tempo però ha fatto giustizia. Oggi la Centauro è una delle Guzzi più ricercate dai collezionisti, soprattutto all’estero.
Foto: bike-urious.com

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