Il primo titolo Motoestate 2024 è stato assegnato nel
penultimo round. Alberto Bettella, 26enne di Abano Terme trasferitosi a Padova, ha infatti chiuso definitivamente i conti in Race Attack 600, coronandosi campione in una categoria letteralmente dominata. Vittoria in tutte le gare disputate, tutte le pole position a suo nome, sei giri veloci in otto gare... Una sorpresa per lo stesso alfiere AM Racing, la cui storia in moto è iniziata quand'era bambino, pur non essendo il suo lavoro principale. Da qualche anno infatti ha preso le redini dell'attività di famiglia, l'Agenzia Immobiliare S. Croce, fondata dalla nonna nel 1971. Conoscete tutta la sua storia? Ve la raccontiamo.
Alberto Bettella, campione Race Attack 600 nei Trofei Motoestate 2024.
Non ce l'aspettavamo, soprattutto perché venivo da un anno difficile e sfortunato. È un campionato in cui non si possono fare molti errori. È dall'inverno scorso però che mi sto preparando mentalmente perché non volevo fare errori. L'obiettivo era quello e stavolta è andato tutto come doveva andare!
Ci sei riuscito dominando la categoria.
Sinceramente mi aspettavo solo di stare davanti, o comunque nelle posizioni per giocarmi la vittoria. Non avrei mai pensato di riuscire a mettere tutti questi pezzettini insieme e di essere primo quasi in ogni sessione. Pensando a dove sono partito, arrivare in 3-4 a vincere tutte le gare, a fare quasi tutte le pole position... Non ci avrei mai creduto, è stato bello per quello!
Cos'è cambiato in questa stagione del Motoestate?
Un aiuto penso sia arrivato dalle gomme: con quelle dell'anno scorso mi sentivo molto più limitato, forse anche perché avevo un po' meno potenza rispetto agli altri e dovevo dare il meglio nei settori un po' più guidati, per pareggiare i conti a livello tecnico. Quando mi hanno detto che avremmo usato le Pirelli sono uscito a festeggiare! Le avevo usate solo da piccolo con la 125, ma ne avevo un bel ricordo e me ne avevano parlato bene. Mi sono adattato subito, scendo molto rispetto ai tempi che servivano l'anno scorso per stare davanti.
Una spinta in più quindi per te.
Quando ci siamo presentati alla prima gara mi aspettavo che anche gli altri si fossero subito adattati, di fatto tutti siamo migliorati molto in tutte le piste, però siamo riusciti a fare subito la differenza. L'anno scorso era sempre "Cosa combiniamo oggi?", quest'anno io sono finalmente riuscito a guidare come volevo e questo ci ha dato una marcia in più. Più prendevo consapevolezza che potevo fare bene, più ci credevo e mi sentivo molto più sicuro gara dopo gara. Con queste gomme a livello di guida sono cresciuto molto.
Tagli il traguardo da campione Motoestate, qual è stato il primo pensiero?
Non ci credevo, una delle più belle giornate della mia vita! Ho ripreso a correre per gioco, non avrei mai pensato di coronare il sogno di vincere un campionato. Ero consapevole di poter essere competitivo, avevamo anche fatto un test prima della gara. Non era in previsione, però ho insistito per farlo perché anche gli altri sapevano che era il mio primo match point, quindi avrebbero fatto di tutto per migliorare rispetto alla prima gara e stare davanti. Da quel test però sono tornato molto consapevole e tranquillo, senza forse sarei arrivato molto più "imparanoiato".
Ci racconti il tuo fine settimana?
Ho fatto la pole con un bel tempo, in mezzo alle Open con delle belle wild card, e non me l'aspettavo soprattutto con quelle temperature. Dopo Gara 1 abbiamo iniziato a fare i conti e ho visto che serviva o un primo o un secondo posto per chiudere il campionato. Ero andato lì con quella speranza, ma finché non abbiamo fatto i conti mi sentivo abbastanza tranquillo, poi mi sono agitato un po' e in Gara 2 ho sofferto. Non finiva più, faceva un caldo atroce e negli ultimi giri non vedevo nemmeno la tabella che diceva quanto mancava. Quando ho tagliato il traguardo è calata tutta l'adrenalina: sono arrivato al parco chiuso che avevo le lacrime nel casco, non mi era mai capitato.
DALLE ORIGINI AL TITOLO MOTOESTATE
Alberto Bettella, da dove parte la tua "storia di moto"?
La prima minimoto è arrivata quando ho fatto la prima comunione. Avevo 8 anni, l'avevo fatta insieme a mia sorella di un anno più grande. Allora giocavo a calcio, correvo tanto, ma ero più un Forrest Gump che un calciatore! Una volta, girando in bici con gli amici, avevo visto vicino casa un autosalone con un sacco di minimoto in vetrina e di nascosto ho iniziato ad andare lì tutti i giorni a guardarle. Arrivato il momento della comunione i nonni mi hanno chiesto cosa volevo come regalo, io volevo solo una minimoto. Usciti dalla chiesa vedo che arriva mio nonno col baule della macchina aperto e dentro uno scatolone col fiocco. Al ristorante lo scarichiamo e dentro c'era la minimoto. È stato il giorno più bello della mia vita!
Amore a prima vista.
A pranzo penso di essere rimasto seduto cinque minuti, con mia mamma che mi prendeva per il coppino per farmi mangiare, ma io sono stato fuori per tutto il tempo a girare con la minimoto. Da allora ogni tanto prendevo e andavo di nascosto al parchetto, finché a 8-9 anni non mi hanno fermato i ranger. Il problema della mia zona è che non ci sono piste, mio papà allora ha deciso di portarmi in un parcheggio in una zona industriale, finché i carabinieri non ci hanno fermato. Abbiamo poi scoperto l'Officina Gamba a Reschigliano [frazione di Campodarsego, in provincia di Padova], che dietro aveva una piccola pista per le patenti delle moto. Quando ho visto poi tutti i bambini con le loro minimoto mi sono illuminato, allora non ero l'unico!
Da lì quindi comincia la tua avventura in moto.
Ho cominciato a correre, a imparare, guardando quelli più bravi. Abbiamo poi conosciuto Luca Leoni e Andrea Boscolo, che avevano una scuola di minimoto chiamata "Due Ruote Sicure" e ho iniziato ad allenarmi sulla loro pista, seguendo i loro consigli. Hanno poi formato una squadra: eravamo tantissimi, con la divisa azzurra e bianca e la scritta 2RS-Due Ruote Sicure. C'erano anche Giacomazzo, Francesco Zaramella, Manuel Pagliani, Nicola Settimo, Axel Bassani... Quando avevo 10 anni abbiamo iniziato tutti assieme a correre nel campionato dell'Emilia Romagna, da lì siamo arrivati all'Italiano.
Si continua quindi a crescere.
Ho corso con le minimoto fino a 13 anni, ho poi preso una Aprilia 125 e ho corso per un paio di anni con la guida di Fausto Ricci, un ex Motomondiale, che faceva corsi individuali. È lui che mi ha impostato la guida sulle moto grandi, era tutta un'altra cosa. C'è poi chi ha avuto la fortuna di continuare con le moto più grandi, tanti hanno smesso. Io mi sono dovuto fermare alla 125, avevo 15 anni.
Ma non è stato un addio alle moto, giusto?
È stata una pausa dalle piste, ho ricominciato nel 2019 a 21 anni, ma tipo 1-2 volte all'anno, solo come valvola di sfogo. Non era più un'ambizione, chi doveva andare in alto ci era riuscito mentre io non potevo più essere così competitivo dopo tutti quegli anni fermo. Non mi interessava neanche più, ormai lavoravo e lo facevo solo per me. Siamo però passati al Motocross, abbiamo provato a vedere come andava e mi sono divertito tanto, oltre a farmi tanti amici. Ho corso nel Campionato Triveneto Top Rider, tra 120 piloti iscritti io comunque mi mantenevo nei migliori 20.
C'è stato qualcosa che ti ha 'convinto' a tornare alla velocità?
In realtà ho avuto diversi incidenti nel Motocross, con tutta una serie di problemi fisici: mal di schiena, i legamenti delle ginocchia... Era uno sport che chiedeva un impegno costante e più allenamenti, ma io lavoravo e il tempo scarseggiava. Ero poi sempre dal medico per un motivo o per l'altro, alla fine me l'ha detto che non potevo continuare così o mi sarei rovinato. Ho quindi deciso di ritornare sulla mia amata pista, ne sono stato felice.
Come sei arrivato al Motoestate?
Il Motoestate l'ho conosciuto nel 2020 tramite un ragazzo che aveva partecipato nelle edizioni passate. Mi ha convinto a provare la Race Attack, una categoria in cui ti diverti senza esagerare con i costi. Come una giornata di prove libere, ma con l'esperienza, la tensione e la soddisfazione della gara, quindi molto più appagante. Ho fatto una gara a Varano, mi sono presentato lì col mio furgone, la moto da concessionario e mio papà. Era una cosa per gioco, in avanscoperta, e mi sono visto subito in difficoltà, ma è così che ho conosciuto Matteo Croci, che faceva l'assistenza come sospensionista e mi ha aiutato tanto. Dal 2021 ho iniziato a frequentare il Motoestate a tempo pieno.
All'inizio da "privato", poi con il team AM Racing.
Sì, una cosa che s'è ufficializzata l'anno scorso, ma anche prima comunque mi aveva affiancato in tutte le gare. Matteo è stato il primo che ho conosciuto nel paddock, ho deciso quindi di dargli fiducia e di portare da lui la mia moto per tutti i lavori necessari. Dall'anno scorso ho iniziato a correre proprio con lui, quest'anno nel primo test mi ha anche affiancato Maurizio Ferretti, tecnico con tantissima esperienza, e ci siamo trovati subito bene. In questi anni è tutto venuto naturale, spontaneo, con persone che fanno questo lavoro ma allo stesso tempo sono davvero appassionati di corse di moto.
Cosa farai l'anno prossimo, hai già qualche idea?
Per regolamento, dopo aver vinto si deve passare ad un'altra categoria. Mi dispiace perché, anche se sono tutte categorie bellissime, la Race Attack secondo me è quella in cui ti puoi divertire di più. Non so bene su cosa puntare al momento, ma dopo aver corso nei circuiti del Motoestate mi piacerebbe passare a piste un po' più grandi, come magari Misano o Mugello. Ci ho visto sempre le gare di MotoGP, sia dalla TV che dal vivo, ma non ci ho mai girato. Disputare un campionato in quelle che ho sempre considerato le "arene dei gladiatori" sarebbe un po' un sogno, ma bisogna sempre fare due conti, quindi vedremo.