Caso Iannone

Caso Iannone: Federazione Internazionale, le motivazioni dove sono?

La FIM ha fermato il pilota fino a giugno 2021 ma non pubblicato la motivazione della sentenza. Laconica precisazione: "Non commenteremo fino a sentenza definitiva"

1 aprile 2020 - 19:34

Se fosse un legal-thriller sarebbe tutto chiaro: da un lato abbiamo un presunto innocente, Andrea Iannone, mentre dall’altro una Federazione internazionale che contesta un’infrazione al regolamento sportivo. Abbiamo una pena comminata in diciotto mesi di squalifica, cui seguirà un eventuale appello alla Court of Arbitration for Sport (CAS) di Losanna, Svizzera, entro ventuno giorni dalla data di ricevimento della condanna emessa dalla Corte Disciplinare della FIM. La violazione? Articolo 13.7 del Codice Anti-doping della FIM. Motivazione? Boh. A scanso di equivoci: questo NON è un legal-thriller.

LE RIMOSTRANZE APRILIA

Finora, a parte uno scarno comunicato stampa della Federazione internazionale che conferma nella sostanza una condanna, senza peraltro motivare niente, abbiamo solo le rimostranze Aprilia. Rampogne lecite. Chiunque si occupi di cronaca giudiziaria sa che tutti coloro che perdono in tribunale chiamano in causa imparzialità, vizi di forma, errori processuali. Normale e giusto quindi che gli avvocati della controparte, Aprilia e il pilota, si affrettino a proclamarsi innocenti. Curioso, se vogliamo, il fatto che escano prima le dichiarazioni a mezzo stampa del legale di Iannone, avvocato Antonio De Rensis, rispetto alla posizione ufficiale della FIM che arriva solo dopo qualche ora. Fumus persecutionis?

TANTI INTERROGATIVI

La cosa grave piuttosto è che la Federazione non argomenti nulla riguardo alle ragioni che stanno alla base della decisione. Neppure un accenno a come si sia svolto il procedimento, né in virtù di quali deduzioni (sia dell’accusa che della difesa) sia stata comminata la sentenza. In sostanza, così com’è stata formulata, la condanna non la capisce nessuno. Il rischio è di generare solo ulteriore confusione. Sono stati sentiti dei testimoni? Come mai all’hotel malaysiano Sama-Sama, dorato rifugio a cinque stelle delle stars della MotoGP, è stata servita una bistecca “avvelenata” a un unico pilota? Come mai un solo uomo è stato pizzicato positivo all’anti-doping su così tanti “tamponati”?

PRIMA SI MOTIVA, POI SI CONDANNA

A questo punto, senza certezza alcuna né sulle modalità, né sul come si sia arrivati a tale decisione, allora è perfettamente lecito per Aprilia accreditare la propria versione come l’unica possibile. Abbiamo chiesto conto di questo alla Federazione. Riportiamo integralmente la risposta: «purtroppo in questa fase non è possibile ricevere una copia della decisione. La FIM ha preso atto della decisione emessa dall’International Disciplinary Court (CDI) relativa al sig. Andrea Iannone. Dal momento che questa decisione può essere impugnata presso la Court of Arbitration for Sport (CAS), la FIM non commenterà ulteriormente la questione fino a quando non sarà presa una decisione definitiva. Per approfondimenti in materia si rimanda al regolamento anti-doping federale».

L’ULTIMA PAROLA

Alla fine la patata bollente è restituita ad altra e superiore autorità. Da notare che Corsedimoto  aveva richiesto alla Federazione una copia della sentenza, non un commento a margine. Nel processo civile prima si motiva, poi si condanna. In questo caso specifico il condannato senza motivazione è quindi una sorta di mezzo assolto? Mentre restiamo in attesa della sentenza definitiva (più argomentativa?) da parte della FIM, al CAS di Losanna l’ardua sentenza.

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