Alessandro Delbianco da meteora Superbike a speranza italiana

Storie di Moto
sabato, 31 agosto 2024 alle 8:08
delbianco risultato
Due vittorie e un podio nelle ultime 4 gare, in pole provvisoria nel venerdì del Mugello. Per chi lo conosce esclusivamente per i suoi trascorsi (tutt’altro che memorabili) con Althea Racing nel Mondiale Superbike, la domanda è legittima. Com’è possibile che Alessandro Delbianco, un pilota che faticava nella serie iridata, si ritrovi protagonista nel CIV Superbike? Oltretutto, minando la stabilità del regno di Michele Pirro, unanimemente riconosciuto quale “Re” indiscusso della categoria. Livello basso? Contesti differenti? Moto-missile a disposizione? Sì e no. O meglio: come sempre in questi casi, la verità sta nel mezzo. Tra un’esperienza e l’altra di carriera si può crescere, cambiare, migliorare a tuttotondo. Non solo: le realtà sono diverse, per certi versi diametralmente opposte. Se un pilota mal si adatta ad un contesto, in una dimensione a lui più congeniale può metter in mostra il proprio valore. Delbianco lo sa bene.

ALESSANDRO DELBIANCO NON È UN FERMONE

Partiamo subito con una considerazione di massima: no, Alessandro Delbianco non è scarso. Tutt’altro. Tralasciando l’ultimo quadriennio in costante ascesa nel CIV Superbike, in passato più volte ha dimostrato di essere veloce. Non nel Mondiale Superbike, verissimo (ne parleremo in seguito). Altrove, tuttavia, ha ampiamente dato prova di avere una bella manetta. Basti pensare che sul finire del 2014, dopo alcuni mesi di inattività, si presentò al via in qualità di wild card all’ultimo appuntamento stagionale del CIV Moto3 al Mugello, centrando un clamoroso doppio-podio con una TM nel mezzo a futuri Campioni del Mondo (Lorenzo Dalla Porta) e volti oggi popolarissimi della MotoGP (Fabio Di Giannantonio e Marco Bezzecchi).

SCELTE CONTROCORRENTE

Dal 2015 promosso a tempo pieno nel CIV Moto3, classificandosi terzo due stagioni più tardi col Max Racing Team di un “certo” Max Biaggi (uno che all’epoca ci aveva visto lungo sulle sue potenzialità…), sulla carta con questi requisiti avrebbe dovuto ritrovarsi in rampa di lancio verso il Motomondiale. Ad Alessandro non è andata propriamente così. Per mancanza di budget ed altre situazioni, nel 2018 accettò un po’ a sorpresa l’offerta del team Althea Racing per l’Europeo Superstock 1000. Ecco, immaginatevi di passare in un sol colpo da una Mahindra MGP30 da 60 cavalli ad una BMW S 1000 RR da oltre il triplo della potenza. Per molti rappresenterebbe un azzardo, invece il riminese non sfigurò affatto. Anzi, si scoprì persino specialista delle condizioni di scarsa aderenza con uno sbalorditivo secondo posto sotto la pioggia a Brno.

VERSO IL WORLD SUPERBIKE

Mentre Alessandro consolidava il rapporto con la squadra di Civita Castellana sulla scia di quelle promettenti performance, il team manager Genesio Bevilacqua si impegnava in una partnership pluriennale con Moriwaki per il Mondiale Superbike a partire dall’anno successivo. Un accordo che prevedeva l’allestimento di tre Honda CBR 1000RR. Due, schierate sotto le insegne Moriwaki Althea Honda Team con Leon Camier e Ryuichi Kiyonari, curate dall’azienda nipponica. Più una terza, gestita direttamente da Althea, poi affidata proprio a Delbianco. Il quale, allora appena ventiduenne, accolse di buon occhio la possibilità di effettuare il grande salto con la struttura “satellite” di quel nuovo corso Honda. A posteriori una scelta poco felice, ma per una serie di circostanze la sua fortuna.

PARENTESI MONDIALE DA DIMENTICARE

Lo si voglia o meno, la sua CBR assomigliava più ad un “reperto storico” che ad una Superbike. Oltre ai limiti oggettivi di una moto non all’altezza, Delbianco stesso approdò al Mondiale da pilota non ancora al livello odierno. Pur restando impresso nell’immaginario collettivo per il miracoloso salvataggio sull’erba viscida nelle vie di fuga della Craner Curves a Donington Park (una manovra funambolica degna di Marc Marquez!), qualche piazzamento in zona punti non salvò un bilancio in passivo. Tanto da dover tornare in madrepatria per il 2020 con tanti dubbi e poche certezze sulle proprie capacità di pilota. Ripartito dal team DMR Racing nel CIV Superbike, ci impiegò poco a schiarirsi le idee. Anche se, si sa, quant’è spietata l’opinione pubblica in determinate situazioni…

FIDUCIA NEI PROPRI MEZZI

Un pilota tremendamente veloce, ma troppo propenso all’errore. Questo era il pensiero comune tra gli addetti ai lavori. Pur togliendosi le prime soddisfazioni nel 2021 con la nuova Honda CBR RR-R dopo un positivo 2020 con BMW, tendeva ad esagerare quando andava disperatamente all’assalto di Pirro. Per far ricredere anche i più scettici, ‘DB52’ si è messo in discussione su tutta la linea. Ha cambiato vita, lasciando la “sua” Rimini per trasferirsi, insieme alla fidanzata Alessia Tonini, a Senigallia dall'amico-rivale Simone Saltarelli, con cui si allena frequentemente. Nessun’altra distrazione: è diventato un professionista a tuttotondo 24 ore su 24, 7 giorni su 7. In pista, negli allenamenti, sempre. Adesso è un pilota consapevole, calibrato, bravo ad interpretare le varie fasi di una gara. Niente a che vedere con lo “scapestrato” di qualche tempo fa.

L’ESPLOSIONE DI DELBIANCO

Certezze maturate di pari passo con l’investitura, dal 2022 a questa parte, di pilota “ufficiale”. Con Aprilia prima e Yamaha poi. L’esser sotto contratto con una casa madre gli ha spalancato le porte di un nuovo mondo. “Finalmente mi sento un vero pilota” ha dichiarato ininterrottamente nell’ultimo triennio. Che il vento fosse cambiato lo si era percepito già quando con Nuova M2 Racing contese fino all’ultimo il tricolore a Pirro. Al contempo, spezzando (in maniera fortunosa) il “tabù-vittoria” al Mugello. La prima di una breve, ma tutt’altro che trascurabile serie di successi nel CIV SBK (4). Metà dei quali arrivati quest’anno al ritorno in DMR Racing, diventato nel frattempo struttura di riferimento Yamaha Motor Italia. Con differenti modalità. In rimonta come in Gara 1 del Mugello 1, sfruttando l’errore finale del tester Ducati MotoGP. Nel corpo-a-corpo come in Gara 2 di Misano 2, avendo ragione di Dominique Aegerter wild card d’eccezione.

DELBIANCO AVVERSARIO NUMERO 1 DI PIRRO

Significativo soprattutto il modus operandi del trionfo conseguito lo scorso 4 agosto. Combattere-e-battere, sul campo, un pluri-Campione del Mondo attualmente impegnato nel WorldSBK ha dato a Delbianco ulteriori certezze. Riaffermando il ruolo di principale (unico?) contender, adesso quel Pirro che in passato più volte lo ha relegato al ruolo di comprimario incute meno paura. Anche i correnti 27 punti di distanza in campionato, su 100 ancora in palio, sembrano uno scoglio tutt’altro che insormontabile per il Delbianco rigenerato.

SIMBIOSI CON LA SQUADRA

In tutto questo non è da sottovalutare la componente-squadra. Nel 2023 Delbianco ha vissuto una stagione altalenante con il Keope Motor Team Yamaha. Invece con il team DMR Racing, da lui considerato una sorta di seconda famiglia fin dal precedente del 2020-21, si è (ri)trovato subito a meraviglia esaltando il potenziale della YZF-R1. Merito di uno staff tecnico di prim’ordine, impreziosito dall’imprescindibile figura di Damiano Evangelista (già Technical Coordinator GYTR GRT Yamaha al Mondiale). Pochi affinamenti, messa a punto della ciclistica e dell’elettronica già ottimale. Di fatto, deve soltanto aprire il gas. Alessandro, lo sa fare bene.

IL FUTURO

Con 27 lunghezze da recuperare e 100 punti in palio, punta senza mezzi termini ad insidiare la leadership di Pirro in questo rush finale di stagione. Ma non solo. Delbianco non è più un “giovanotto” vero, ma giovane lo è ancora abbondantemente. A 27 anni reclama, doverosamente, una seconda chance a tempo pieno nel Mondiale Superbike. Trascorso un quinquennio dalla fugace parentesi del 2019, DB possiede tutto. Dalla manetta alla versatilità e, aspetto non meno importante, una consapevolezza dei mezzi mai vista nel corso della sua carriera…
Photo credit: Salvatore Annarumma

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