Il
motorsport è da sempre il terreno fertile dove prendono forma le innovazioni più audaci: soluzioni ingegneristiche spinte al limite, materiali all’avanguardia e tecnologie digitali avanzate. Le competizioni automobilistiche e motociclistiche rappresentano veri e propri laboratori a cielo aperto, in cui ogni decimo di secondo guadagnato è frutto di ricerca, sperimentazione e coraggio. Ma cosa succede quando queste tecnologie escono dai box e arrivano sulle strade di tutti i giorni?
“C’è una competenza poco scolastica nella forma ma molto utile nella pratica che è il saper rubare.” Aggiunge Giulia Sormani, Direttrice Tecnica del Master in Digital Strategy and Processes for Innovation. “Spesso si pensa che per innovare si debba inventare qualcosa dal nulla, mentre una delle chiavi è osservare le dinamiche simili in mondi diversi e “rubare” ciò che funziona da una parte per tradurlo nell’altra.”
Stesso mondo, obiettivi diversi
Nelle competizioni conta solo la prestazione pura. Nessun compromesso su comfort, durata o praticità: se una soluzione consente di guadagnare tempo sul giro, viene adottata, anche a costo di una maggiore usura o di una manutenzione frequente.
Nel mondo della produzione, invece, le esigenze sono molto più complesse. Chi acquista un’auto o una moto desidera sì prestazioni, ma anche affidabilità, efficienza nei consumi, sicurezza e comfort. La vera sfida per i costruttori è proprio questa: trasferire l’essenza delle innovazioni nate in pista in tecnologie accessibili, durature e sostenibili per l’utilizzo quotidiano.
Non è un caso se molte soluzioni oggi comuni – dai freni a disco agli pneumatici radiali, dalle sospensioni attive ai cambi a doppia frizione – affondano le proprie radici nel mondo delle corse. Oggi, le nuove frontiere sono la connettività, l’elettrificazione e i sistemi avanzati di assistenza alla guida. Anche in questi ambiti, il
motorsport continua a essere un banco di prova cruciale.
Dalla pista alla strada: innovazioni concrete
La Formula 1 ha giocato un ruolo fondamentale nello sviluppo delle tecnologie ibride. Il sistema MGU-K (Motor Generator Unit - Kinetic), che recupera l’energia in frenata per restituirla in accelerazione, rappresenta un’evoluzione del KERS introdotto nel 2009. Oggi, soluzioni derivate da questo sistema sono presenti in molte auto elettriche e ibride plug-in.
Un esempio emblematico è la Mercedes-AMG ONE, un’ibrida ad alte prestazioni che integra tecnologie direttamente derivate dalla monoposto di F1, con oltre 1.000 CV e quattro motori. Anche la Ferrari F80, grazie alla sua propulsione ibrida con torque vectoring, batterie ad alto voltaggio e gestione elettronica avanzata, porta su strada il know-how sviluppato nei Gran Premi.
La fibra di carbonio, impiegata inizialmente per ridurre il peso delle monoposto, è oggi ampiamente utilizzata su supercar e vetture sportive per aumentare la rigidità strutturale e ridurre la massa. Allo stesso modo, i volanti multifunzione delle F1, ricchi di controlli elettronici, hanno ispirato le moderne interfacce uomo-macchina.
Anche la MotoGP rappresenta un laboratorio d’avanguardia. Tecnologie come il cambio seamless, che permette cambi marcia fluidi senza perdita di trazione, sono arrivate su alcune moto sportive di alta gamma. Sistemi come traction control, launch control e wheelie control, oggi presenti su molte moto di serie, sono nati proprio in pista.
Un’altra innovazione sempre più diffusa è l’aerodinamica attiva: ali e deviatori che migliorano stabilità e grip, prima esclusivi della MotoGP, stanno trovando spazio anche sulle moto stradali più performanti.
Uno sguardo al futuro
Il futuro del
motorsport e quello della mobilità sono destinati a convergere sempre di più. Ma la sfida si chiama sostenibilità. Per continuare a essere rilevanti agli occhi di pubblico e sponsor, le competizioni devono ridurre il proprio impatto ambientale.
Serie come il World Endurance Championship (WEC), la Formula E e la MotoE sono già all’avanguardia in questo senso. La Formula E, con le sue monoposto 100% elettriche, è un banco di prova ideale per lo sviluppo di batterie più leggere, software per la gestione energetica e sistemi avanzati di recupero dell’energia cinetica – soluzioni che ritroviamo su un numero crescente di veicoli di serie.
“Il trasferimento tecnologico dalla pista fino alla produzione di serie è da sempre uno dei catalizzatori di interesse del motorsport” spiega Paolo Gozzi, direttore di
Corsedimoto.com. “Adesso la sfida è ancora più ambiziosa perché si sta allargando ai componenti tradizionali dei veicoli, ad un orizzonte che comprende sistemi e logiche basate sull’AI che riescono non solo a gestire ma anche a prevedere determinate dinamiche che si verificano nelle corse ma anche nell’uso stradale di ogni giorno. Un’altra frontiera affascinante è la sicurezza: l’azienda italiana D-Air, start up nata dall’esperienza Dainese, sta introducendo sistemi di protezione con air bag, sviluppati nel motociclismo, nella vita normale. Anziani e lavoratori sono più sicuri grazie a tecnologie algoritmiche sperimentate sui piloti. Eravamo abituati al claim “Dalla pista alla strada”, ma dovremo modificarlo in “Dalla pista…alla vita”. Parallelamente, l’aumento della digitalizzazione – tra telemetria avanzata, simulazioni, intelligenza artificiale – sta contribuendo a un ulteriore avvicinamento tra il mondo delle corse e quello della produzione. L’auto del futuro sarà un sistema intelligente, capace di adattarsi, imparare e ottimizzare le prestazioni in tempo reale.
Due facce della stessa medaglia
Motorsport e mobilità stradale sono due facce della stessa medaglia: entrambe cercano l’eccellenza, ma con obiettivi differenti. Le corse continueranno a rappresentare il laboratorio dell’estremo; il mercato, invece, tradurrà queste conquiste in soluzioni concrete, sicure e sostenibili per tutti.
Il loro legame, seppur complesso, sarà sempre più strategico per costruire una mobilità che unisca emozione, tecnologia e responsabilità.