Superbike, Jonathan Rea: "In Ducati non vedo un nuovo Bautista"

Superbike
venerdì, 06 marzo 2020 alle 11:15
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Jonathan Rea aspettava con impazienza di correre in Qatar. In mezzo al deserto è imbattuto dal 2017, sei vittorie di fila, quasi tutte per distacco. Lì il pupillo Kawasaki era convinto di rimettere a posto le cose dopo il mezzo passo falso di Phillip Island. Ma la rivincita è rimandata, causa coronavirus. "Ho diciannove punti di ritardo dalla vetta, ma un anno fa sono stato anche a - 61 dalla vetta, e poi sapete com'è andata" ricorda Jonathan Rea. "Quindi non mi preoccupo. Purtroppo sono caduto in gara 1, buttando via parecchi punti. Ma non mi sono fatto male e visto che sono andato giù a 220 km/h, non era scontato. Quindi va bene così: siamo messi molto meglio di un anno fa"

"L'AUSTRALIA NON FA TESTO"

"Phillip Island non è molto indicativa sui valori in campo, su questo tracciato la preoccupazione di tutti non è andare più forte possibile, ma salvare la gomma posteriore" spiega il cinque volte campione del Mondo. "L'anno scorso qui abbiamo avuto grossi problemi e avevo preso belle batoste da Alvaro Bautista e dalla Ducati, letteralmente imbattibili. Stavolta non ho incassato 15 secondi come allora e se devo essere onesto, in Ducati non vedo un altro Bautista. Stimo Scott Redding, è un bravo pilota, ma ha già gareggiato con la V4 per una stagione intera nel British Superbike. Bautista invece veniva dalla MotoGP, non conosceva nè moto, nè le gomme nè il campionato. Redding comunque è un bravo pilota, mi aspetto di trovarlo ogni week end nelle posizioni che contano. O almeno dovrebbe essere così."

MEGLIO L'IRLANDA DEL NORD

Pochi se ne sono accorti, ma dall'Australia il campione del Mondo ha sostituito sulla tuta la bandiera britannica preferendo quella dell'Irlanda del Nord. C'è di mezzo la politica? "Affatto, da quando corro mi guardo bene da offrire pretesto per polemiche di questo genere. E' un affare romantico. Nel paddock, da quanto vinco così tanto, sempre meno persone mi salutano. Invece a casa sto guadagnando tifosi di continuo, in Irlanda del Nord aspettano con impazienza le gare, e mi fanno sentire tanto appoggio. Portare addosso la nostra bandiera è stato il modo per dire grazie a tutti."
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