L'anno scorso
Andrea Locatelli era una presenza fissa nella top 5 del Mondiale Superbike. Aveva vinto per la prima volta ad Assen ed aveva concluso il campionato in quarta posizione, come nel 2023. In cinque stagioni con YZF-R1 il peggior risultato finale è stato settimo nel 2024, poi sempre nei migliori cinque.
Il 2026, nei piani, doveva essere quello del decollo definitivo, sullo slancio di un accordo biennale da pilota di punta di Yamaha Europe. Invece è un incubo: a due terzi del cammino è solo undicesimo in classifica, con la miseria di 103 punti conquistati. Miglior piazzamento è stato il sesto, spesso è andato alla deriva e fuori dalla top ten. Come in gara 1 a Magny Cours: in una mini gara di appena dodici giri, praticamente una Sprint, ha incassato 17 secondi e spicci dal solito Nicolò Bulega, terminando dodicesimo su quattordici classificati. Dietro di lui solo Danilo Petrucci, anche lui alla deriva con la BMW, e Alvaro Bautista ripartito dopo una scivolata.
Così è dura
Dopo aver vinto il titolo Mondiale nel 2021 con Toprak Razgatlioglu, la Yamaha si era mantenuta ad alti livelli non solo con il fuoriclasse turco, ma anche con lo stesso Locatelli. Al momento di fare l'ultimo passo per provare a punzecchiare la Ducati, la casa del diapason ha perso completamente direzione. Non aiutano le supercocessioni, che danno la possibilità di adottare componenti di motore e ciclistica fuori omologazione, cioè prototipizzati. Non aiutano i test, non aiutato neanche i cambi di gestione tecnica. In Francia il capo tecnico Giulio Nava, una delle figure di spicco del paddock, è stato avvicendato da Emanuele Martinelli, che con Locatelli ha lavorato ai tempi del Motomondiale, cioè molti anni fa. Tutto inutile, la situazione non si sblocca.
Non va tanto meglio Xavi Vierge, che era approdato molto carico ma si sta lentamente spegnendo anche lui: in gara 1 è finito decimo a 16 secondi, in una corsa così corta. Sulla testa dello spagnolo pesa anche la mancata riconferma. Peggio che andar di notte gli altri due ufficiali, Remy Gardner e Stefano Manzi, che pure l'anno scorso in Supersport era andato assai forte. Buio pesto su tutta la linea. E' vero che il progetto R1 è un pò datato, ma l'impegno Yamaha in Superbike è imponente: due team factory, la base tecnica in Italia a fianco della MotoGP, 60-70 persone coinvolte. Non manca neanche il collegamento con il reparto corse giapponese. La Superbike doveva essere il salvagente invece anche questo progetto è crisi profonda, esattamente come in MotoGP.
Serve una scossa
Eppure il potenziale tecnico, sotto traccia, c'è. Alla 8 ore di Suzuka la Yamaha è andata fortissimo e lo stesso Andrea Locatelli ha dimostrato di essere tutt'altro che un pilota in disarmo, guidando il team ufficiale al secondo posto, a stretto contatto con l'astronave Honda. Il paragone è un pò forzato, perchè il regolamento Endurance è differente da quello del Mondiale. Ma pare quasi impossibile che il delta fra le due configurazioni sia così largo. Al posto di Xavi Vierge è dato in arrivo
Jack Miller, un pilota di talento e anche il tipo giusto per entrare in un box in crisi profonda e tentare di risolvere la situazione. Ma stiamo parlando di 2027, mentre ci sono anche tre round più le due gare di Magny Cours ancora da correre.
Andrea Locatelli sconsolato
"Abbiamo cercato di fare del nostro meglio" ha commentato il bergamasco dopo gara 1 francese . "Non è stato facile, l'anteriore e la tenuta di strada sono stati i punti principali su cui lavorare oggi, in entrambe le partenze. Non siamo pienamente soddisfatti del risultato, ma guardiamo avanti, continuiamo a lavorare sodo e puntiamo a fare meglio. Abbiamo ancora tempo e sappiamo di poter fare un grande passo avanti per mostrare il nostro vero potenziale."
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