La partenza del Mondiale 2018 è stata coi fiocchi. Era tanto tempo che nel paddock non si respirava un'aria così frizzante. La
Superbike è tornata ad emozionare, e la ricetta è semplice: finalmente, dopo anni di dominio incontrastato di Jonathan Rea, adesso non c'è solo chi vince, ma anche chi perde. La drammaturgia sportiva ha le sue regole, negli ultimi quattro anni non era colpa del Cannibale se ci annoiavamo, ma di rivali incapaci di tenere testa. Alvaro Bautista e la super Ducati erano il tassello mancante. Ma anche rivedere Marco Melandri sul podio, al ritorno in Yamaha, è stato bello. L'evento di Phillip Island è stato magnifico: tempo splendido, gran pubblico (58.297 nei tre giorni), nuove rivalità che stanno appassionando. Anche la
Superpole Race, cioè la mini gara introdotta nel format 2019, ha convinto. Per piloti e squadre è una bega in più, ma per noi che guardiamo è spettacolo puro. A Phillip Island è stata proprio questa novità ad emozionare di più, servendoci il primo fantastico confronto ravvicinato fra Bautista e Rea che non si è visto nelle due gare lunghe. Tutto bene? No, qualcosa da dire io ce l'ho...
Perchè non vale?
Introducendo la Superpole Race la
Dorna ha fatto centro: al pubblico nei circuiti europei piacerà moltissimo questa sfida breve e senza appello. Inoltre la domenica gusterà due gare come ai vecchi tempi. La pecca però c'è: hanno deciso che questa corsa non vale ai fini statistici. Cioè Alvaro Bautista, che in Australia indiscutibilmente ha corso tre gare vincendole tutte, per il palmares ne ha disputate due, come solo due sono le vittorie. Invece quei dieci giri se li è sudati, perchè Jonathan Rea con la pista fresca ha morso, eccome. Quindi, per me, Bautista ha corso TRE gare e ha vinto TRE volte. Non due. Ci ha rimesso pure Jonathan, cui è stato “cancellato” il fantastico primato sul giro in 1'30”075, che indubitabilmente è stato fatto “in gara”. Invece, ad oggi, il record in gara (cioè: ufficiale) di Phillip Island è 1'30”573 che Bautista ha stampato in gara 2. E' assurdo, così.
Cambiare non costa niente
Quindi, cara Dorna, questa situazione è da cambiare. La Superpole Race è piaciuta a tutti, è una bellissima novità. Non mortifichiamola facendo finta che non ci sia stata. Anzi, valorizziamola, anche ai fini statistici. Che sia più corta, conta zero: nell'albo d'oro Superbike ci sono già decine di gare “normali” interrotte a metà per le più disparate ragione, ma considerate valide a tutti gli effetti. Per dare a Bautista quello che è stato di Bautista vi basterà emendare due righe del regolamento sportivo. Ci vorranno due minuti, e non vi costerà niente. Visto che ci siamo, io cambierei anche denominazione: "Superpole" c'è già il sabato, così com'è adesso si crea confusione. Perchè non chiamarla "sprint race" o, anche meglio, "fast race"?