MotoGP che noia: contro Marquez ci vorrebbe uno Stoner ma non c’è 

Paolo Gozzi Blog
sabato, 16 agosto 2025 alle 19:15
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La MotoGP sogna le magnifiche sorti e progressive dell'era Liberty Media, con i circuiti invasi di folla e milioni davanti alla TV, compresi i ragazzini per i quali "motorino" è solo quello strano aggeggio con cui andavano in giro i nonni, una volta. Pianifica l'arrivo di sponsor globali e una cascata di soldi nelle casse di team e piloti. Già, il futuro. Il presente però sono gare sempre più monotone. Marc Marquez tramortisce ogni volta gli avversari e uccide lo spettacolo. Anche se per una volta parte in seconda fila, come nella Sprint in Austria, tutti già sappiamo come finirà: qualche giro di studio, uno scontato sorpasso e poi le abituali scene del podio. Un "già visto" all'ennesima potenza. Per tanti sarebbe colpa della Ducati, che avrebbe avuto il torto di mettere il migliore di tutti sulla migliore moto. Come se non fosse sempre successo così. Quindi, se non c'entrano Marquez e la Rossa, di chi è la colpa?

Neanche in Formula 1 c'è battaglia. Eppure...

La MotoGP non soffre il vincitore unico, ma l'assenza di pathos. Fateci caso, in tutti gli sport i vincitori seriali fanno audience. Pensate alla Formula 1: Max Verstappen ha vinto quattro Mondiali di fila, due di questi letteralmente dominati. Nel 2022 infilò 15 vittorie, l'anno dopo addirittura 19 in 22 Gran Premi. Eppure i circuiti erano e sono sempre più pieni, quest'anno anche di più nonostante il Mondiale sia diventato un monologo McLaren. Perfino Monza è esaurita da settimane, nonostante la Ferrari non vinca il titolo dal remoto 2007 e in questa stagione non abbia ancora portato a casa un GP. Quindi non c'entra che vinca sempre il solito. Il grave problema è che non c'è nessuno, nella MotoGP di oggi, che la gente possa percepire come un avversario all'altezza di Marc Marquez.

Ci vorrebbe un Casey Stoner

L'australiano ha vinto solo due Mondiali, uno con la Ducati nel 2007 e l'altro con Honda nel 2011. Pur ritiratosi dalla top class nell'ormai lontano 2012, prima che cominciasse l'era Marquez, è ancora amatissimo dal pubblico. Perchè l'australiano era un campione carismatico, uno di quelli che corrono con il cuore stretto nel pugno destro. Lui riusciva a vincere anche con moto impossibili da guidare per tutti gli altri. Nel 2007 mise le ali alla Rossa, mentre l'anno dopo il neo compagno Marco Melandri, cioè un signor pilota, andò in crisi di vocazione. Solo il biondino sapeva domare quella belva. Dov'è, nella MotoGP di oggi, un personaggio così? E non parliamo solo di talento, ma anche semplicemente di carisma, l'essere personaggio e fare innamorare la gente. Renzo Pasolini, negli anni '70, non vinse quasi niente eppure è diventano leggenda perchè percepito come l'Avversario, con la A maiuscola, di Giacomo Agostini, mister quindici Mondiali.

Marquez è senza avversari, la MotoGP senza personaggi

Invece guardate gli avversari di Marc Marquez: c'è qualcuno che vi fa sobbalzare sul divano durante il GP oppure discutere, appassionarsi e sognare durante la settimana? No, non c'è. Tanti vanno forte, qualcuno anche fortissimo. Ma non a sufficienza per battere Marc Marquez in pista, e neanche per tenergli testa fuori. Con il carisma, con la personalità, con la simpatia: tutte doti che oggi mancano come il pane. Un Marco Bezzecchi che in Austria acciuffa la pole, strappandola a Marc Marquez malamente caduto, non dice: "Vedete? Neanche lui è imbattibile, adesso godo io". Ma nella prima intervista TV dà il merito ai consigli di Valentino Rossi, che per altro dirige un team rivale che corre con la Ducati, mentre il Bez è il pupillo Aprilia. E' per autogol così che la MotoGP non fa presa.

Manca tutto il contorno

Marc Marquez non solo non ha avversari, ma corre nel vuoto pneumatico. Nella top class di oggi, fateci caso, tutto gira intorno al mero fatto tecnico e sportivo. Ci sono le prove, le sospensioni, le gomme, le temperature, i giri, le curve e poi la gara. Prima e dopo, il niente. Gli unici argomenti extra sono il mercato piloti, ma quest'anno è scialbo pure questo perchè tutti i big sono a posto fino al 2026 compreso, e il recupero degli infortunati. Non ci sono "storie" tutto intorno: i piloti sono tutti bravi ragazzi, piccoli robottini con la fidanzatina d'ordinanza al seguito. Non ci sono persone, storie umane, amori, tradimenti. Cioè manca completamente tutto il corollario che rende "narrazione" lo sport. E' il racconto che rende il motorsport quel fantasmagorico caleidoscopio di emozioni, di ricordi, di suggestioni che ci ha presi fin da bambini. E' questo che oggi manca, e che la gente vorrebbe. Se ci fosse più sale, i trionfi di Marc Marquez avrebbero ben altro sapore.

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