Quando nel 1939 Enzo Ferrari diede vita alla piccola Auto Avio Costruzioni, la IBM esisteva già da 28 anni. Fondata a New York nel 1911 con il nome di Computing-Tabulating- Recording, poi ribattezzata nel 1924 International Business Machines è una tra le principali società informatiche del mondo con 270.000 dipendenti e un fatturato di oltre 64 miliardi di dollari. Per questo quando si parla di tecnologia è molto importante stare attenti a ciò che hanno da raccontarci i colossi americani, che a partire dall’invenzione delle famose schede perforate a 80 colonne hanno trasformato nel profondo le nostre vite. Così per partecipare all’edizione emiliana dell’ “
IBM AI Experience on Tour” sono arrivati al
Museo Ferrari dei Maranello IT manager da tutta Italia e molta stampa.
Un legame forte: IBM e Scuderia Ferrari
L’evento è parte integrante del piano di sponsorizzazione quinquennale che lega la “Big Blue” alla Scuderia Ferrari F1 e ha lo scopo di esplorare le ultime funzionalità e le potenzialità dell’intelligenza artificiale, anche di tipo generativo e agentico (capace di agire in modo autonomo di fronte a stimoli e obiettivi ndr) a supporto della produttività e dell’efficienza di aziende pubbliche e private. E mentre noi qui in Italia ci stiamo preoccupando della possibilità che un bel giorno, arrivati in ditta, troveremo un bel robot seduto al nostro posto alla scrivania, a New York si guarda molto più lontano.
Rinnovare i processi produttivi
L’intelligenza artificiale è un fatto già acquisito per i processi produttivi, quello che interessa ora è creare una intelligenza ibrida, in grado di mixare la ipertecnologia con la sensibilità, anche psicologica, dell’essere umano. Perché a causa di denatalità e differente scala di valori verso il lavoro e la carriera, da parte delle ultime generazioni, potremmo trovarci presto senza forza lavoro per la manifattura e a dover consegnare la MotorValley ai musei.
"E’ noto che Enzo Ferrari non amasse i musei" ha spiegato il direttore dei due Musei Ferrari Michele Pignatti Morano. "Preferiva che le sue vetture esprimessero il loro dinamismo e bellezza nei circuiti e lungo le strade del mondo. A distanza di quasi 80 anni dalla sua fondazione, oggi per Ferrari i musei sono parte integrante della nostra identità"
Intelligenza artificiale "democratica"
E’ molto chiara anche la strategia di IBM
. "Ferrari è simbolo di engagement e passione, per questo la abbiamo scelta" hanno spiegato Stefania Asti, Data & AI Sales Director e Cristina Ingrassia, Lifescience Industry leader di IBM Italia, che hanno guidato il talk show. "
Noi stiamo sviluppando una tipo di intelligenza artificiale che definiamo ‘democratica’, perché è open source condivisa, rivolta non solo alla grande industria ma pensata soprattutto per le PMI, attenta a trasparenza, etica e responsabilità, nel rispetto dell’AI Act appena varato dalla Unione Europea". Anche la politica guarda con attenzione al digitale, come ha spiegato Maria Costi, consigliera Regionale, delegata dal presidente de Pascale:« questo territorio ha sempre mantenuto nel suo ecosistema la massima tensione verso l’innovazione accanto al tema solidaristico e sociale, per questo anche io credo che l’intelligenza artificiale ibrida sia la strada da percorrere». Gli incontri sulla tecnologia ai Musei Ferrari continueranno il 9 di ottobre con un appuntamento in programma a Modena, dove sarà presentato il progetto Nicim “dal cervello digitale alla fabbrica relazionale” sviluppato da 3 aziende tecnologiche italiane.