IBM e Ferrari insieme per creare l’intelligenza ibrida e continuare col mito

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giovedì, 18 settembre 2025 alle 21:00
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Quando nel 1939 Enzo Ferrari diede vita alla piccola Auto Avio Costruzioni, la IBM esisteva già da 28 anni. Fondata a New York nel 1911 con il nome di Computing-Tabulating- Recording, poi ribattezzata nel 1924 International Business Machines è una tra le principali società informatiche del mondo con 270.000 dipendenti e un fatturato di oltre 64 miliardi di dollari. Per questo quando si parla di tecnologia è molto importante stare attenti a ciò che hanno da raccontarci i colossi americani, che a partire dall’invenzione delle famose schede perforate a 80 colonne hanno trasformato nel profondo le nostre vite. Così per partecipare all’edizione emiliana dell’ “IBM AI Experience on Tour” sono arrivati al Museo Ferrari dei Maranello IT manager da tutta Italia e molta stampa.

Un legame forte: IBM e Scuderia Ferrari

L’evento è parte integrante del piano di sponsorizzazione quinquennale che lega la “Big Blue” alla Scuderia Ferrari F1 e ha lo scopo di esplorare le ultime funzionalità e le potenzialità dell’intelligenza artificiale, anche di tipo generativo e agentico (capace di agire in modo autonomo di fronte a stimoli e obiettivi ndr) a supporto della produttività e dell’efficienza di aziende pubbliche e private. E mentre noi qui in Italia ci stiamo preoccupando della possibilità che un bel giorno, arrivati in ditta, troveremo un bel robot seduto al nostro posto alla scrivania, a New York si guarda molto più lontano.

Rinnovare i processi produttivi

L’intelligenza artificiale è un fatto già acquisito per i processi produttivi, quello che interessa ora è creare una intelligenza ibrida, in grado di mixare la ipertecnologia con la sensibilità, anche psicologica, dell’essere umano. Perché a causa di denatalità e differente scala di valori verso il lavoro e la carriera, da parte delle ultime generazioni, potremmo trovarci presto senza forza lavoro per la manifattura e a dover consegnare la MotorValley ai musei.
"E’ noto che Enzo Ferrari non amasse i musei" ha spiegato il direttore dei due Musei Ferrari Michele Pignatti Morano. "Preferiva che le sue vetture esprimessero il loro dinamismo e bellezza nei circuiti e lungo le strade del mondo. A distanza di quasi 80 anni dalla sua fondazione, oggi per Ferrari i musei sono parte integrante della nostra identità"

Intelligenza artificiale "democratica"

E’ molto chiara anche la strategia di IBM. "Ferrari è simbolo di engagement e passione, per questo la abbiamo scelta" hanno spiegato Stefania Asti, Data & AI Sales Director e Cristina Ingrassia, Lifescience Industry leader di IBM Italia, che hanno guidato il talk show. "Noi stiamo sviluppando una tipo di intelligenza artificiale che definiamo ‘democratica’, perché è open source condivisa, rivolta non solo alla grande industria ma pensata soprattutto per le PMI, attenta a trasparenza, etica e responsabilità, nel rispetto dell’AI Act appena varato dalla Unione Europea".
Anche la politica guarda con attenzione al digitale, come ha spiegato Maria Costi, consigliera Regionale, delegata dal presidente de Pascale:« questo territorio ha sempre mantenuto nel suo ecosistema la massima tensione verso l’innovazione accanto al tema solidaristico e sociale, per questo anche io credo che l’intelligenza artificiale ibrida sia la strada da percorrere». Gli incontri sulla tecnologia ai Musei Ferrari continueranno il 9 di ottobre con un appuntamento in programma a Modena, dove sarà presentato il progetto Nicim “dal cervello digitale alla fabbrica relazionale” sviluppato da 3 aziende tecnologiche italiane.

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