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MotoGP, le case dimenticate: Sanvenero, una storia breve ma intensa

Tante case italiane hanno lasciato anche solo un piccolo segno nel Motomondiale. È il caso di Sanvenero, dalla storia molto breve: ve la raccontiamo.

27 dicembre 2020 - 18:14

La storia del Mondiale MotoGP è ricca di italiani protagonisti, come piloti e costruttori. Ci sono varie case arrivate agli onori della cronaca per aver vinto corone iridate (per ora vi abbiamo raccontato di Mondial, Garelli, Morbidelli). Altre ci hanno provato, senza riuscirci, ma comunque lasciando un segno a livello internazionale. Un esempio? Vi possiamo raccontare di Sanvenero, ormai scomparsa casa tricolore con un capitolo molto breve per quanto riguarda il suo reparto corse. Ecco la sua storia.

La nascita 

Siamo negli anni ’80, il nome di quest’azienda deriverà da quello del suo fondatore. Parliamo di Emilio Sanvenero, imprenditore edile toscano già sponsor della casa MBA. La nascita vera e propria risale alla fine del 1980, con lo scopo di realizzare due moto da schierare nel Campionato del Mondo. Nello specifico, una bicilindrica 2T per la categoria 125cc, a cui aggiungere una quadricilindrica 2T per la classe regina, l’allora 500cc. Da ricordare che il propulsore di quest’ultima ha preso grande ispirazione da quello della Suzuki RG Γ 500, sette volte campione nel periodo 1976-1982.

L’esordio mondiale nel 1981 

Non ci mette molto ad approdare nel Motomondiale, visto che il debutto avviene nel 1981. In 125cc i due piloti sono il francese Guy Bertin e lo spagnolo Ricardo Tormo, mentre in 500cc è Carlo Perugini a portare in pista la Sanvenero. In classe regina non arrivano risultati di rilievo, anzi i limiti della moto non permettono all’italiano di conquistare punti. Non così nell’altra categoria in cui ha corso la struttura italiana: Bertin trionfa nel GP delle Nazioni, conquistando poi altri due podi che gli valgono una splendida sesta piazza iridata. Non male nemmeno Tormo, ottavo iridato con un successo nel GP di Svezia, oltre a mettere a referto due piazzamenti appena fuori dal podio ed altre due top ten.

Il 1982 tra 125cc e 500cc 

L’anno successivo il fondatore Sanvenero porta nel reparto corse della sua azienda tutto il personale di MBA, che aveva chiuso i battenti. Dopo un ottimo esordio mondiale, gli obiettivi sono ancora più ambiziosi ed aumentano i piloti schierati nel Campionato del Mondo: tre ragazzi in 125cc, ovvero Pier Paolo Bianchi, il confermato Ricardo Tormo e Hugo Vignetti (più qualche presenza per Olivier Liégeois), mentre in 500cc ci sono lo svizzero Michel Frutschi e Guy Bertin. Una stagione che vede tutti i piloti a punti, con anche qualche acuto in entrambe le categorie.

In 125cc Bianchi si rivela il migliore con i colori Sanvenero: cinque piazzamenti sul podio gli valgono la quarta posizione iridata. Dietro di lui, ad appena un punto, c’è il compagno di box Tormo, con una vittoria (GP del Belgio) ed altri tre risultati a podio. Vignetti invece conclude la stagione con l’11^ piazza iridata ed un terzo posto come miglior risultato stagionale. In 500cc ci pensa Frutschi a portare alla casa toscana la prima ed unica vittoria nella categoria, nel corso del GP di Francia (con tanti forfait come protesta per le condizioni del circuito di Nogaro). È il primo successo di una moto italiana a sei anni dall’ultima volta (Agostini, GP di Germania).

L’epilogo

La sua storia mondiale, come accennato inizialmente, è davvero breve. Alla fine del 1982 infatti il reparto corse dell’azienda toscana chiude i battenti, cessa quindi un’attività a livello mondiale e non solo. Ma vedremo questo marchio nel Campionato del Mondo anche nel 1983: Pier Paolo Bianchi infatti riesce ad ottenere alcune di quelle moto per disputare la stagione in 125cc. Non gli va male, visto che chiude con tre piazzamenti sul podio e l’ottavo posto in classifica piloti, risultati che valgono anche la terza piazza iridata costruttori per Sanvenero dietro a MBA e Garelli. Le ultime presenze mondiali, prima di sparire del tutto.

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