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MotoGP, la storia: un iride di sole vittorie? Sì, se sei Agostini, Surtees…

Nella storia del Motomondiale ci sono anni combattuti... E pochissime stagioni con un solo dominatore. Ecco i protagonisti di questi anni particolari.

11 febbraio 2021 - 17:35

Riuscire a vincere un titolo iridato è un risultato che ti proietta per sempre nella storia del Motomondiale. Spesso e volentieri abbiamo assistito a grandi duelli, battaglie durate fino all’ultima gara… Pochi invece sono riusciti a mettere un sigillo talmente netto come la vittoria in tutte le gare stagionali disputate. Negli anni recenti non è mai successo, anche se qualcuno si è avvicinato molto, mentre nel passato invece registriamo cinque casi di questo tipo. Ricordiamoli.

FREDDIE FRITH, 1949 

Il primo caso coincide con il primo anno del Campionato mondiale di velocità, ovvero il 1949. Sono cinque le categorie in azione, ma a noi interessa in particolare la 350cc, il cui titolo si assegna con cinque GP. Grandissimo protagonista è il 40enne pilota britannico Freddie Frith, che chiude la sua carriera da pilota con il suo unico titolo in carriera. Difficile pensare ad un finale migliore per l’alfiere Velocette: l’esordio avviene al Tourist Trophy, primissima tappa del neoistituito campionato che ora conosciamo come Motomondiale, di scena sui quasi 61 km del circuito di Mountain. Primo centro di Frith (in una gara segnata da un incidente mortale) con annesso giro veloce, un copione destinato a ripetersi. Così è infatti anche a Bremgarten (con un margine minimo su Graham e Doran), Assen (per neanche due decimi su Foster), diventando già campione del mondo di categoria. Ma continua a dettare legge anche Spa-Francorchamps, stavolta però condividendo il giro veloce con Bob Foster, per poi concludere in bellezza a Clady con netta vittoria e giro veloce in gara. Ovvero, come chiudere una carriera con il botto.

ERIC OLIVER-LORENZO DOBELLI, 1950

Il secondo caso che ci interessa si verifica l’anno successivo, nelle mitiche “tre ruote”. Stiamo parlando della categoria sidecar, a lungo parte del Campionato del Mondo prima della scissione. Lo ricordiamo, in questa particolare e spettacolare classe mondiale ci sono pilota e copilota, quindi due persone protagoniste nelle gare. Sorridono i nostri colori, visto che il passeggero in questa stagione è Lorenzo Dobelli, iridato assieme al pilota di punta Eric Oliver, con cui vincerà in questa e nell’annata successiva. Ma questo 1950 in particolare vedrà questo duo inarrestabile: tre round in programma, Oliver-Dobelli (all’esordio come coppia sidecar) dettano legge prima in Belgio, con ampio margine sul duo tricolore Frigerio-Ricotti. L’impresa si ripete sul Circuito delle Nazioni di Ginevra sempre sulla coppia italiana, stesso copione anche per il gran finale a Monza e con un vantaggio che supera nettamente i due minuti. Un vero e proprio dominio per l’equipaggio britannico-italiano.

JOHN SURTEES, 1959

Arriviamo al caso dell’unico pilota della storia in grado di diventare campione del mondo sia nel Motomondiale che in Formula 1. Stiamo parlando nientemeno che di John Surtees, tra i grandi protagonisti nell’anno dell’en plein MV Agusta (tranne i sidecar). È il 1959, in questa stagione la leggenda britannica vola sia in 500cc che in 350cc: sette appuntamenti in classe regina, sei nella seconda classe citata. Ma andiamo con ordine: il dominio stagionale di Surtees inizia a Clermont-Ferrand, per continuare nel round del Tourist Trophy, poi al Hockenheimring, ad Assen, a Spa-Francorchamps, a Dundrod ed infine a Monza. Sempre con annesso giro veloce in gara. Un copione che si ripete anche in 350cc, aggiungendo il circuito svedese di Hedemora (dove diventa matematicamente campione), ma togliendo gli eventi in Olanda ed in Belgio, non validi per il Mondiale di categoria (fatalità, gli unici in cui Surtees non aveva vinto).

JIM REDMAN, 1964

Andiamo avanti di qualche anno, la categoria protagonista è solamente la 350cc. Un solo pilota è il grande protagonista di questo campionato: stiamo parlando di Jim Redman, con bandiera della Rhodesia Meridionale (l’odierno Zimbabwe). Otto eventi in programma in questo Mondiale 1964: il suo capolavoro comincia al Tourist Trophy, poi si va ad Assen (con annessi pole e giro veloce in gara), continuando a Solitude ed al Sachsenring (Germania Est). Non è differente la tappa a Dundrod, idem a Imatra, così come a Monza, per finire a Suzuka in Giappone. Un ultimo GP che rischiava di essere annullato per i pochi piloti al via (il minimo era sei), fino ad inserire un pilota indonesiano che durerà solo cinque giri prima di essere squalificato. In questo modo la gara è valida, neanche a dirlo un altro centro per Redman. Solo in Italia ed al TT non mette a referto anche il giro veloce in gara. Guardando poi i distacchi in gara, possiamo dire che non abbia mai davvero incontrato particolare resistenza da parte dei rivali: è così che arriva per lui il terzo iride di categoria.

GIACOMO AGOSTINI, 1968

Finiamo questa carrellata con il tricolore. Tra i 15 titoli iridati di Giacomo Agostini infatti ne troviamo due, ottenuti in differenti categorie, in cui la nostra leggenda delle due ruote ha dato mostra di una superiorità incredibile. L’anno che ci interessa è il 1968, le categorie a cui ci riferiamo sono la 500cc (10 GP) e la 350cc (7 GP disputati). Iniziamo dalla classe regina: all’esordio stagionale al Nürburgring ‘Ago’ dà un giro a tutti. In tutti gli altri eventi quando va bene il secondo classificato arriva con un ritardo di un minuto. Tranne al Sachsenring e ad Imatra, quando dal secondo classificato in giù sono tutti nuovamente doppiati. Una superiorità quasi imbarazzante, che gli consegna un meritato iride. Non è un discorso troppo diverso in 350cc: in Olanda sono tutti ad un giro, in Germania Est e nel GP delle Nazioni solo il secondo classificato non subisce il doppiaggio. Ecco quindi la doppietta di titoli. Una situazione che se vogliamo si stava ripetendo anche due anni dopo nelle medesime categorie, ma con un appunto: Agostini non prende parte all’ultimo round a Montjuïc, con quindi doppio successo di Bergamonti.

2 commenti

Makiland
18:44, 11 febbraio 2021

Epici momenti di storia motociclistica che oggi sembrano surreali … La nostra passione resta immutata anche da quando a 10 anni vedevo Giacomo Agostini lottare e poi Pasolini morire …
Oggi è tutto molto studiato, analizzato … elaborato … artefatto, quasi. Non irritatevi per questo aggettivo …
Pochissimi piloti, sanno dare al motociclismo contemporaneo un’ anima … Teniamoceli stretti perchè sembra che questo sport … come lo sci, per esempio … stia virando verso qualcosa che di “umano” ha sempre di meno …
O dico così solo perchè sono troppo vecchio per fare la Streiff con gli sci, o saltare da una duna all’ altra in Niger … o andare a Capo Nord in moto ?

    Paolo Gozzi
    19:40, 11 febbraio 2021

    Il tuo commento invece conferma che l’umanità non si è persa. Forse perchè la passione non invecchierà mai.

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