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MotoGP, la storia: quando Kawasaki era protagonista nel Motomondiale

Kawasaki di ritorno nel Motomondiale? Ora solo un'ipotesi irreale. Ma la casa giapponese in passato ha vissuto un periodo trionfale tra 250cc e 350cc. Riviviamolo.

7 febbraio 2021 - 19:05

Negli ultimi anni si è parlato di ipotetico (utopico) ritorno di Kawasaki nel Motomondiale. Qualcuno sognava addirittura una sfida ai piloti MotoGP con protagonista il pluricampione Superbike Jonathan Rea. Un bel sogno destinato a rimanere tale… Ma gli appassionati delle due ruote si ricordano bene l’impegno della casa di Tokyo nel Campionato del Mondo. A referto un buon numero di titoli piloti e costruttori ottenuti nelle classe minori, più sporadiche presenze in classe regina, ma senza grandi risultati. Rivediamo quel periodo di gloria.

LA NASCITA 

Le origini del marchio Kawasaki risalgono al 1896, dal nome del suo fondatore Shozo Kawasaki. Inizialmente si trattava di un cantiere navale, che in seguito è passato ad occuparsi di molti altri settori. Parliamo soprattutto di moto e veicoli fuoristrada, ma anche trattori, treni, robot industriali ed attrezzature aeronautiche. Il settore dei motori nasce ufficialmente nel 1949, anno in cui venne realizzato il primo motore della casa giapponese, mentre la prima moto completa viene commercializzata nel ’62. Una bella novità nel mercato del settore, fino a quel momento dominio di motocicli italiani e britannici. Kawasaki Racing, ovvero il reparto corse del marchio, inizia la sua attività alla fine della seconda guerra mondiale. Con la fusione con Meguro nasce Kawasaki Motorcycle Co nella prima metà degli anni sessanta, arrivando al debutto del Motomondiale nel GP del Giappone 1965.

INIZIO SFORTUNATO 

È precisamente nel 1966 che si inizia a competere a tempo pieno. L’impegno a livello ufficiale comincia in 125cc con Toshio Fujii a partire dall’evento al Hockenheimring, secondo appuntamento del campionato. Non arrivano punti iridati, anzi va anche peggio: nel corso delle prove libere del Tourist Trophy il pilota giapponese è protagonista di un incidente fatale. Per vedere una Kawasaki comparire in classifica generale bisogna attendere l’anno successivo: Dave Simmonds è il pilota ufficiale prescelto per competere sia nella ottavo di litro che in 250cc. In questa stagione arriva anche il primo podio per la casa di Tokyo nella classe minore, un 3° posto in occasione del GP di Finlandia ad Imatra. Nel ’68 il duo Simmonds-Kawasaki compare anche in 350cc, ma in generale non arrivano risultati esaltanti. È però solo il preludio al momento di gloria.

I PRIMI TITOLI E LA CLASSE REGINA

Il Mondiale 125cc 1969 è il primo anno d’oro per la struttura giapponese (da dire, assenti tutti i team factory delle altre case del Sol Levante). Sempre con Dave Simmonds ecco arrivare ben otto vittorie ed altri due secondi posti nelle 11 prove disputate, un dominio assoluto che porta i primi titoli piloti e costruttori. Il 1970 verrà ricordato per il debutto in classe regina, allora 500cc, con una H1R a due tempi in un periodo in cui dominavano i quattro tempi (in un certo senso apripista di quanto vedremo nel trentennio successivo). In quella stagione spicca il 2° posto iridato con Ginger Molloy, più volte sul podio, mentre in 125cc Simmonds è 4° con una vittoria ed altri tre podi. Il primo successo in classe regina arriva nel ’71 sempre con il britannico, che trionfa nell’ultimo evento dell’anno a Jarama, preceduto da altri podi (non l’unico ad ottenere svariate top 3 per Kawasaki). Sempre Simmonds spicca anche nella ottavo di litro con una vittoria in Germania. Seguono stagioni abbastanza povere di risultati, in cui spicca solo una vittoria in Tourist Trophy nel ’71 con Mick Grant, più qualche podio nel ’77, prima di entrare in un periodo stellare.

SUL TETTO DEL MONDO TRA 250cc E 350cc 

Dal 1978 Kawasaki vivrà un periodo breve ma ricco di titoli mondiali. Cominciamo da questa prima annata, in cui il marchio giapponese inizia a dettare legge sia in 250cc che in 350cc, dopo anni di dominio Yamaha. In entrambe le categoria bisogna ringraziare Kork Ballington, che scrive anche la storia diventando il primo campione del mondo sudafricano. Nella classe maggiore è un vero dominio: sei vittorie, altri tre podi ed il secondo classificato quasi doppiato come punteggio finale. Per quanto riguarda la quarto di litro, è doppietta iridata con Ballington e Gregg Hansford, con ampio margine sui rivali. Si aggiungono anche i titoli costruttori in entrambe le categorie.

Kawasaki continua imperterrita a trionfare in 250cc, imponendosi per il biennio 1980-1981 grazie ad Anton Mang (pur comparendo nel primo anno come Krauser-Kawasaki, visto lo sponsor personale) sia in classifica piloti che costruttori. Con il tedesco ricomincia a vincere in 350cc anche nel 1981, letteralmente doppiando Ekerold, campione 1980 ed in quell’anno 2° con Bimota-Yamaha (103 punti contro 52). Segue l’ultimo titolo 350cc nel 1982, sempre con annesso titolo costruttori e nuovamente con il pilota originario di Inning am Ammerse: un mondiale particolare, giunto con una sola vittoria stagionale.

L’ADDIO, IL RITORNO, L’ULTIMO MONDIALE, L’EPILOGO

Alla fine del 1982 ecco il ritiro dal Motomondiale, chiudendo anche il deludente capitolo 500cc di questi anni con la KR 500. Kawasaki ricompare della discussa categoria Thunderbike Trophy, durata solo due stagioni ma con un titolo in tasca. Nel 1995 infatti ecco il trionfo grazie al tedesco Udo Mark, che mette a referto tre vittorie ed altri due podi negli 8 eventi disputati. Il marchio sparisce poi nuovamente dal Motomondiale, ricomparendo sporadicamente in MotoGP nel 2002, prima di tornare a tempo pieno in classe regina l’anno successivo. Un’avventura che durerà fino al 2008, ma senza arrivare mai a lottare costantemente per le posizioni di vertice. A referto solo sporadici piazzamenti sul podio. Parliamo di Shin’ya Nakano 3° in Giappone nel 2004, Olivier Jaque 2° a Jerez nel 2005, Nakano 2° ad Assen nel 2006, Randy De Puniet 2° in Giappone nel 2007. Segue il ritiro definitivo del team factory, mentre una moto Kawasaki, una ZX-RR non ufficiale, c’è anche nel 2009, affidata a Hayate Racing ed a Marco Melandri. Arriverà l’ultimo podio del Motomondiale della casa giapponese, un 2° posto in Francia sotto la pioggia.

Foto: nolan.it

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