Paton BIC 500 - Anni60 - Gallina

MotoGP, la storia: Paton, la “verdona italiana” ai piedi del podio iridato

L'artigianato italiano ha dato tantissimo alle due ruote. Un altro esempio è la storica Paton. Ricordate i suoi risultati nel Motomondiale? Ve li raccontiamo.

7 luglio 2021 - 12:36

L’artigianato italiano, unito alla voglia di rinascita dopo le devastanti guerre mondiali, ci ha regalato perle di inestimabile valore a livello motociclistico. In quel periodo infatti sono nate tantissime case (ancora esistenti o sparite da tempo) poi capaci di lasciare un segno nel Motomondiale e non solo. Un o caso che possiamo citare è Paton, società fondata ufficialmente nel 1958 a Milano e tutt’ora esistente, anche se attualmente a livello di competizioni è protagonista in altri campionati. Ma ne troviamo tracce mondiali fino al 2001, prima dell’avvento dell’attuale MotoGP. Conoscete la sua storia ed i suoi risultati nel Campionato del Mondo? Ve li raccontiamo.

La nascita del marchio

Una storia che parte dove si interrompe quella della mitica FB Mondial: sono due suoi ex dipendenti, Giuseppe Pattoni e Lino Tonti, a dare vita a questo progetto. Si parte proprio dalle moto di questa casa milanese, anzi meglio da tutto il materiale Mondial rilevato dopo la chiusura del reparto corse alla fine del ’57 (in seguito al “Patto di Astensione”). Con una prima modifica importante, rivedendo il monoalbero del propulsore 125cc e passando al bialbero. Il nome poi nasce dalla fusione dei cognomi dei due soci, ed il gioco è fatto: ecco nascere ufficialmente Paton. Anzi, inizialmente viene presentato come Paton-Mondial, ma il patron di quest’ultima chiede ed ottiene la cancellazione di qualsiasi riferimento. Essendo nata proprio come moto da corsa, la sua storia a livello internazionale inizia praticamente subito. Il sodalizio tra i due fondatori dura fino al 1960, quando Tonti passa alla Bianchi e Pattoni continua da solo.

Il debutto mondiale, il primo podio 

Si parte dal binomio Mike Hailwood-Paton. È proprio con questo marchio infatti che inizia la carriera di una delle leggende del Motomondiale. Il Tourist Trophy 1958 segna l’esordio mondiale della casa milanese, che con “Mike The Bike” mette a referto un 7° posto: appena fuori dai punti, ma è una vera e propria impresa. Segnaliamo poi al GP delle Nazioni, tappa conclusiva della stagione, il 9° ed il 17° posto rispettivamente con Silvano Rinaldi e Mario Carini, in un evento dominato dai marchi tricolori (tolta una MZ in settima piazza con Fügner). Pattoni, rimasto solo, decide di concentrarsi sempre di più sul progetto 250cc, inizialmente con poca fortuna, finché non arrivano risultati. Come lo strepitoso terzo posto (il primo podio mondiale) con Alberto Pagani al Tourist Trophy 1964 in sella alla Paton BIC, nata due anni prima. Il figlio d’arte porta la casa milanese a punti anche in una seconda occasione, ovvero del GP della Germania Est, chiuso in 5^ posizione.

Il passaggio in 500cc

Lo sviluppo continua inarrestabile, arrivano anche le 350cc e le 500cc. Soprattutto con quest’ultima, una moto all’avanguardia per l’epoca, arrivano soddisfazioni: nel ’66 spiccano il 3° posto in griglia e la quarta piazza in gara conquistati nel GP delle Nazioni con Fred Stevens. L’anno dopo però ecco le prime storiche top 3 in classe regina: il britannico porta a Paton il primo podio di categoria, un terzo posto a Spa-Francorchamps. Risultato eguagliato da Angelo Bergamonti nel GP delle Nazioni a Monza, ma nello stesso anno il pilota lombardo si corona campione italiano davanti al binomio Agostini-MV Agusta. Svariati piazzamenti a punti anche l’anno dopo: su tutti Bergamonti ancora 3° nella tappa tricolore, più quarti/quinti posti con Billie Nelson e Silvano Bertarelli. Col britannico arriva il miglior piazzamento iridato di sempre, 4° nel 1969 grazie soprattutto ai fantastici tre secondi posti stagionali (Francia, Belgio, Germania Est). Aggiungiamo nello stesso anno gli splendidi podi anche di Bergamonti (Jarama, Spagna) e di Franco Trabalzini (Abbazia, Jugoslavia), quest’ultimo secondo nel campionato italiano. Oltre ai piazzamenti a punti con Bertarelli e col francese André-Luc Appietto.

Gli anni ’70, il declino 

Ci pensa Roberto Gallina (3° nel campionato italiano) a portare la Paton sul podio mondiale (per l’ultima volta) nel 1970, un 3° posto conquistato ad Abbazia, a completare una top 3 tutta tricolore. Negli anni successivi arriveranno sporadici piazzamenti a punti con Appietto, Nelson, Gallina, Carlo Marelli, finendo poi fuori dalla zona punti nel biennio 1974-1975. Nel campionato italiano c’è ancora qualche piazzamento di rilievo, finché nel 1976 la nuova moto non porta risultati degni di nota: Giuseppe Pattoni, affiancato dal figlio Roberto, lascia perdere le corse ed il duo si dedica allo sviluppo, con solo qualche sporadica wild card nel campionato italiano per valutare i progressi compiuti.

Gli anni ’80, ritorno alle corse

Per ritrovare le Paton nelle competizioni dobbiamo ripartire dagli anni ’80. A livello mondiale ne ritroviamo traccia nel 1985 con Massimo Broccoli e Marco Papa, entrambi però ben lontani dalla zona punti. Non va meglio l’anno dopo con Vittorio Scatola, ritirato in entrambi gli eventi disputati, e sempre lontano dai punti nel 1987. L’anno 1988 invece sarà a ricordare, seppur non nel Motomondiale, visto che Scatola e Fabio Biliotti non portano punti a Paton, ma c’è il momento di gloria nel Campionato Europeo Velocità, categoria 500. Arriva infatti la prima vittoria della casa milanese in una gara internazionale, precisamente a Misano, mentre la stagione si chiude col 3° posto di Scatola. Il decennio si chiude con Papa al via con Paton nel Mondiale 500cc, senza mai arrivare a punti.

Gli anni ’90, IRTA ferma Paton

L’esperienza mondiale della Paton non cambia rotta. Scatola, Michele Valdo, Lucio Pedercini purtroppo non raggiungono mai la zona punti. Dietro le quinte però i Pattoni continuano a lavorare senza sosta e nel 1994 vede la luce una nuova versione della quattro cilindri milanese. L’anno dopo ecco il ritorno in zona punti a livello mondiale, con Jean-Pierre Jeandat che conquista il 15° posto nel Gran Premio di Germania. Un risultato ripetuto anche nel ’96 col giapponese Toshiyuki Arakaki, mentre l’anno dopo la casa milanese viene fermata da IRTA per la poca competitività del mezzo. Giuseppe e Roberto Pattoni però riescono ad ottenere sporadiche wild card (a loro carico) negli anni successivi: i piloti sono Francesco Monaco, Paolo Tessari e Gianmaria Liverani. Nel 1999 la scomparsa di Giuseppe Pattoni segna molto il figlio, che ha ereditato però la passione del padre: il progetto quindi va avanti.

Gli anni 2000 e l’addio al Motomondiale 

Nel nuovo millennio ritroviamo qualche wild card mondiale con Paolo Tessari: con lui arriverà un 15° in occasione del GP di Germania, l’ultimo punto mondiale per la casa milanese. Nel 2001 ecco che IRTA ferma ancora Paton, ma l’aiuto di uno sponsor ne permette la presenza in quattro gare: i piloti schierati sono Vladimír Častka e Sébastien Gimbert (mai qualificati per le gare), più Shaun Geronimi (ritirato nella sua tappa in Repubblica Ceca). I tempi ormai sono molto cambiati e la casa milanese in particolare non è in grado di tenere il passo delle nuove e costosissime MotoGP 1000cc 4T, che dal 2002 sostituiranno ufficialmente le 500cc. Alla fine della stagione 2001 ecco la definitiva estromissione dalle corse mondiali.

Altri mondi

Paton è sparita dal Motomondiale, ma certamente non dal mondo delle corse. Qualche esempio? Il Tourist Trophy, ormai da lungo tempo diventato un campionato a sé, continua ad essere terreno favorevole alle moto milanesi. Ricordiamo infatti gli strepitosi successi ottenuti per ben tre anni consecutivi sull’Isola di Man. Nella categoria Lightweight questa realtà artigianale lombarda (dal 2016 acquisita da SC-Project) si impone dal 2017 al 2019, sbaragliando letteralmente la concorrenza. Non dimentichiamo anche l’esordio del marchio nel Mondiale Endurance nel 2019: alla mitica 24 Ore di Le Mans troviamo il team SC-Project Paton con Nico Terol, Matteo Baiocco e Simone Saltarelli (in sella alle Honda CBR 1000RR SP2.

Foto: paton.it

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