MotoGP, Dani Pedrosa: “In KTM mi hanno accolto a braccia aperte”

Dani Pedrosa parla di KTM, degli anni mondiali, del no a wild card. E sugli ex compagni di box: "Hayden forte personalità. Con Stoner grande rispetto."

12 giugno 2020 - 16:13

Abbandonate le competizioni alla fine del 2018, Dani Pedrosa è più che concentrato sul suo ruolo di tester KTM. L’ex pilota MotoGP è grato dell’accoglienza “a braccia aperte” e sta dando il massimo per far sì che la struttura austriaca migliori rapidamente. Ma non dimentica anche gli inizi sulle due ruote, il suo percorso nel Motomondiale, i compagni di box… I tifosi poi chiedono insistentemente almeno una wild card (i più romantici lo vorrebbero addirittura al posto di Espargaró, desiderato da Honda): chissà se il tre volte iridato ci penserà l’anno prossimo.

IL RISCHIO QUARANTENA IN AUSTRIA

Nel corso di una chiacchierata social con l’amico Sebastián Porto, Pedrosa ricorda anche una recente disavventura, avvenuta prima dei test KTM in Austria. “Per passare avevo bisogno delle carte che confermassero i test ed altre che attestassero la negatività al Covid” ha raccontato. “Una volta arrivati però alcuni non hanno avuto problemi, mentre altri, io compreso, sono stati messi in disparte. Qualcosa del test per loro non andava. Ci hanno quindi confinati in un hotel per tutta la sera, più tardi sono tornati a fare altri controlli e solo allora mi hanno detto che potevo andare.”

GLI INIZI E L’APPRODO NEL MONDIALE

Com’è stato l’inizio sulle due ruote? “Mio padre era appassionato. Fin da piccolo ho avuto regali di questo tipo, guardavamo le gare… Ho iniziato a correre molto presto.” Ma la vera rampa di lancio è stata la Movistar Cup, messa in piedi da Dorna e da Alberto Puig. “Senza non sarei diventato pilota, è stato il periodo chiave” ha sottolineato. “Abbiamo veramente imparato tantissimo: per esempio, prima non sapevo nemmeno mettere le marce! È stato fondamentale.” Anni dopo, disputato anche il Campionato Spagnolo, ecco il debutto mondiale a Suzuka. “Mi ricordo il primo giro che ho fatto il giovedì del Gran Premio, impressionante!”

“Mi ha sorpreso poi anche la competitività dei ragazzi giapponesi” ha sottolineato. “Volavano su quel tracciato, ti superavano dove volevano. Mi ricordo anche la partenza in gara: mi dicevo che volevo arrivare al traguardo, che non dovevo cadere, pensavo anche per fortuna era un tracciato lungo e non mi avrebbero doppiato!” ha ammesso ridendo. Tre titoli dopo (1 in 125cc, 2 in 250cc), ecco l’approdo in MotoGP nel 2006. “Quando sono salito sulla moto, per me era gigante! Mi sono concentrato molto sulla mia guida e un po’ alla volta ho imparato. Quasi vinco la prima gara.”

CORPORATURA MINUTA E GUAI FISICI

Non manca un commento sulla sua corporatura, un problema non indifferente visto il peso della MotoGP. “Mi sono sempre impegnato al massimo per compensare questa differenza a livello fisico. Il problema più grande era dovuto al setting della moto. Essendo piccolo, bisognava adattare tutto di conseguenza.” In questo senso ricorda un episodio con Marc Márquez. “Eravamo ad Assen, parlavamo della chicane prima della curva a sinistra. Lui stava commentando il fatto che la moto in quel punto ha difficoltà a curvare, sembra quasi ferma e gli creava grandi problemi. Io gli ho risposto: ‘Guarda, non dirlo a me, non so mai come fare!'”

Forse anche da questo sono derivati tanti (troppi) guai fisici. Pedrosa ricorda in particolare il periodo fine 2010-inizio 2011. “Mi ero rotto la clavicola a ottobre” ha raccontato. “Mi hanno operato subito, ma è successo qualcosa nel corso dell’operazione ed alcune viti mi stavano larghe. Toccavano una zona del braccio che condizionava i nervi, quindi in gara dopo pochi giri non controllavo più il braccio. Ho lottato con questo problema per mesi, non trovavamo il modo di risolverlo. Ho comunque conquistato due podi nelle prime due gare, e con una mano sola!”

Alla fine decide di risolvere il problema alla radice, finendo sotto i ferri e rimuovendo la placca. “Mi opero, recupero e vinco la terza gara: ero felice, mi sentivo finalmente a posto. A Le Mans però ecco un altro incidente e mi rompo di nuovo… Quindi da ottobre a giugno/luglio sono andato avanti con questi problemi. È stato un periodo davvero difficile a livello mentale: non puoi correre, passi tra radiografie e operazioni… Ero abbastanza a terra, ma mi sono arrivati tantissimi messaggi di supporto e questo mi ha davvero aiutato.”

I COMPAGNI DI SQUADRA: HAYDEN E STONER

Tanti i compagni di squadra di livello nel corso degli anni, piloti che Pedrosa ricorda sempre con piacere. A cominciare da Nicky Hayden. “In Nicky ho trovato una personalità molto forte a livello mentale” ha puntualizzato. “Lui sapeva che magari non era veloce come me, ma dava sempre tutto per riuscirci. Per esempio, io in un turno facevo un tempo, lui arrivava e pensava solo ad abbassarlo. Questo per dire che non si dava mai per vinto. Come persona poi era davvero un ragazzo stupendo, sempre gentile ed alla mano.”

Un ottimo rapporto poi anche con Casey Stoner. “Siamo due persone piuttosto “fredde”, ognuno rispettava gli spazi dell’altro. In pista cercavamo sempre di batterci, ma c’è sempre stato grande rispetto. Lui poi con il suo stile mi ha anche insegnato qualche trucchetto, ho imparato parecchio da lui. Non era un fanatico dell’elettronica, voleva che il pilota facesse la differenza: per me era lo stesso.” Ha mai pensato, per curiosità, di cambiare team? “In quel periodo non c’erano così tante squadre competitive, era una sfida Honda-Yamaha. Però mi sarebbe piaciuto capire com’era fatta una Yamaha.”

IL LAVORO IN KTM

Ora, come detto, il suo attuale lavoro è svolgere al meglio il ruolo di collaudatore per KTM. “Sto cercando di dare una mano: hanno poca esperienza, ma stanno imparando molto velocemente. Per me è una bella sfida. Sono davvero grato perché mi hanno accolto a braccia aperte, il rapporto di collaborazione è ottimo e stiamo migliorando continuamente. Gli ultimi cambiamenti sono piaciuti ai piloti e questo è molto positivo.” Ha mai pensato ad un ritorno, anche solo come wild card? “No, al momento non ci sto pensando. Ma chissà in futuro, magari mi viene voglia di provarci.”

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