MotoGP, Andrea Iannone

Il Tas su Andrea Iannone: “Drostanolone per curarsi dall’incidente di Misano”

Andrea Iannone condannato a 4 anni dal TAS. Nelle pagine della sentenza si legge che avrebbe assunto il Drostanolone dopo l'incidente di Misano 2019.

11 novembre 2020 - 7:56

Andrea Iannone game over, la sua carriera è finita circa un anno fa, prima della notifica della squalifica a 18 mesi dello scorso dicembre. “Mi hanno strappato il cuore separandomi dal mio grande amore“. Il Tas di Losanna e la WADA cercavano la pena esemplare per dare un chiaro segnale al mondo dello sport, per non creare pericolosi precedenti. The Maniac ha rappresentato il ruolo di agnello sacrificale e martedì 10 novembre è arrivato il giorno dell’esecuzione.

I giudici non hanno creduto all’ipotesi di contaminazione alimentare nella positività al Drostanolone emersa in Malesia, seppure in valori infinitesimali. Non hanno accettato i risultati dell’analisi del capello, né le numerose pagine stilate dai suoi legali. Né la difesa di mostri sacri della giurisdizione come Pascal Kintz e Alberto Salomone. Il fisico scolpito e le foto su Instagram sarebbero prove inconfutabili per comprovare le tracce della sostanza dopante rilevata nelle urine, anche se in dosi minime. “Di certo non mi arrendo. Sapevo di affrontare i poteri forti, ma speravo“. L’ex pilota MotoGP promette battaglia, ma solo sul piano umano e morale. Dal punto di vista legale e sportivo la sentenza è irreversibile.

Il punto di Massimo Rivola

Cosa c’è scritto nelle 33 pagine della sentenza presto lo sapremo. A dare qualche anticipazione è Massimo Rivola, a.d. di Aprilia Racing. “Viene ammessa l’eventualità della contaminazione – dice a ‘La Gazzetta dello Sport’ -. Viene detto che l’esame del capello è stato tardivo, anche se è stato fatto il 9 gennaio, due giorni dopo le controanalisi. E comunque ha una retroattività che risale a cinque mesi prima. Viene persino scritto che Andrea ha preso il Drostanolone per curarsi dall’incidente di Misano, nonostante non serva per recuperare da un trauma e, soprattutto, prima di Sepang ha corso altre quattro gare“.

Il presidente FIM Jorge Viegas aveva suggerito ad Andrea Iannone di non appellarsi al Tas e accettare la squalifica di 18 mesi. Per certi versi avrebbe dovuto accettare la colpevolezza, ma l’ipotesi non piaceva neppure a Massimo Rivola. “Andrea ha fatto bene, non l’avesse fatto non sarebbe più stato il nostro pilota, e sapendosi innocente voleva avere zero mesi, non 18“. Assurda anche l’attesa di quasi un anno per avere una sentenza. Un danno incalcolabile non solo per il pilota di Vasto ma anche per il team Aprilia. “Ci hanno fatto aspettare un anno per dire che la pena diventava di 4! Ho parlato con Andrea, mi ha ribadito di avere la coscienza a posto, sa di essere pulito e non si arrende. Anche se ora potrà farlo solo fuori dall’ambito sportivo“.

1 commento

Nikt
9:58, 13 novembre 2020

E anche la motogp l abbiamo sepolta dopo la F1.campionato e gestione mafiose

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