MotoGP, Circuito di Jerez

MotoGP, cosa prevede il protocollo di sicurezza anti-Covid

La MotoGP 2020 prenderà il via a metà luglio a causa dell'emergenza Covid. Nel dettaglio cosa prevede il protocollo di sicurezza stilato dalla Dorna.

13 giugno 2020 - 14:16

La MotoGP ha avuto il via libera dai governi ospitanti (Spagna, Austria, Repubblica Ceca, Italia e Francia) dopo aver visionato il protocollo di sicurezza. 40 pagine fitte di precauzioni, restrizioni, metodologie di sicurezza per scongiurare il rischio di contagio Covid-19. Si comincia a porte chiuse a Jerez, ma difficilmente il governo spagnolo aprirà al pubblico nel 2020. In Catalunya si corre a fine settembre, ma gli organizzatori hanno già annunciato che non saranno ammessi tifosi sulle tribune.

CONTROLLI PRIMA DELL’ENRATA

La vita all’interno del paddock non sarà certo quella che conosciamo. Niente ospiti né familiari né grid girls, annullate le wild card, entrate in autodromo scaglionate, ogni team vivrà come una famiglia separata dalle altre. L’emergenza sanitaria non è finita, ancora non esiste una cura efficace al 100%, né un vaccino. A Jerez tutto dovrà funzionare alla perfezione, pena sorprese sgradite, la cancellazione della stagione MotoGP nell’ipotesi più estrema. Al contrario di una partita di calcio nel Motomondiale vengono coinvolte oltre un migliaio di persone all’interno del paddock, provenienti da ogni continente. E non sarà facile far arrivare e restare tecnici provenienti da Giappone, Australia, ecc.

Il protocollo scatterà ancor prima che team e piloti si mettano in viaggio per Jerez. Entro venerdì 10 luglio tutti dovranno eseguire un tampone nel paese di residenza e restare a casa nel week-end, fino alla partenza prevista per lunedì. Tramite l’app appositamente realizzata, ogni persona che dovrà accedere all’autodromo dovrà fornire i propri dati medici entro le 7:00 del mattino. Temperature, sintomi febbrili o tosse, dolori muscolari, gastroenterite. Questi i quattro principali parametri per conoscere le condizioni di ogni addetto al paddock della MotoGP.

RESTRIZIONI SEVERE NEL PADDOCK

Angel Charte, responsabile medico della MotoGP, invita a non sottovalutare il rischio. “Stiamo andando troppo in fretta. L’essere umano ha un problema, la sua memoria viene cancellata in 24 ore.  Dal punto di vista medico abbiamo imparato a convivere con il virus, ma non sappiamo ancora come si comporta e penso che avremo delle sorprese, non so neanche quando. È chiaro che più persone ci sono in un posto, più possibilità ci sono. Nel campo del Motomondiale saremo molto rigidi e molto penalizzanti. Non possiamo fare un campionato mondiale con il sospetto che falliremo“.

In questo senso, il dott. Charte annuncia sanzioni “molto severe” per chi trasgredirà le restrizioni. “Non possiamo fallire a causa dell’irresponsabilità di una, due, cinque o dieci persone“, ha detto a ‘El Periodico’. Tra le possibilità di intervento anche test a campione come avviene per l’antidoping. “Una cosa è anche chiara: la MotoGP non si fermerà, né sarà sospesa, a causa della comparsa di uno o due casi nel paddock. Speriamo che non accada, ma se rileviamo un caso verrà isolato, verrà studiato, verranno eseguiti i test pertinenti, anche  ai suoi membri squadra o colleghi. E si deciderà se metterlo in quarantena in hotel o in un ospedale, dal momento che abbiamo già stabilito accordi con tutti gli ospedali nei circuiti in cui andremo“.

Commenta per primo

POTRESTI ESSERTI PERSO:

zarco motogp

MotoGP: Zarco salva la Ducati a Teruel. “Ma mi preparo per il 2021”

MotoGP, Aleix Espargaro a Teruel

MotoGP, Aleix Espargarò: “Mi dispiace superare così Dovizioso”

fernandez moto2

Moto2: Augusto Fernández operato per sindrome compartimentale