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Il vero obiettivo stagionale per
Valentino Rossi sarà apporre la firma per prolungare il suo contratto di un anno. L'ha ripetuto in più occasioni. La vittoria forse è un obiettivo difficile in una MotoGP dove anche pochi decimi fanno la differenza, ma un podio potrebbe significare tanto. 9 punti in cinque gare non sono certo un buon biglietto da visita per presentarsi al tavolo delle trattative con Yamaha e Petronas SRT, ma ci sono ancora quattro GP dove giocarsi il tutto per tutto. A cominciare dal prossimo round nel suo tempio del Mugello, dove conta 7 vittorie nella classe regina. L'ultima risale al 2008, la settimana di una lunga scia consecutiva.
Yamaha non arriva in Italia con i favori del pronostico, ma per
Valentino Rossi, i suoi uomini e i milioni di tifosi sarà come una "
finale di Champions League". Bisogna arrivarci con il coltello fra i denti, forte dei nuovi aggiornamenti scovati nel test MotoGP tenutosi a Jerez qualche settimana fa. "
È difficile rimanere motivati quando le cose vanno così male, è difficile essere pessimisti. Spesso non si vede la luce alla fine del tunnel, non è facile - ha ammesso il Dottore alla vigilia di Le Mans -.
Cerco di mantenere la calma perché corro da molto tempo, cerco di ricordare quando ho vinto 11 gare all'anno... E poi i miei amici mi aiutano, cercano di non lasciarmi arrendere".
Il nucleo storico formato da Matteo Flamigni e Alessio Salucci è in fermento ai box, a loro si è aggiunto il nuovo capotecnico David Munoz, Alberto Tebaldi onnipresente. Un gruppo di lavoro che ha fatto storia e spinge per continuare la leggendaria avventura. Obiettivo MotoGP 2022, la parola d'ordine che da settimane circola nell'ambiente di Tavullia. Difficile distaccarsi da quell'asfalto del Motomondiale che calca dal 1996 ma che prima o poi dovrà lasciare. Meglio poi che prima, perché
Valentino Rossi sente di avere ancora qualcosa da dare. Poco conta che ambire al titolo sia ormai un'utopia. Quanti dei giovani astri nascenti sapranno essere ai suoi livelli all'età di 42 anni? Appendere il casco al chiodo negli anni d'oro di una carriera è forse la soluzione migliore e più facile. Ma quanti sapranno rimettersi in gioco anche quando la strada si farà tutta in salita e bisognerà remare contro l'opinione pubblica?
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