di Nicolas Pascual/paddock-gp
Tutti i campioni del mondo fanno la storia a modo loro. Alcuni, come Valentino Rossi, vanno addirittura oltre l'ambito sportivo. Ma c'è anche chi, come Gary Hocking e molti altri, sono stati dimenticati, perché ai loro tempi hanno ricevuto troppa poca attenzione e pubblicità da parte dei media. Le grandi storie però a volte si trovano lontano dai riflettori. Oggi diamo un'occhiata al tragico destino di un campione del Motomondiale.
Le origini
Gary Hocking è la storia di un genio. Un altro. Sebbene sia nato nel 1937 in Galles, è cresciuto nella Rhodesia del Sud, un'ex colonia britannica nell'Africa sub-sahariana. Può sembrare sorprendente, ma lo Zimbabwe di oggi ha visto la nascita di due grandi campioni del motociclismo: Gary Hocking, ovviamente, e Jim Redman, una figura di spicco del Motomondiale negli anni '60.
Fu solo durante l'adolescenza che Gary cominciò ad interessarsi alle motociclette e poi alle corse. I circuiti non passavano per le strade e i giovani della Rhodesia del Sud svilupparono così una passione per le corse sull'erba. Questo poi gli ha dato senza dubbio un certo vantaggio in pista.
A soli 21 anni lascia l’Africa per trasferirsi nel Vecchio Continente. Direzione Inghilterra, quella vera, quella dura. Un preparatore di Manchester, di nome Reg Dearden, lo ha notato e ha deciso di prestargli l'attrezzatura per gareggiare ai massimi livelli. Divenne presto amico di altri piloti come George Costain, che lo prese sotto la sua ala protettrice. Ex vincitore del ManxGP e residente nell'Isola di Man, i suoi consigli sono stati preziosi.
L'esordio nel Motomondiale
Lungo la “montagna” (il circuito di Mountain), Gary Hocking impara. Equipaggiato con il leggendario Norton Manx nelle classi 350cc e 500cc, fece il suo debutto mondiale nel 1958, al Gran Premio d'Olanda. Risultato: velocità rara, abbinata ad un controllo impressionante. Hocking è arrivato sesto nella sua prima gara ed è salito sul podio nella seconda. Un crack.
Non c'è voluto molto prima che i costruttori bussassero alla sua porta. MZ, un industriale della Germania dell'Est, è interessato al Rhodesiano del Sud e decide di fornirgli materiale di fabbrica da 250cc. Con due vittorie al suo attivo, finì secondo nel Motomondiale 1959. I risultati furono brillanti e presto Dearden non poté più competere con le squadre interessate. È stata la MV Agusta a posizionarsi meglio. Il nostro giovane eroe era equipaggiato con moto ufficiali da 125cc, 350cc e 500cc per l'anno 1960. La stagione fu storica, ma Gary Hocking non riuscì a vincere nessuno dei tre titoli.
Carlo Ubbiali gli ruba la scena nella 125cc, mentre l'immancabile John Surtees vince sia nella 350cc che nella categoria regina. Erano tutti suoi compagni di squadra in MV. Tre volte vicecampione del mondo nello stesso anno, è fastidioso. Ma ecco il colpo di scena! Surtees, una leggenda vivente, decise di abbandonare le corse motociclistiche per concentrarsi sulla Formula 1. Gary Hocking divenne così la punta di diamante della scuderia italiana per il 1961.
Un destino diverso
Solo un Mike Hailwood in piena forma è riuscito a “contenere” la MV Agusta ufficiale. Gary Hocking ha avuto una stagione da antologia, ottenendo undici successi in sedici apparizioni, 350cc e 500cc combinate. Entrambi i titoli in tasca, come un adulto. A 24 anni si afferma come uno dei principali favoriti per le stagioni a venire. A volte non tutto va come previsto. Durante il Tourist Trophy del 1962, gara di apertura del campionato, il suo grande amico Tom Phillis perde la vita. Il terribile incidente è avvenuto mentre sorpassava Laurel Bank a bordo di una 350cc. Gary Hocking è rimasto molto colpito dalla morte dell'australiano, per giunta appassionato di TT.
Hocking ha comunque trovato la forza per vincere il Senior TT, prova della sua determinazione e del suo incredibile coraggio. Subito dopo annunciò il suo ritiro e lasciò il mondiale a Mike “The Bike” Hailwood. Tornato nella Rhodesia del Sud, voleva dedicarsi alle corse automobilistiche, che trovava molto più sicure.
Per ironia della sorte, perse la vita mentre guidava una Lotus durante i test in Sud Africa quello stesso anno. Fino a quel momento non aveva mai riportato il benché minimo infortunio. Quando si dice il destino...
La vita di Gary Hocking è stata atipica dall'inizio alla fine. Dalla sua nazionalità al suo talento impressionante fino alla sua morte prematura, non è un campione da denigrare. Quest’ultimo, però, resta ancora oggi sconosciuto al grande pubblico.
Foto: ANEFO