MotoGP: ‘Campioni unici’, i soli campioni del mondo per i propri paesi

Nella storia del Mondiale MotoGP ci sono paesi che hanno svariati campioni. Ci sono stati invece che hanno un solo campione: ecco le storie di questi ragazzi.

3 dicembre 2020 - 15:31

Ci sono tanti stati che hanno a referto un buon numero di campioni nella storia del Mondiale MotoGP. Pensiamo all’Italia, alla Spagna, al Regno Unito, all’Australia, alla Germania, giusto per fare qualche esempio. Ma ci sono anche quelli che possiamo definire campioni unici, ovvero i soli ad aver vinto un titolo rappresentando la propria nazione. Piloti presenti magari per pochi anni, ma capaci di lasciare un segno nella storia di questo campionato. Alcuni di loro purtroppo hanno anche pagato con la vita questa grande passione per le corse. Vediamo chi sono.

Rupert Hollaus, Austria

Si tratta dell’unico rappresentante austriaco capace di vincere una corona iridata, anche se in maniera particolare. Classe 1931, ha disputato tre stagioni complete, dividendosi tra 125cc, 250cc e 350cc. La sua carriera da pilota è iniziata nel 1949 e tre anni dopo lo ritroviamo nel Campionato del Mondo. Esordisce grazie alla mitica azienda italiana Moto Guzzi, con cui corre in 250cc nel biennio 1952-1953. In quest’ultima stagione disputa parallelamente anche la 125cc (con lo scomparso marchio tedesco NSU), ottenendo il primo podio nel GP di Spagna, e la sua unica annata in 350cc (con il marchio britannico Norton), chiusa senza punti. Nel 1954 corre in 125cc e 250cc, con ottimi risultati in entrambe le categorie. Nella seconda ottiene una vittoria e quattro piazzamenti sul podio che gli valgono la seconda piazza iridata. In 125cc invece mette a segno quattro successi, fino ad arrivare al GP delle Nazioni, disputato a Monza. Hollaus perde la vita in seguito ad un grave incidente alla Lesmo nel corso delle prove libere. Il titolo gli viene assegnato postumo, diventando così il primo ed unico pilota austriaco a vincere un campionato del mondo.

Gary Hocking, Federazione della Rhodesia e del Nyasaland

Classe 1937, è stato il rappresentante di un ‘paese’ che nemmeno esiste più. Allora correva sotto i colori della Federazione della Rhodesia e del Nyasaland, una federazione di colonie istituita dal Regno Unito nel 1953 e, una volta raggiunta l’indipendenza, divisa in più stati. In luogo in cui crebbe infatti è attualmente conosciuto come Zimbabwe, zona che lascia nel 1958 per iniziare a gareggiare in Europa. Risale proprio a quell’anno il suo debutto nel Motomondiale, correndo con Norton in 350cc e 500cc (classe in cui arriva il primo podio). In seguito lo ritroviamo anche in 125cc e 250cc, avvicinando in più di un’occasione la corona mondiale. Nel 1961 ecco la consacrazione: trionfa con MV Agusta sia in 350cc che in 500cc. L’anno successivo lascia le due ruote, molto colpito dalla morte dell’amico Tom Phillis nella tappa dell’Isola di Man, e passa alle auto. Ma una settimana prima del suo debutto in F1, in programma in quello stesso anno, avviene la tragedia: perde la vita nel corso di alcuni test sul circuito di Westmead, in Sudafrica, ad appena 25 anni.

Jim Redman, Rhodesia

Classe 1931, ha una storia particolare alle spalle: nato nel Regno Unito, si vede costretto a lasciarlo nel 1952 per motivi familiari. I genitori erano morti, lasciando lui (non ancora maggiorenne) e la sorella maggiore a badare ai fratelli minori. Per tenere la famiglia unita ed evitare il servizio militare si trasferiscono tutti nella Federazione della Rhodesia e del Nyasaland (sciolta nel 1963): la carriera da pilota inizia con questi colori. In seguito continuerà a competere con la bandiera della Rhodesia, solo molto dopo diventata l’odierno Zimbabwe. L’esordio mondiale avviene nel 1958 in 350cc e 500cc, mentre due anni dopo lo ritroviamo anche nelle classi minori. In quella stagione inizia la collaborazione con Honda, a cui rimarrà sempre fedele. I primi podi e le prime vittorie arrivano in 250cc, categoria nella quale correrà stabilmente fino al ritiro ed in cui conquista ben due titoli mondiali nel biennio 1962-1963.

Nello stesso periodo però trionfa anche in 350cc, i primi di quattro titoli consecutivi, nel 1964 in particolare con sole vittorie. Sempre in quell’annata diventa anche il primo pilota ad ottenere tre successi in un solo giorno, precisamente nel GP d’Olanda: l’unico che riuscirà ad emularlo sarà Mike Hailwood tre anni dopo. Di lui si ricorda anche lo stile di guida innovativo: è infatti il primo ad iniziare a sporgere il ginocchio in curva, un movimento ripreso in seguito da Saarinen. Lascia il Motomondiale nel 1966, in seguito ad un brutto incidente sotto la pioggia torrenziale avvenuto nell’evento in Belgio.

Hugh Anderson, Nuova Zelanda

Classe 1936, si è reso protagonista di una carriera mondiale durata appena sei stagioni, ma vissute da vero protagonista. Approdato in Europa alla fine degli anni ’50 per fare fortuna come pilota, lo troviamo per la prima volta nel Campionato del Mondo nel 1960. Le categorie sono la 350cc con AJS (antico marchio inglese ormai scomparso) ed un primo podio mondiale a referto, e la 500cc, con Norton. Dal 1962 lo troviamo anche in 50cc e 125cc, proprio le classi in cui riuscirà ad emergere, grazie all’interesse da parte di Suzuki. Nel 1963 arriva il doppio titolo, nel 1964 trionfa nuovamente in 50cc, nel 1965 è la volta della seconda corona 125cc. Nel 1966, a soli 30 anni, lascia il Motomondiale con 25 vittorie, 48 podi totali, 25 giri veloci e 4 mondiali in sei anni e 68 gare disputate. Numeri che parlano da soli per questo biondino timido e taciturno, mai scorretto in pista e capace di lasciare il segno. Non lascia però le corse: nel suo palmares si aggiungono 19 titoli nazionali, che portano all’inserimento nella “Motorcycles Hall of Fame” del suo paese nel 1995. In questo 2020 doveva diventare anche Leggenda del Motomondiale, ma la cerimonia è stata rinviata per ovvi motivi.

Jarno Saarinen, Finlandia

Classe 1945, presto orfano di padre, alterna il lavoro nell’impresa di pompe funebri di famiglia alla passione per le due ruote. Aspetti questi che condivideva con il grande amico Teuvo Länsivuori, con cui inizia a gareggiare in speedway. I due ragazzi erano presto diventati famosi per il fatto che si presentavano in circuito con le moto caricate sui soli mezzi a loro disposizione, i carri funebri… Il debutto mondiale da privato avviene nel 1968 in 125cc, nel corso dell’evento di casa: chiude 11° e doppiato tre volte. Quello che colpisce di più però di questo giovane finlandese è lo stile di guida innovativo: riprende il modo di affrontare le curve già visto con Redman, spostando il corpo verso l’interno ed allungando il ginocchio. Se il collega era stato il primo, con lui diventa più popolare. Nel 1970 è a tempo pieno nel Mondiale, sempre da privato e ricoprendo anche il ruolo di meccanico, ed arrivano i primi podi.

Con le prime vittorie l’anno successivo viene davvero notato da Yamaha, una fiducia che viene presto ripagata. Arrivano il titolo 250cc (quattro vittorie ed altri cinque piazzamenti sul podio) ed il vice-campionato 350cc, entrambi nel 1972. La sua corsa però si chiude l’anno successivo, precisamente al Gran Premio delle Nazioni a Monza, nel quale arriva da leader iridato in 250cc e 500cc. Nella gara della prima categoria citata ecco il pauroso e fatale incidente. Renzo Pasolini perde il controllo del suo mezzo e finisce contro i guardrail, morendo sul colpo. Ma la sua moto nella carambola torna in pista e colpisce violentemente alla testa Saarinen, causandone la morte. Altri 14 piloti vengono coinvolti, alcuni con lesioni serie, provocando la cancellazione di tutti gli eventi di quel GP. A partire da quell’evento le voci di piloti, team e costruttori si faranno ben più sentire in materia di sicurezza in pista.

Kent Andersson, Svezia

Classe 1942, è il primo ed unico campione svedese nel Campionato del Mondo. La sua carriera da pilota inizia nel paese natale verso la metà degli anni ’60, prima di esordire nel 1966 nel Motomondiale con una Husqvarna da lui stesso modificata. Nel 1969, in sella ad una Yamaha TD2, chiude come vice-campione del mondo 250cc con due vittorie (le prime mondiali per la moto giapponese) ed altri cinque podi. Risultati solidi, che attirano una volta per tutte l’attenzione della casa di Iwata, che si affida a lui anche per lo sviluppo dei modelli successivi. Non arriverà mai il titolo in 250cc, nonostante i vari tentativi, ma se ne assicura ben due in 125cc (1973-1974). La sua carriera si chiude nel 1975: parliamo di 90 gare disputate, con 18 vittorie, 53 podi in totale, oltre ai due titoli. Ma Yamaha non si separa presto da lui, visto che lo tiene al lavoro all’interno della sua struttura. Tra le tante cose, è fondamentale nello sviluppo della 350cc con cui Katayama vincerà il titolo di categoria nel 1977. Non lascerà del tutto le corse, visto che anche in seguito lo troveremo a competere ma solo a livello nazionale. La sua scomparsa risale al 2006, a 64 anni.

Manuel Poggiali, San Marino

Classe 1983, una passione per le corse nata quasi per caso e che l’ha portato a competere a livello internazionale. Inizia a correre a livello nazionale, prima di esordire in un evento 125cc nel Motomondiale nel 1998. Un debutto per nulla positivo a Imola, visto che cade nelle libere e si frattura la clavicola. L’anno successivo invece inizia a competere a tempo pieno, ottenendo il primo podio nel 2000. Ma è nel 2001 che assistiamo all’exploit: con Gilera conquista tre vittorie ed altri otto podi che valgono la corona iridata nella categoria. Nella stagione successiva chiude come vice-campione, mentre nel 2003 vive un’altra annata trionfale, stavolta in 250cc. Con quattro vittorie ed altri sei podi ecco che arriva il secondo titolo in carriera, con Aprilia. Come Freddie Spencer e Tetsuya Harada, riesce a trionfare al primo tentativo. Vive poi un 2004 ben diverso, in cui arrivano solo l’ultimo successo in un GP e gli ultimi podi. Disputerà altre tre stagioni mondiali, ovvero 2005 (125cc), 2006 e 2008 (250cc), ritirandosi a metà di quest’ultima annata. In seguito lo ritroviamo nel ruolo di riders’ coach per il team di Fausto Gresini.

Gábor Talmácsi, Ungheria

Finiamo la lista con il più recente dei ‘campioni unici’. Classe 1981, di Budapest, approda nel Motomondiale nel 1997: disputa una wild card a Brno, ma non riesce a qualificarsi per il GP. Un’altra apparizione avviene tre anni dopo sempre nello stesso evento, che chiude con il 20° posto al traguardo. Dal 2001 è a tempo pieno del Campionato del Mondo, nella classe 125cc in cui rimane fino al 2008. Ma è il 2007 il suo anno di gloria: tre vittorie ed altri sette podi gli permettono di assicurarsi la sua prima ed unica corona iridata. Per quanto riguarda la stagione 2009, inizia in 250cc, divorziando dopo appena tre gare dal suo team e passando in seguito in MotoGP. Il 2010 è il suo ultimo anno nel Motomondiale: corre in Moto2, ottenendo un podio. Il suo ritiro dalle corse avviene nel 2013, in seguito ad una lesione ad una gamba. Ricordiamo il team a suo nome, il Tálmacsi Racing, attivo nel Campionato Europeo Superstock 600.

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