Oggi
Marc Marquez è la più grande star del Mondiale MotoGP. Il percorso che l'ha portato ad essere nove volte campione del mondo non è stato sempre in discesa, ha dovuto affrontare ripide salite, sia agli esordi che negli anni più recenti. Il fuoriclasse di Cervera si racconta in un'intervista sul canale YouTube francese di Automoto, condotta da Bader Benlekehal.
Gli inizi nel Motocross
Il campione in carica della classe MotoGP ricorda il primo approccio con una due ruote, all'età di quattro anni. "Il mio compleanno è a febbraio e ho ricevuto la mia prima moto a tre marce per Natale", ha ricordato Marc Marquez. "Era una Yamaha Peewee. All'epoca, era l'unica moto che esisteva. E abbiamo iniziato a fare motocross con mio padre. Mi dicevano che per Natale chiedevo sempre: 'Voglio solo una moto, ma una vera moto, non una elettrica. Voglio una moto con un motore'".
A quasi cinque anni, con qualche mese di anticipo rispetto al regolamento, ha corso la sua prima gara. Inizialmente era molto attratto dal motocross, ma una volta provato l'asfalto di una pista all'età di otto anni è stato amore a prima vista. A nove anni il primo contratto con una squadra, "per la mia famiglia era tutto gratis. Il supporto più grande per continuare a crescere".
L'insegnamento del padre
Le prime cadute, i primi momenti difficili, i weekend trascorsi in una piccola roulotte. "
A casa non c'erano vacanze, solo corse", ha sottolineato Marc Marquez. Senza dimenticare che
i suoi genitori facevano sacrifici anche per suo fratello Alex. "
Al posto di spendere soldi per andare in vacanza li usavamo per andare in moto... Mio padre mi diceva: 'Se vuoi andare in moto, non possiamo andare a Disneyland. Devi scegliere. Se vuoi andare in moto, non puoi fare altre cose'".
Gli sforzi e gli insegnamenti del padre Julià hanno contribuito a renderlo il campione che è oggi, non solo dal punto di vista dei risultati. Una persona gentile fuori dalla pista, ma un vero e proprio killer quando abbassa la visiera e si tratta di guadagnare il podio della MotoGP. "Cerco di essere rispettoso con tutti, ma in pista non puoi essere 'gentile' con i tuoi avversari. È competizione. Cerchi sempre di essere corretto, ma al limite, perché la competizione serve proprio a questo: a vincere. In pista mi spingo al limite per vincere, per attaccare quando posso. Ma quando smetto di correre, sono una persona normale".
Marc Marquez e la fidanzata Gemma Pinto
Alex e Marc indivisibili
Da sempre suo fratello Alex gli è stato vicino, in pista e non. Per qualche breve tratto gli ha dato persino filo da torcere. "Io difendo i miei colori, Ducati Lenovo, e lui difende quelli di Gresini. Ma non abbiamo segreti. Ci alleniamo insieme, viviamo insieme. L'anno scorso, ad esempio, è stato il nostro anno migliore: primo e secondo in campionato. Ci siamo allenati insieme, stessa dieta, stessi integratori, tutto uguale. Ma in pista, ognuno ha la sua squadra... È come nel calcio: Barça e Real Madrid si affrontano, ma poi sono compagni di squadra in nazionale. Qualcosa di simile accade in MotoGP".
La vita di un pilota professionista
Essere un campione richiede anche sacrifici nella vita privata. "Devi pensare 24 ore su 24 a come migliorare. Non ti alleni tutto il giorno, ma ti prendi cura della tua alimentazione, del riposo, della preparazione..." In questo senso, riconosce anche l'importanza di staccare la spina al momento giusto. "È importante. Non puoi pensare alle moto tutto l'anno. D'estate ho una settimana o una settimana e mezza di vacanza. E d'inverno due o due settimane e mezza. Durante le gare sono molto intenso. In vacanza sono rilassato. Non mi piacciono gli orari; li detesto. Ho degli orari in pista, nei weekend di gara. Ma in vacanza non voglio una pianificazione rigida".
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