Passano gli anni, cambiano i tempi e il motociclismo. Cambia anche la Superbike, ma nel paddock trovi ancora personaggi carismatici, romantici, competenti con cui parlare per ore di moto e piloti.
Pere Riba, 57 anni, è stato un pilota di buove qualità. Ha gareggiato con la 250GP nel Motomondiale, poi in Superbike, Thunderbike e Supersport. Ha disputato anche una stagione di MotoGP con la Yamaha YZR500 del team D’Antin, andando a punti. Però è diventato un grandissimo dall'altra parte del muretto Da quindici anni è una delle colonne di Prove Racing, l’antenna tecnologica e gestionale di Kawasaki Racing nel Mondiale Superbike. Dal 2015 è diventato il tecnico di riferimento di Jonathan Rea, vincendo sei Mondiali di fila. Adesso che la Kawasaki ufficiale ha deciso di riportare in auge la
Bimota, è al fianco del britannico Alex Lowes. Il catalano Pere Riba è una fonte inesauribile di aneddoti, spiegazioni, sentenze. Un cuore appassionato della Superbike “old school” che batte ancora fortissimo. Ecco cos’ha da dire.
Il bilancio Bimota
E’ molto molto positivo. Sai come funziona, è difficile creare un pacchetto competitivo. Servono la moto, i piloti, un team. E’ una miscela molto difficile da ottenere. Abbiamo fatto sviluppo della moto di serie per ottenere l’omologazione, in pochissimo tempo. Un anno e mezzo dopo, posso dire che fra Giappone, Italia e team abbiamo fatto un lavoro eccellente.
Il lavoro paga
Se siamo qui significa che abbiamo fatto un lavoro incredibile. Però anche gli altri lavorano. Ci sono Yamaha, Honda, BMW ma nessuno ha fatto un lavoro come noi. Quindi siamo stati bravi, bravissimi. Siamo in una situazione di campionato molto difficile. La Ducati ha fatto un lavoro incredibile, loro sono veramente al top. Parliamo di una casa che vince in MotoGP, hanno una struttura racing che è veramente il massimo. Dal 2025 al 26 hanno fatto il miglioramento più grande che abbia mai visto con la stessa moto. Hanno adottato il forcellone bibraccio, curato aerodinamica, bilanciamento, l’elettronica. Questi ultimi due elementi vanno all’unisono nei progetti competitivi.
Bruciare le tappe
Ricordate il 2019? Jonathan aveva già vinto quattro Mondiali di fila quando arrivò la Ducati Panigale V4 R. Questo progetto ha cambiato faccia alla Superbike. Ma non ha vinto subito, abbiamo continuato noi con la Kawasaki. La Ducati ce l'ha fatta solo dopo tre anni a vincere il Mondiale. Questo ti fa capire quanto la Bimota sia stata molto brava a bruciare le tappe così velocemente. Non era affatto scontato.
Ducati imprendibile?
Non conosco i dettagli, non sono in Ducati, ma da fuori mi pare che il grande step lo abbiamo fatto con il forcellone bibraccio. Il mono era al limite, tecnologicamente hanno un livello altissimo, hanno tante informazioni di tanti team, tanti piloti. Hanno una connessione strettissima con la MotoGP. Adesso che succede? Tutti i team e piloti che non hanno la Ducati sono al limite.
Gli altri sono fregati?
Ci sono due letture. Puoi dire “chapeau” siete stati bravissimi, siete i più forti. La seconda: la Superbike vive sul concetto di bilanciamento delle prestazioni. Dico bilanciamento in generale: tecnico e anche non tecnico. L’importante è il concetto: bilanciamento. Hanno introdotto il controllo del carburante, ma non serve a niente, lo vedete tutti. Quindi la situazione è che questo tipo di bilanciamento non funziona. Il risultato è stato zero. Noi oggi possiamo lottare solo per arrivare dietro alle Ducati.
The best of the rest
E’ una situazione dura. Mettetevi nei panni di un pilota che parte sapendo che non potrà vincere. Oppure nei panni di un tecnico, di un meccanico, di tutti noi: arriviamo nel box la mattina sapendo già che non vincerai. Non fraintendetemi, non voglio fare polemica. Faccio solo due constatazioni: la Ducati ha fatto un lavoro della madonna, il bilanciamento regolamentare non funziona.
Limitatore e controllo benzina
Il limitatore dei giri non era il sistema perfetto ma bilanciava di più del controllo carburante. Non voglio addentrarmi nelle valutazioni tecniche, ma vedo che questo’anno hanno lanciato la SportBike, vedo correre moto 400cc contro le 800cc, frazionamenti diversi, progetti e identità dei veicoli molto distanti. Eppure le gare sono bellissima, stesso discorso per la Supersport, è spettacolare. La Superbike no. Io non punto il dito, dico solo che la Superbike oggi non è un campionato bello.
Cosa cambieresti?
Precisiamo una cosa: bilanciare le prestazioni nel Mondiale Superbike è un lavoro difficilissimo, niente a che vedere con la MotoGP. Di là hanno introdotto la centralina elettronica unica, ma sono prototipi, non puoi fare tutto, ma tante cose. Qui abbiamo moto stradali che sono completamente diverse fra loro. Quindi fare un regolamento che funzioni è un gioco delicatissimo.
E perchè non ci azzeccano mai?
Adesso il regolamento passa attraverso la MSMA, l’associazione dei Costruttori. Le marche coinvolte in Superbike sono cinque e per cambiare qualcosa serve l’unanimità. Se una mette il veto, qualsiasi modifica viene bocciata. Dal mio punto di vista non ha senso, non è intelligente. Ci vorrebbe un criterio più democratico: se tre pongono di cambiare strada e due sono contrari, dovrebbe vincere la maggioranza. Adesso invece se uno non gradisce una determinata proposta di cambiamento, la può fermare. Tutto resta immobile e il risultato ce l’abbiamo sotto gli occhi. Non dò la colpa alla Ducati, né a nessuno. E’ la struttura che non ha senso.
Svolta Michelin: che dobbiamo aspettarci?
Le abbiamo già provate a Jerez dopo l’ultimo round 2025 e ne abbiamo fatto un altro a fine maggio ad Aragon. Michelin è Michelin, ma il carattere della gomma è diverso. La Pirelli ha lavorato bene dal 2004. Ci sono stati alti e bassi, ma sempre sono andati in crescendo. Adesso abbiamo gomme che lavorano in maniera superba, con un margine di esercizio molto vasto: con il caldo, con il freddo, il rendimento dal primo giro all’ultimo non cala. Negli ultimi 3-4 anni hanno fatto uno step anche come durabilità. Ma anche la Michelin lavora bene, solo che è diversa. Toccherà ai costruttori e ai team adattarsi a questa nuova filosofia tecnologica. Vedrete che non cambierà granché, troveranno tutti il modo di adattarsi al meglio. Il delta di prestazione (qui i primi tempi ad Aragon, ndr
) già adesso è molto ridotto e non abbiamo ancora cominciato a lavorarci. Quanto vale Bulega?
E’ un buon pilota. Certo, in questo momento sta guidando la moto migliore del paddock, però i risultati non piovono dal cielo. Vincere è sempre difficile, non bisogna sbagliare. Se hai margine è più facile, ma è indubbio che sia un buon pilota. Cosa farà? Non lo so. Constato che Iker Lecuona con la Honda faceva settimo-ottavo, adesso con la Ducati finisce un secondo dietro Bulega. Adesso la differenza tecnica è troppo grande per valutare il pilota. Ricordate che tutti i piloti del paddock sono velocissimi, sono tutti ragazzi che sanno andare forte in moto. Però la Ducati sta un passo grande avanti, per cui è difficile farsi un’opinione precisa.
E se Bulega avesse una Bimota?
Vuoi sapere se sarebbe ancora davanti con quindici secondi di vantaggio? Ti rispondo chiaro: no, cento per cento no. Però è un gran pilota, niente da dire. E’ un top, ma non so quanto top, perchè corre con una moto che è sette passi avanti a tutte le altre.
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