Sei piloti spagnoli nelle prime sei posizioni della MotoGP a Misano hanno fatto scoppiare il caso: perchè nelle categorie minori non ci sono più gli eredi di Biaggi e Rossi? L'abbiamo chiesto a Gianluca Nannelli, ex pilota di livello Mondiale nelle derivate di serie, oggi creatore e gestore di una delle Academy più prestigiose di avviamento alle corse.
"Capisco che questo dominio spagnolo proprio a Misano abbia destato stupore, ma non drammatizzerei, perchè tante volte, anche in anni recenti, il podio MotoGP l'hanno monopolizzato i nostri" puntualizza il Nanna.
"Diciamo che, se parliamo di MotoGP, non ci ha girato proprio bene: Bezzecchi è velocissimo ma stravince o la lancia, deve ancora trovare il suo equilibrio. Bagnaia purtroppo in questo momento è fuori gioco, ma è un pilota che ha vinto tre Mondiali. Inoltre Di Giannantonio sta andando bene, ha fatto tanti podi. Invece la situazione in Moto2 e Moto3 in effetti è preoccupante..." Perchè la Spagna domina?
"E' un problema di bacino: in Spagna hanno un vivaio di 1500 bambini che sognano di diventare i nuovi Marquez, in Italia ne abbiamo solo 150. E' una situazione che ha parecchie cause, la prima è economica: in Italia non girano più i soldi di una volta. La seconda attiene alla diversa organizzazione: in Spagna cominciare a correre è facilissimo e costa molto poco. E' facile per due fattori: uno è il meteo, che permette loro di girare, dovunque, quasi tutto l'anno. Il secondo. è sociale: là in qualunque città ci sono piazzali, aree motoristiche allestite anche in pieno centro. Qui da noi se accendi un motorino arrivano i vigili in un baleno: in Spagna la moto è dovunque, noi siamo un pò ghettizzati."
Perchè in Spagna costa meno?
"Gestiscono l'attività di base in modo spartano: fanno correre i bimbi con moto che rispetto alle nostre sono cancelli, ma costano pochissimo. Inoltre utilizzano strutture più semplici, anche a costo di una sicurezza un pò approssimativa. Da noi è tutto super sicuro, tutto a norma. Per cui i costi salgono in maniera esponenziale. Là qualunque bambino può correre, a prescindere delle possibilità dei genitori. Qui da noi una stagione in minimoto può costare 30 mila euro. E considerando che parliamo di bimbi di 7-8 anni, la famiglia deve fare investimenti cospicui per anni per accompagnare il figlio fino alle gare di livello superiore."
Quando si vede se un bambino può diventare campione?
"Non prima dell'età della pubertà, cioè 13-14 anni. E' importante lavorare sui bambini di 7-8 anni perchè a quell'età imparano la tecnica di base, come in tutti gli altri sport. I bambini sono spugne, andare in moto e acquisire determinate doti tecniche diventa istintiivo, è quasi un DNA. Poi però c'è lo scoglio successivo: fra un ragazzino veloce e un futuro campione ci sono due-tre decimi su piste lunghe e impegnative come il Mugello. Quel delta di prestazione è questione di talento, e non ne nascono tutti i giorni. Chiaramente più la base è numerosa, più c'è possibilità di trovare il super campione."
La Federmoto ha responsabilità?
"No, anzi svolge un buon lavoro aiutando parecchi piloti di prospettiva, come fanno strutture come la VR46 e pochissimi altri. Portare a correre 13-14enni nei campionati internazionali d'accesso costa, per cui andrebbe implementata la possibilità di investire risorse per accompagnare anche i piloti che non hanno la valigia di papà. Il problema è sempre il solito: negli ultimi anni ad un certo livello arrivano solo ragazzi che hanno alle spalle famiglie che si sono potute permettere di investire 2-300 mila € per tanti anni nelle formule addestrative. La chiave è trovare il sistema di far correre tutti, come fanno in Spagna."
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