Superbike Kawasaki

Superbike retrospective, Kawasaki Ninja ZX-10R: Anche l’Endurance è cosa sua

Per mantenersi ai vertici della Superbike, Kawasaki introduce la versione più raffinata della propria sportiva: si chiama Ninja ZX-10RR, è più leggera e potente. Vince tutto, anche nel mondiale Endurance

15 maggio 2021 - 19:00

Continuazione dalla [seconda parte]

La cavalcata di Jonathan Rea e della Kawasaki in Superbike è trionfale. Il pacchetto tecnico è ad un tale livello da non richiedere, per anni, rivoluzioni della supersportiva di serie. La strategia della Casa giapponese per mantenersi ai vertici è piuttosto quella di un affinamento costante, declinando il proprio prodotto in diverse versioni adatte ad un ampio pubblico. Così, dal 2017 viene affiancata, alla Ninja ZX-10R, la versione ZX-10RR. Prodotta in serie limitata a 500 unità annue, la RR rappresenta la sublimazione della tecnologia Kawasaki. Analogamente alle versioni R della Ducati Panigale, la Ninja “lusso” mette sul piatto più cavalli, meno kili ed una ciclistica raffinatissima, ponendosi come base per l’allestimento Superbike portato in gara dai piloti ufficiali. Ad ogni stagione corrispondono alcuni ritocchi, fino al culmine della versione 2019-2020. Per il 2021, come vedremo, gli aggiornamenti si faranno decisamente più sostanziosi.

Kawasaki Ninja ZX-10RR 2019, la “Race Replica”

Dal punto di vista dello stile, la Ninja in versione RR non presenta sostanzali differenze né nei confronti delle versioni 16-17, né in quelli delle coeve R ed SE. La scelta cromatica è fortemente caratterizzante, essendo il Lime Green esclusivo per la versione più pregiata, così come lo è l’omologazione per il solo pilota, identificativa della destinazione racing di questa moto. Sulla piastra superiore di sterzo fa bella mostra di sé una targhetta speciale, indicante la numerazione progressiva del modello. La conferma dello schema telaistico a doppio trave in alluminio è scontata, mentre destano sorpresa le sospensioni a regolazione interamente meccanica. Del resto, la versione SE possiede le sospensioni a controllo elettronico KECS. Per un prodotto più specialistico come la RR, Kawasaki ha scelto un pacchetto destinato ad un pubblico esperto, avvezzo alla regolazione manuale. I veri assi nella manca, però, sono ben celati sotto alla carenatura.

Una monoposto dalla ciclistica raffinata

Le sospensioni regolabili sono giustamente tarate per il solo conducente, con l’utilizzo in circuito come obiettivo. L’attuazione elettronica dell’ammortizzatore di sterzo Ohlins può essere disattivata nell’uso in circuito. Un ulteriore privilegio della ZX-10RR sono i cerchi Marchesini forgiati, con disegno a sette razze, che contribuiscono a limare il peso della moto fino a 206 Kg in ordine di marcia. La Kawasaki, pur senza eccessi preoccupanti, si conferma tra le meno leggere della sua categoria. La frenata si affida alle magnifiche pinze Brembo M50 all’anteriore, con dischi da 330mm e ABS di tipo cornering. Al posteriore, trova ancora spazio la pinza a singolo pistoncino Tokiko, su disco da 220 mm. Confermato l’eccellente pacchetto di aiuti elettronici, basato su piattaforma inerziale Bosch: controllo di trazione S-KTRC a cinque livelli, controllo del freno motore, launch control KLCM, quickshifter a due direzioni e molto altro. Solamente la strumentazione LCD comincia ad apparire davvero obsoleta.

Bielle in titanio, il segreto per “girare” alto

Il quattro cilindri che spinge la Kawasaki ZX-10RR riceve alcuni aggiornamenti tecnici importanti per il 2019. La distribuzione è comandata da bilancieri a dito in sostituzione dei bicchierini, offrendo ai progettisti la possibilità di realizzare camere di scoppio più compatte. Questo, congiuntamente all’adozione di bielle Pankl in titanio più leggere di 102 grammi rispetto a quelle in acciaio, permette di innalzare di ben 600 giri il regime di rotazione. Il valore di potenza massima ne beneficia: sono 204 i cavalli disponibili a 13.500 giri, per 11,7 Kgm di coppia a 11.200 giri. Kawasaki dichiara addirittura 214 cv in condizioni di elevata pressione nell’airbox. Con misure carateristiche di alesaggio e corsa pari a 76×55 mm, diventa sempre più grande il divario con gli alesaggi della concorrenza, prossimi agli 80 mm. Tuttavia, le vittorie in Superbike confermano le qualità del motore Kawasaki, anche quando si tratta di preparazioni molto spinte.

Corre su un binario, ma il motore ha fame di giri

Sorprendentemente, la Kawasaki Ninja ZX-10RR risulta piuttosto abitabile. Il merito va ai semimanubri ampi ed alle misure molto “europee”, adatte a piloti di diverse taglie: una caratteristica in comune con il modello precedente. Tra i cordoli, la ZX-10RR conferma la straordinaria stabilità delle ciclistiche Ninja, regalando reazioni neutre ed una confidenza sempre maggiore mano a mano che cresce il ritmo. Pur dotata di una frenata impressionante, che beneficia anche di un quickshifter in scalata tra i migliori, la Kawasaki preferisce le traiettorie rotonde, dove emerge la sua incredibile velocità in percorrenza. Ottimo il comportamento dei controlli elettronici, solamente il freno motore risulta un po’ troppo invasivo. L’anima della festa, cioè il propulsore, nasconde luci ed ombre. Da un lato, la potenza oltre i 10.000 giri è devastante, dall’altro ai medi regimi manca qualcosa rispetto alla recente concorrenza a quattro cilindri, ricordando l’erogazione appuntita delle 600 giapponesi anni duemila. Nei circuiti più veloci e scorrevoli questa caratteristica non causa alcun problema, mentre in quelli più corti, così come su strada, richiede un uso intenso del cambio. Ci può stare: la Kawasaki Ninja ZX-10RR è una purosangue da corsa.

Verde vittoria, anche a Suzuka

Gli anni passano, i regolamenti vengono aggiornati, ma la musica nel mondiale Superbike non cambia. Infatti, anche nel 2018 Jonathan Rea conquista il titolo sulla Kawasaki Ninja ZX-10RR, portando a casa 17 vittorie di cui 11 consecutive nella seconda parte di stagione. Per onore di cronaca, anche il compagno di squadra Tom Sykes, al suo ultimo anno in verde, racimola un successo. La stagione successiva si dimostra ben più impegnativa. La partenza-lampo di Álvaro Bautista e della nuova Ducati Panigale V4R coglie tutti di sorpresa, ma alla fine a spuntarla è Rea, che eguaglia il numero di vittorie del 2018. Avendo conquistato il quinto titolo mondiale, il nordirlandese supera Carl Fogarty nell’Olimpo dei pluricampioni Superbike. Anche il giovane Toprak Razgatlıoğlu conquista la vittoria in gara nel nome della Kawasaki, in due occasioni, all’interno del team Puccetti. Il 2019 è caratterizzato anche da un’altra vittoria della Kawasaki, molto importante per i giapponesi. Dopo 26 anni, la Casa di Akashi torna al successo nella prestigiosa 8 Ore di Suzuka, grazie al trio di piloti Haslam-Razgatlıoğlu-Rea. Il primo premio in Giappone arriva in concomitanza con la conquista del mondiale Endurance da parte del team SRC Kawasaki France. Il 2020 vede apparire per l’ultima volta questa generazione di Ninja ZX-10RR: il risultato è il sesto titolo consecutivo per Jonathan Rea ed una vittoria per il suo compagno di scuderia Alex Lowes.

Rimani sintonizzato! Continua nella [quarta parte]

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Foto: Kawasaki Press, Getty, EWC

 

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