Honda CBR1000RR Fireblade

Superbike retrospective: Honda CBR 1000 RR Fireblade, prima parte L’eredità di James Toseland

Honda CBR 1000RR Fireblade, la mille super equilibrata. In scia al titolo Superbike 2007 arriva sul mercato un modello tutto nuovo. Come andava? Scopriamo l'evoluzione della sportiva giapponese

15 aprile 2021 - 21:15

Dici Fireblade ed è un po’ come dire supersportiva. Da quasi trent’anni, questo inconfondibile epiteto identifica le Honda CBR più sportive, di grossa cilindrata che però si guidano con una facilità sconosciuta alla concorrenza. La storia racconta che il progettista Tadao Baba realizzò la prima 900 del ’92 avendo in mente il concetto del “controllo totale”, bilanciamento tra potenza del motore ed agilità della ciclistica. Questa finalità non è mai venuta meno nelle successive generazioni della moto moderna più rappresentativa e famosa del Marchio. Persino quando inizia a correre in Superbike, vincendolo nel 2007 con James Toseland, la Honda CBR 10000RR Fireblade mantiene un invidiabile equilibrio. Tornata ad impegnarsi ufficialmente con la divisione sportiva HRC, oggi la Casa di Tokyo vuole riconquistare la vetta del mondiale per le derivate. Analizziamo il percorso che separa la Fireblade nata subito dopo il titolo 2007 da quella di oggi.

Honda CBR 1000RR Fireblade, nuove forze dal titolo mondiale 2007

Nell’anno 2008, all’interno di un mercato delle supersportive competitivo ma ancora lontano dall’essere sconvolto dall’arrivo dei rivoluzionari progetti Aprilia e BMW, Honda lancia la rinnovata CBR 1000RR Fireblade. Non è ancora il momento storico dei pacchetti di controlli elettronici e della cavalleria superiore ai 200 cavalli. La quattro cilindri giapponese continua nel solco della tradizione Honda della sportiva non estrema, da utilizzare in strada ogni giorno. La tecnologia del momento viene spinta ad un livello di eccellenza, puntando sul contenimento del peso in 187 Kg a secco. Già dallo stile, è evidente che tutto verte sul principio del contenimento delle masse.

Il design della moto è di rottura con il passato delle CBR, a partire dal frontale schiacciato e massiccio: non piace all’unanimità. Le fiancate presentano feritoie dallo sviluppo verticale, in controtendenza con le altre sportive del periodo. Il codone ha un aspetto filante e leggerissimo, ispirato alle MotoGP ed in particolare alla Honda RC212V, inoltre perde lo scarico sottosella. Proprio quest’ultimo elemento è un segno netto di cambio generazionale, andando ad interrompere quella che fino ad allora era stata una tendenza progettuale messa in pratica anche da Ducati, Kawasaki ed altri. Il nuovo scarico è basso, con un silenziatore molto corto sul lato destro della moto. Quest’ultimo ha sezione triangolare ed è talmente ben integrato con il design da sembrare un pezzo della carena. Nel complesso, la CBR trasuda compattezza, è cortissima ed appare molto agile, oltre che pronta ad aggredire le curve.

Un progetto razionale in puro stile Honda

Il telaio, prima composto da 9 parti, ottiene una riprogettazione finalizzata all’alleggerimento (perdendo oltre due kg) ed alla semplicità produttiva. Dal lavoro degli ingegneri emerge una forma tanto efficace quanto pulita alla vista, in soli quattro parti con minime saldature. La frenata è assicurata da un impianto nipponico al vertice per prestazioni e modulabilità: all’anteriore ci sono due dischi da 320 mm su cui lavorano pinze radiali a quattro pistoncini Tokico, mentre dietro c’è un disco da 220 mm con pinza ad un pistoncino. Manca l’ABS, che viene proposto in seguito da Honda come sistema proprietario C-ABS, ma con un aggravio importante di peso (10 Kg). Le sospensioni sono costituite da una forcella a steli rovesciati Showa Ø43 mm e da un ammortizzatore progressivo, entrambi pienamente regolabili. Inoltre, un valore aggiunto della Fireblade è l’ammortizzatore di sterzo elettronico, che aiuta a ridurre gli sbacchettamenti in accelerazione.

Un motore potente e ben gestibile

Il motore DOHC nasce per unire compattezza e prestazioni, con un larghissimo uso di leghe leggere e senza fronzoli elettronici, mancando il ride by wire. In compenso, si può fare affidamento su di una frizione anti saltellamento molto ben a punto, specialmente nell’uso in pista. I valori di potenza e coppia promessi dal motore della Honda CBR 1000RR sono pari a 177,8 CV a 12.000 giri e 112 Nm a 8.500 giri, non mostruosi rispetto alla concorrenza a quattro cilindri. Contestualizzato al momento storico, però, il propulsore di Tokyo offre tutta la potenza che serve ad un pilota amatoriale. La strumentazione si affida ad un asciutto schermo LCD, ma mantiene il contagiri analogico: un rimando alle corse.

Honda CBR 1000RR Fireblade, la sportiva più equilibrata

Alla guida, la Honda si distingue per il connubio tra comfort e maneggevolezza, grazie alla sella sufficientemente imbottita ed alla posizione dei semi manubri azzeccata, né troppo bassa né troppo alta. L’esperienza in città non è drammatica per via del propulsore elastico e che non strattona, ma anche in virtù della trasmissione precisa, del cambio piacevole e della taratura di serie delle sospensioni morbida. Sui percorsi di montagna è una vera festa, potendo anche apprezzare l’operato dell’ammortizzatore di sterzo elettronico nelle accelerazioni più incisive. Le prestazioni velocistiche sono senza dubbio elevate, oltre i 150 km/h in prima marcia. Tuttavia, la Fireblade si dimostra maneggevole ed intuitiva nelle sue reazioni, anche ad andature rilassate. D’altro canto, in pista emergono alcuni limiti fisiologici del progetto Honda, come la tendenza a “sedersi” in percorrenza di curva ed un eccessivo affondamento della forcella in staccata, a sua volta causa di saltellamento del posteriore.

Qualche compromesso nell’uso intenso in pista

Grazie alla regolazione delle sospensioni, è possibile limare un po’ questi problemi, mantenendo un’agilità più vicina ad una 600 che ad una 1000. Aspetti negativi su cui non è possibile intervenire, invece, sono relativi alla marcata tendenza all’impennata anche in seconda marcia ed al fading che interessa l’impianto frenante sotto stress. Fortunatamente, la leva del freno anteriore offre un registro per contrastare l’allungamento della corsa. Le sbavature in circuito non compromettono un quadro generale assolutamente invidiabile, caratterizzato da leggerezza, controllo eccellente ed efficacia del motore. Alla prova dei fatti, la Honda CBR 1000RR incarna l’opzione ideale per i meno esperti e per chi desidera una supersportiva da utilizzare su strada.

Una Superbike che non vince il titolo, ma che piace ai piloti

Le versioni da gara, come la preparazione Superbike per il campionato americano del Corona Team, mantengono i pregi di duttilità della stradale e si focalizzano sull’aumento di potenza e sull’introduzione del traction control. Nel mondiale Superbike è principalmente il team Ten Kate a tenere alta la bandiera della Honda, senza vincere altri titoli ma ottenendo vittorie e podi prestigiosi con diversi piloti. Nel 2008, Carlos Checa arriva quarto in classifica finale conquistando due vittorie e cinque podi, mentre il compagno di scuderia Kiyonari centra tre vittorie e chiude al nono posto. Dal 2009 viene ingaggiato il promettente Jonathan Rea, che si dimostrerà velocissimo sulla Honda CBR 1000RR vincendo due gare, raddoppiando l’anno successivo e mantenendosi nella parte alta della classifica nel 2011 fino all’infortunio che azzera le sue speranze iridate. Nel 2012 è tempo di cambiamenti per la casa di Tokyo: è in arrivo una Fireblade aggiornata. Basterà?

Rimani sintonizzato! Continua nella [seconda parte]

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Foto: Hondanews, Getty

 

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