1 Marzo 2024

Superbike: La verità di babbo Bulega “Vi racconto com’è rinato mio figlio Nicolò”

Davide Bulega, ex campione Europeo poi team manager e talent scout parla a ruota libera. "io e Nicolò, quante ne abbiamo passate"

Davide e Nicolò Bulega, Superbike

Notti insonni con il cuore a mille aspettando il debutto Superbike. Davide Bulega, padre di Nicolò, non si è perso neppure un istante del primo round del Mondiale in Australia. Quando si è a casa è tutto più difficile, terribilmente più difficile. Suo figlio però ha incantato con prestazioni straordinarie all’esordio in top class. La sua vittoria in gara-1 a Phillip Island è già entrata nella storia.

Davide Bulega ha trascorso notti insonni per seguire il figlio che stava debuttando nel Mondiale Superbike. Adesso si racconta in esclusiva a Corsedimoto.

Ci racconti com’è stato?

“Sono sempre stato una persona emotiva, ma più invecchio e più peggioro (ora piango anche a C’è Posta per Te). Sicuramente non essere li ti fa perdere il controllo. Ho passato tre notti in bianco, per paura di non svegliarmi, per paura che magari succedesse qualcosa con il satellite di Sky, ero pronto con il piano B (il sito Superbike) e C (l’App WSBK), per poterlo seguire. Alla fine avevo tutte e tre le opzioni aperte. Agitazione, tachicardia: non è vita dai…(ride)”.

Nel warm-up Nicolò ha perso il controllo finendo contro un muro. Quando e come hai saputo che stava bene?

“Fortunatamente non mi mancano i contatti nel paddock, ma la prima cosa che faccio è sentire la Camilla fidanzata di Nicolò. Poi chiamo o scrivo al dottor Zasa che è sempre molto disponibile e mi risponde in tempo reale capendo la situazione”.

Babbo a casa, all’alba: come hai festeggiato la vittoria al debutto in Superbike?

Avrei voluto urlare, invece sono stato composto, ho fatto scendere l’ultima lacrima, mi sono vestito e sono andato a pescare sulla spiaggia aspettando la sua telefonata“.

Dicci la verità: prima della partenza di gara1, che vi siete detti? 

Mi ha raccontato che riusciva a gestire le gomme usate molto bene grazie al suo stile di guida e che aveva la sensazione di poter lottare per la vittoria. Infatti anche in gara2 si è visto come con gomme finite, lui facesse la differenza”.

Nel 2023, vedendo Nicolò vincere 16 gare Supersport, quasi tutte per distacco, dicevano “Facile con una 1000 vs 600”. Oggi può parlare il babbo

“Purtroppo la gente, soprattutto in Italia, tende a gettare fango sempre e comunque. Se vinci è perché hai la moto migliore se perdi è perché sei un pirla. Ne ho lette di tutti i colori. Ma la “colpa” è di Valentino Rossi e Max Biaggi che hanno fatto diventare questo sport popolare e tutti possono dire la loro (ride).

Tornando seri, Nicolò ha vinto nel 2023 perché era una spanna superiore a tutti, altroché balle. Manzi, ad esempio, al parco chiuso si lamentava pubblicamente ma spesso non faceva i tempi di Aegerter dell’anno prima”.

Nicolò nel suo nuovo mondo ha scelto un profilo basso: niente proclami, parla poco e sottovoce. Ma è un cosi bravo ragazzo anche a casa o a volte ti fa incazzare?

Nicolò ha ben chiaro cosa deve fare e come deve comportarsi nel paddock, non ho più nulla da insegnargli in merito. È certamente un bravo ragazzo ma ha un carattere molto forte. Io e lui a volte litighiamo, perché forse sono l’unico che si permette di dirgli quello che pensa. A volte stiamo due o tre giorni senza sentirci, poi un messaggio e un pranzo e facciamo finta di non avere mai discusso. Mi fa incazzare che sui social tagga anche il cane del vicino e a me mai. Poi mi da fastidio che mai una volta dica pubblicamente “ringrazio mio papà” . Mi fa incazzare che non pensa a piccole attenzioni, come ad esempio un pass o l’invito ad una premiazione, o una t-shirt del suo team. Quando gli scrivo su Whatsapp e mi risponde due giorni dopo (ride). Ecco, queste cose mi seccano ma so che non lo fa perché mi vuole male, lo fa perché non ci pensa“.

Nel 2015, a soli 15 anni, Nicolò vinse il Mondiale Junior e sembrava il predestinato che alla corte di Valentino Rossi sarebbe esploso. Invece in Moto3 e Moto2 si è progressivamente spento. Con il senno di poi: cos’è andato storto?

“A me è tutto molto chiaro, nel 2016 fece un esodio incredibile e se Quartararo a Phillip Island non lo faceva cadere procurandogli un brutto infortunio alla spalla, quell’anno sarebbe arrivato 3° nel Mondiale. Nel 2017 la KTM era un disastro mentre nel 2018 era cresciuto talmente tanto che sulla moto era veramente molto svantaggiato. Nel 2019 secondo me all’esordio in Moto2 non fece male, fece il giusto: qualche seconda fila e svariati piazzamenti nella top ten. L’anno dopo c’era un disagio con uno dei dirigenti VR46 e io ho spinto molto per farlo andare via. Non potevo vedere mio figlio andare ad allenarsi con lo stesso spirito di uno che lavora in miniera. Bisognava cambiare aria secondo me. Voglio però essere chiaro: la VR46 ha dato tanto a Nicolò, è una realtà unica alla quale saremo grati a vita”.

Neanche i due anni in Gresini Moto2 sono stati brillanti. Che problemi c’erano?

“Ad Agosto 2020 a Brno, Fausto Gresini dopo l’ennesima cazzata di un membro della squadra di Nicolò, ci ha convocati nel camion scusandosi ufficialmente a nome della Gresini Racing e scagionava completamente Nicolò dalle prestazioni opache raggiunte. Sempre in quella occasione ci disse che per il 2021 c’era la massima fiducia tant’è che ci chiese di fare una rosa di nomi tra capi tecnici, meccanici ed elettronici di nostro gradimento. Facemmo i nomi a Fausto e ci accontentò su tutto. Poi i gravi problemi familiari hanno fatto si che io e Nicolò non parlassimo più per un periodo di tempo.

Gresini nel frattempo ingaggiò Di Giannantonio che però precedentemente ci aveva garantito che mai l’avrebbe ripreso, ma non solo. La squadra che avevamo formato e concordato con Fausto per Nicolò, è andata a Diggia. Io ero a casa e non potevo intervenire quindi: problemi in famiglia, problemi con il team, Fausto è mancato e io non c’ero, figurati…“.

Nel paddock dicono che dopo la separazione dei genitori, Nicolò non ti abbia parlato per un anno e mezzo. A distanza di tempo, puoi dire cosa non andava?

Credo che la separazione sia stato un calcio di rigore per molti del paddock ma mi fermo qui. La cosa che più mi importa adesso è che il nostro rapporto sia recuperato al cento per cento, anzi, per certi aspetti è anche migliorato. Non andava il fatto che non ci parlassimo… Nel paddock però, se parlassero dei problemi che hanno nelle loro case, sarebbe sufficiente per fare una serie su Netflix”.

Babbo ex pilota campione d’Europa 250GP, team manager e poi manager del figlio. 

Eh si. Avrei molto da raccontare, ho fatto tante esperienze che messe insieme mi hanno formato sia umanamente che professionalmente”.

Nicolò è esploso nelle derivate dalla serie con un altro manager: il motivo?

“Il manager di Nicolò gliel’ho  presentato io e quindi ritengo che professionalmente sia capace ma Nicolò avrebbe vinto anche senza manager. Il motivo è che è tranquillo e ha una moto buona. Il resto non conta niente anche se a qualcuno piace dare i meriti a tutti tranne che al sottoscritto”.

Le corse costano: babbo Bulega quanto ha investito perché il figlio arrivasse dov’è adesso?

Quanto? Molto di più di quanto uno possa immaginare. Ma i soldi sono la cosa che conta meno, ho investito gran parte della mia vita, del mio tempo, mettendo sempre davanti mio figlio e la sua carriera ed oscurando la mia. Ma sono felice, perché nonostante abbia fatto molti errori, oggi mio figlio ha una casa sua, guadagna bene, non gli manca nulla. E parte di questo suo benessere, lo sento un merito, sento di essere riuscito a dare qualcosa a mio figlio come lo fece mio padre per me”.

Conosci il paddock da vari punti di vista, da 30 anni: cos’è che non ti piace?

Non mi piace chi raccoglie quello che ho seminato io. Non mi piace la poca meritocrazia, i raccomandati, non mi piace chi davanti ti sorride e poi ti parla alle spalle, non mi piacciono quelli che cambiano atteggiamento nei miei confronti in base alla classifica di mio figlio. Però c’è tanta bella gente a modo e ho tanti amici seri con i quali c’è una profonda stima reciproca sia nel paddock della Superbike che nella MotoGP”.

Parliamo del presente: Nicolò ha rotto il ghiaccio al primo colpo in Superbike, ora dove può arrivare? 

Ecco, questa domanda era la più temuta per scaramanzia. Nicolò, vincendo al debutto, ora è condannato a vincere secondo la testolina della gente. Infatti i due 5° posti di Philip Island per alcuni, non certo per me, sembravano quasi una delusione. Ma la colpa è anche di voi giornalisti che con quei titoli strappa like, fate amare o odiare un pilota (ride) . Tornando al dove può arrivare: mi limito a dire che secondo me può fare una bellissima stagione in Superbike”.

Parliamo del futuro: Nicolò Bulega ha 24 anni, se avessi la bacchetta magica, l’anno prossimo dove lo metteresti?

Credo che il programma preveda che quest’anno faccia esperienza e che nel 2025 provi ad essere un pretendente al titolo in Superbike. Se fosse così, perché no, avrebbe tutte le carte in regola per andare in MotoGP. Poi non si sa mai, le sorprese esistono…”.

Corsedimoto TV, Iscriviti qui al nostro canale YouTube

Lascia un commento