Una scommessa criticata, eppure rivelatasi vincente. Dietro al titolo
Ducati in Superbike infatti c'è anche
Stefano Cecconi, CEO Aruba e proprietario del team ufficiale, che ci ha visto lungo. Nella foto d'apertura con gli occhiali, accanto a Daniele Casolari (a sinistra), Alvaro Bautista e il direttore tecnico Marco Zambenedetti. È stato proprio Cecconi infatti a rivolere Alvaro Bautista in rosso dopo il divorzio nel 2019. Un anno in cui marchio e pilota apparivano un binomio imbattibile, per poi perdere la rotta e di conseguenza un Mondiale che sembrava già vinto. Una lezione però che è servita per completare la stagione stellare di Ducati: dopo il titolo MotoGP, ecco quello nelle derivate di serie a 11 anni dall'ultimo iride portato da
Carlos Checa.
"Abbiamo raggiunto il traguardo che ci eravamo prefissi nel 2015" ha sottolineato il Team Principal Aruba.it Racing –
Ducati. Ovvero l'anno di avvio della collaborazione tra le due parti.
"Sono felice per Alvaro, per il team, per tutti i ragazzi che lavorano per Aruba e per Ducati. È grazie alla loro dedizione se stiamo festeggiando questo traguardo straordinario." Un risultato arrivato battendo in primis Toprak Razgatlioglu, iridato 2021 (e vincitore anche a Mandalika), e Jonathan Rea, sei volte campione.
"Una concorrenza di altissimo livello" ha evidenziato Cecconi con entusiasmo.
Ma non è finita, in Australia c'è ancora qualcosa da conquistare.
"Il titolo costruttori e quello a squadre, per chiudere alla grande una stagione fantastica." A Phillip Island quindi si punta a completare l'opera, ovvero gli stessi risultati ottenuti in MotoGP.
Ducati infatti s'è già portata a casa la tripla corona nel Motomondiale, arriverà anche in Superbike? A livello di costruttori, Borgo Panigale comanda con 584 punti, segue Yamaha con 535 e Kawasaki con 478. Truppa Rossa quindi determinata a prendersi proprio tutto in una stagione 2022 che è già storia.
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