Leonardo Martinazzi nuovamente tra i protagonisti italiani in Moto4
MotoJunior, stavolta con AC Racing. La sua storia e gli obiettivi nell'intervista.
Dopo l’anno di debutto, è il momento di farsi notare. Il 15enne
Leonardo
Martinazzi (16 anni il prossimo dicembre), bresciano di nascita ma misanese d’adozione,
quest’anno sarà al via con
AC Racing dopo il 2025 di apprendimento con il Team
Echovit Pasini Racing. La categoria è sempre la Moto4 European Cup, nuovo nome
della European Talent Cup del FIM
MotoJunior, in cui ora Martinazzi mira a fare
quel necessario passo in più. Conoscete la sua storia? Ve la racconta lui
stesso, assieme ad ambizioni ed obiettivi per la nuova stagione di gare.
IL FUTURO
Il tuo 2026 sarà sempre in MotoJunior, stavolta con AC
Racing.
C'era già l'idea di cambiare, per vari motivi non è
andata bene. AC Racing in passato mi aveva già cercato per fare la PreMoto3,
però non avevamo trovato un accordo. A Misano ho conosciuto di persona
Alessandro [Cassinari] e Riccardo [Rama], mi sono piaciuti subito e abbiamo
cominciato a parlare. Abbiamo firmato prima del round di Barcellona.
Una mossa anticipata, ti ha dato tranquillità?
Sì. Non avevano ancora vinto il titolo ETC, ma avevano già
avuto abbastanza richieste e per fortuna sono arrivato in tempo, anche loro mi
volevano in squadra e siamo riusciti a trovare un accordo.
L’anno scorso hai debuttato in ETC, ora Moto4. Come vedi
questa nuova stagione, cosa ti aspetti?
Non sono andato come volevo, sono successe un po’ di cose
che non mi sono piaciute e che mi hanno fermato. Ma la colpa è anche mia, ho
sfruttato le buone occasioni solo poche volte. In quella categoria vanno tutti
molto forte ed il primo anno sei scombussolato, è molto diverso dall’Italia.
Devi cogliere ogni minima occasione per fare bene ed è quello che mi è mancato.
Ho fatto fatica anche sulle piste, non le conoscevo… Ci sono state tante cose.
È stato un anno di apprendimento, ora bisogna mettere in pratica quello che
abbiamo imparato!
Sembra non sia facile saltare dalla PreMoto3 del CIV alla
ETC del JuniorGP.
Secondo me dipende anche da come hanno organizzato tutte le
gare. In Spagna si fanno quattro turni tra giovedì e venerdì da 40 minuti,
gestiti in maniera completamente diversa dal CIV, in cui ci sono tre turni da
20 minuti. E ci sono poi le pre-qualifiche per la Q2 diretta, che cambiano la
mentalità di tutti i piloti. Lì devi saper sfruttare molto bene il fatto che
hai più posti per entrare, cosa che ho capito un po’ tardi. In qualifica poi è
una “battaglia all’ultimo sangue”, quasi una gara! Siamo circa 14 in un gruppo,
la scia ed i riferimenti contano tanto… Per sfortuna ho fatto solo una Q2, ma
era completamente diversa dalla Q1, perché cambia la gestione. Se poi non sei
bravo a fare il tempo non fai proprio la gara, quindi ti devi svegliare anche
su questo! E le piste sono molto diverse da quelle italiane.
Ce n’è una che ti ha messo maggiormente in difficoltà?
Jerez mi ha messo molto in difficoltà, è stata davvero
tosta. È una pista molto tecnica e non avevamo fatto test a differenza di
Estoril e Barcellona, ed è stato difficile. Io non sono molto forte nei
curvoni… Forse è stata anche un po’ una questione di testa: a Estoril non mi
sono qualificato perché abbiamo girato sul bagnato e non sono riuscito a
sfruttarlo.
C’è stato anche un importante cambio gomme, da Dunlop a
Pirelli.
Sono uno che si adatta abbastanza velocemente, il problema è
poi riuscire ad andare forte. Le Pirelli chiedono qualcosa di diverso dalle
Dunlop, ancora le sto imparando e sto cercando il limite. Vorrei dire che è
quella la parte più difficile.
La pioggia è un problema per te?
A Magny-Cours in realtà sono andato abbastanza forte! Anche
se il giovedì ho avuto una botta fortissima… Un meccanico ha attraversato la
pit lane, l’ho preso in pieno e ho avuto un trauma cranico, lui invece non s’è
fatto niente. Poi ho corso comunque: venerdì non ho girato, sabato mi sono
ripreso un po’ e abbiamo fatto tutti i test che dovevamo fare, anche se non è
stato abbastanza.
C’è qualcosa che devi cambiare, o qualche difetto da correggere,
per quest’anno?
Sì. Mi aiuta anche il fatto che abbiamo cominciato ad andare
a girare in Spagna, ti alleni meglio e ti trovi magari in pista quelli che
hanno vinto l’anno scorso, come Bujosa o Cano, o anche piloti come Pedro Acosta
o David Alonso… Ti stimolano a migliorare. In Italia non succede.
Quali sono i primi obiettivi per il 2026?
Non sono uno che si fissa degli obiettivi. Per prima cosa
voglio qualificarmi e fare le gare, per poi fare sempre meglio. Conosco il mio
potenziale, ma devo cominciare da questo.
C’è in programma anche un altro campionato parallelo o
ancora non ci pensi?
Mi piacerebbe fare la PreMoto3 nel CIV (ora Moto4, ndr),
userei la stessa moto e mi andrebbe bene. C’è però il problema delle gomme
diverse… Ma stiamo ancora valutando alcune proposte, vedremo più avanti.
LE MOTO E LA SCUOLA
Da dove comincia il tuo percorso?
Vivo dietro al circuito di Misano da quando ho tre anni,
quando i miei genitori si sono trasferiti. Mio papà ha corso in moto, ha fatto
qualche anno di Superbike nell’italiano, più altri campionati. Ma mi sono
avvicinato alle moto con mia mamma, anche lei nel mondo dei motori. Mio zio ha
corso nel Mondiale Supermotard. Mio papà non voleva perché pensava che mi sarei
sentito in obbligo, ma quando mi hanno portato a San Mauro hanno capito che mi
piaceva davvero. Avevo 4 anni.
Arrivano poi le prime competizioni.
A 8 anni ho iniziato a fare le gare in minimoto e
nell’ultimo anno sono andato abbastanza bene: ho fatto 2° nell’Italiano e 3°
nell’Europeo Open A. Sono passato poi alle Ohvale con Pasini Racing ed il Team74
di Kevin Calia, subito in 190 perché ero già “grande”, me la sono cavata
abbastanza bene. Poi sono andato in PreMoto3, secondo Ilario Pasini era meglio
farlo subito e sono salito di categoria col suo team. Abbiamo fatto un anno lì
e poi ha pensato che fosse meglio andare al CEV: nel 2025 siamo passati, è
stata la scelta giusta.
Una scalata troppo rapida o la rifaresti?
La rifarei. Magari con qualche decisione diversa, ma non
cambierei le categorie. Ammetto che dopo la PreMoto3 non eravamo molto convinti
del passaggio in Spagna, però Ilario ci ha spiegato com’era quel campionato e
che era un passaggio necessario: un anno da usare come allenamento e l’anno
dopo essere competitivo. A fine 2024 avrei anche dovuto fare l’ultima gara,
spostata a Estoril per l’alluvione a Valencia, solo che per qualche settimana
non mi hanno dato la deroga e non l’ho potuta fare. Sono state tutte scelte
giuste.
Vista la tua età vai ancora a scuola, ci racconti cosa fai?
Sì, frequento l’Istituto Tecnico per il Turismo Marco Polo a
Rimini. Faccio l’indirizzo Tecnico Economico per il Turismo perché insegnano
più lingue straniere e a me piace, anche perché così poi andrò meglio nel mondo
delle moto. Me la cavo abbastanza bene con lo studio: l’anno scorso ho fatto un
po’ più fatica, ma per fortuna mi ricordo tutto velocemente, sto più attento in
classe così poi faccio prima a casa. Da studiare comunque ce l’ho sempre, recupero
magari quando sono in viaggio o alla sera. Anche perché i miei genitori mi
hanno sempre detto che se non vado bene a scuola, non vado in moto!
Hai mai pensato ad altro, oltre a fare il pilota?
No! Non ho mai avuto né voglio avere un piano B. Voglio
andare fino in fondo per questa strada.
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