Non c'era grande incertezza su come sarebbe finita ma
Stefano Manzi l'ha dissolta subito. Al termine di una gara condotta al meglio, il 26enne riminese si è laureato campione del Mondo Supersport con un round d'anticipo.
Fra una settimana a Jerez si correrà solo per divertimento, il titolo è già in cassaforte. Bastava un quinto posto, nel caso Can Oncu avesse puntato al successo pieno. Ma Stefano ha rotto subito gli indugi: ha inseguito per tanti giri Valetin Debise, che con la Ducati Renzi Corse aveva vinto la sfida precedente. Poi nei tre giri finali ha accesso il turbo, prendendosi tutto: gara e titolo, come i campioni più veri.
L'erede di Locatelli e Bulega
Stefano Manzi è il terzo pilota italiano a vincere il Mondiale Supersport. I precedenti sono stati Andrea Locatelli, sempre con la Yamaha nel 2020, e Nicolò Bulega (Ducati) due anni fa. Nell'albo d'oro ci sarebbero Anche Paolo Casoli, titolato nel 1997, e Fabrizio Pirovano l'anno successivo: in quei tempi però la Supersport non aveva assunto titolazione di campionato del Mondo. Questa è stata la 20° affermazione in 95 gare, con 59 podi all'attivo: numeri da grande pilota.
Manzi e la svolta Supersport
Stefano Manzi è stato uno dei potenziali ragazzi veloci del Motomondiale, dove ha debuttato a soli sedici anni, sotto l'ala della VR46. Ma in sette anni di militanza fra Moto3 e Moto2 i risultati non sono stati quelli sperati. La svolta è stato il passaggio in Supersport, la stessa strada già intrapresa anni prima da Andrea Locatelli. Nel '22 debutta con la Triumph centrando il primo successo a Portimao, dopo appena otto round di rodaggio: il Portogallo gli porta decisamente bene.
Yamaha trampolino di lancio
La stagione successiva passa in Yamaha: nel '23-24 sbatte contro il maggior potenziale della Ducati Panigale V2 e il talento di Nicolò Bulega e Adrian Huertas. Ma quest'anno, con la nuova YZF-R9 tre cilindri, ha preso il volo: Mondiale vinto con una moto debuttante, mica male! Nel '26 la stessa Yamaha lo promuoverà in
Superbike con le insegne di GRT. Avrà quindi una R1 ufficiale e la possibilità di alzare ulteriormente l'asticella. A 26 anni c'è ancora tutto il tempo.
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