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A un passo dal limite: viaggio nella velocità in salita con Alex Mantovani

In Pista
CIVS: correre ad un soffio dal limite
Il CIVS (Campionato Italiano Velocità Salita) è quanto di più vicino all’essenza del motociclismo. Muri di roccia, alberi e strapiombi delimitano i tracciati stradali che ospitano le gare. Gli stessi del giro in moto della domenica, per l'occasione chiusi al traffico e messi in sicurezza. Persino i valori restano quelli condivisi sulla strada di tutti i giorni.
Per capire cosa si provi a staccare a pochi centimetri dal guardrail, abbiamo intervistato Alex Mantovani (Polenteam), protagonista del CIVS con il quarto posto nella passata stagione.

Dalle minimoto alla strada: il percorso e l'accesso al CIVS

La passione di Alex ha radici profonde: «Ho cominciato ad andare in moto da bambino. A quattro anni avevo la minimoto di Marco Melandri. Poi c'è stata una pausa durante l'adolescenza, prima di riprendere in mano la mia passione a diciotto anni».
Dai passi di montagna della domenica – che col tempo cominciavano a stargli stretti – al passaggio in pista, fino alle gare su strada. È qui che ha trovato la sua dimensione.
Mantovani oggi corre in sella a una Yamaha R3 (300cc, 4 tempi). Una scelta dettata dalla voglia di fare un percorso graduale, ma anche dalla ricerca di una guida fluida e tecnica: «Portare una 300 in salita non è facile: hai pochi cavalli e un peso importante, devi frenare il meno possibile e far scorrere la moto in tutte le curve. Devi tenerla sempre ad alti giri e passare molto vicino al limite. È diverso rispetto a una moto di cilindrata superiore, dove puoi permetterti staccate nette e ripartenze».
Archiviata una straordinaria prima stagione chiusa con un podio e il quarto posto in classifica, per Alex il futuro è già tracciato. L'anno prossimo si raddoppia: oltre a cercare di confermarsi nel CIVS con una nuova Yamaha R3, il pilota veneto affronterà anche le strade del campionato europeo, che per molti versi si avvicinano al mitico Tourist Trophy.
Alex Mantovani

La dimensione economica: dal supporto degli sponsor alle wild card

A livello logistico ed economico, il CIVS si regge in gran parte su voglia e risorse dei privati: «Ho la fortuna che la concessionaria ufficiale Yamaha dove ho acquistato la moto mi aiuta tantissimo con pezzi di ricambio e informazioni preziose. E questo fa tanto, specialmente oggi».
Non mancano inoltre formule accessibili come le wild card, che permettono anche ai neofiti di avvicinarsi alla competizione con costi contenuti: basta pagare la tassa amministrativa di 20 euro, cui si somma la quota di circa 150 euro per gara dovuta sia dai piloti iscritti al campionato sia da chi vuole correre una singola gara. Ovviamente fanno da contraltare le spese vive per benzina e spostamenti, non trascurabili considerando le tappe sparse per il Centro Italia.

Sicurezza e percezione del rischio

Correre su strada richiede talento, certo, ma anche forza mentale. La strada, a differenza della più permissiva pista, non perdona nulla: «La strada è dissestata, ogni anno è diversa», racconta Mantovani, lodando il lavoro dei marshall che tengono pulita la carreggiata e mappano buche e avvallamenti, evidenziandoli con lo spray.
Negli ultimi anni, il campionato ha introdotto importanti novità in termini di sicurezza, come le chicane semaforiche, studiate per imporre una frenata progressiva nei punti più critici. Eppure, la paura continua a far parte del gioco: «Chi non ha paura in moto non va lontano. Io mi tengo sempre quel 10% di margine, perché la strada non perdona».

Il lascito di Luca Salvadori e il fattore umano

Un contributo alla visibilità del CIVS si deve a Luca Salvadori. Pilota e content creator, Salvadori ha saputo sdoganare la velocità in salita raccontandola dall'interno con i suoi video.
La tragica scomparsa di Luca ha lasciato un segno profondo, ma ha anche cementato il concetto di “famiglia”, non sempre presente nei grandi autodromi: «Nel CIVS c'è una solidarietà incredibile tra i piloti: se cadi, trovi subito qualcuno che ti aiuta a rimettere in piedi la moto per la manche successiva».
La vera essenza del motociclismo, appunto.
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