Il fantomatico "fronte dei piloti" che sarebbero stati contrari a prendere parte al GP del
Qatar si è sciolto come neve nel deserto.
Nelle numerose riunioni organizzate a Phillip Island circa tre quarti della griglia si erano detti contrari alla trasferta in Qatar. Nell'ultimo incontro, o venerdì a Sepang, il no sarebbe rimasto soltanto a tre piloti. Un vertice teso fin dalla logistica: ai piloti sarebbe stata negata una sala per riunirsi e il gruppo si è appoggiato agli spazi Yamaha.
La preoccupazione resta legata al rischio di un'escalation del conflitto tra Stati Uniti e Iran. Diverse fonti riferiscono che Donald Trump avrebbe in programma una ripresa intensa degli attacchi dopo le elezioni di metà mandato del 3 novembre, mentre i governi stanno aggiornando le indicazioni di viaggio sconsigliando gli spostamenti non necessari verso il Golfo. Nessun Paese però ha vietato i viaggi nella regione, e senza questo passaggio la MotoGP non potrebbe cancellare la gara senza subire costi economici.
Il peso del Qatar
Che i piloti non avrebbero avuto voce in capitolo era scontato. Sono i protagonisti dello show, ma in termini contrattuali il loro peso è ridottissimo. La MotoGP ha accordi con promoter locali e sponsor, e a sua volta i team hanno vincoli contrattuali con il promoter del Mondiale. Saltare un GP comporterebbe penali contrattuali salatissime. Fra l'altro in questo caso parliamo di una tappa strategica visto che lo Stato del Qatar è uno degli sponsor più importanti non solo del campionato motociclistico, ma anche della Formula 1, per cifre assai superiori. Siccome il Qatar ha fortissimo interesse alla disputa del GP per dimostrare al mondo che la situazione è normalizzata, nei fatti questo GP non è stato in discussione dal momento che anche la tappa F1 è stata confermata, più di un mese fa.
Le minacce
Se un pilota si rifiutasse di andare in Qatar, potrebbe dover risarcire il team o la Casa Costruttore titolare del contratto. Quindi chi va in pista è l'anello più debole della catena. Nel paddock di Sepang si parla anche di sanzioni sportive che la Federmoto Internazionale potrebbe comminare a chi non dovesse presentarsi senza giustificato motivo, arrivando perfino alla squalifica nei GP finali che si correranno a Portimao e Valencia. Ma non ce ne sarà bisogno, perchè multe milonarie pesato ben più delle minacce della FIM.
Dopo una settimana di riunioni, dubbi e prese di posizione, il braccio di ferro tra la griglia e MotoGP Group entra così nella sua fase più dura. Una fase che, come avevamo già raccontato in
Qatar, l'aspetto grottesco della MotoGP: i piloti e il teatrino dei media, vede i piloti con pochissimo potere decisionale.
Mentre piloti fingono di avere voce in capitolo, ma non ce l'hanno, nel frattempo team e vertici del Mondiale viaggiano compatti sulla stessa linea: il GP del Qatar, già rinviato ad aprile a causa della guerra in Iran, si deve correre.
Arrivi all'ultimo e paddock ridotto
Carlos Ezpeleta è volato a Doha in settimana per chiedere garanzie agli organizzatori locali. Secondo Crash.net, i piloti rinvieranno la partenza il più possibile e potrebbero arrivare in Qatar soltanto giovedì, con possibili ripercussioni sulla conferenza stampa della vigilia. Il paddock sarà comunque più vuoto del solito: tra le televisioni solo DAZN sarà presente sul posto, mentre il team VR46 ha confermato che parte del suo personale non partirà.
Sullo sfondo resta il tema di un sindacato dei piloti. Oggi solo team e Costruttori hanno organismi ufficiali con cui la MotoGP ha rapporti contrattuali. La settimana di Lusail dirà se la linea dura avrà spento questa spinta ad associarsi per portare avanti rivendicazioni comuni, o l'avrà definitivamente spenta.
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