il 7 febbraio 2000, è un giorno che non scorderemo mai, un giorno di quelli speciali. Il giorno in cui a Maranello vennero tolti i veli sulla monoposto che avrebbe duellato in quella stagione di Formula 1. L’attesa era alta, tutto perché nel 1999 la rossa aveva vinto il titolo Costruttori e tutto portava a dire che i tempi erano maturi. Maturi per spezzare le catene del sogno, maturi per sprigionare la gioia. Un sentimento che ormai i tifosi Ferrari non provavano più e passavano le loro annate a sperare. Ecco, quando speri non sempre ciò si realizza ma delle volte sì ed è quello che accadde nella mitica annata del 2000, l’anno in rosso.
Schumacher era pronto a scrivere la storia
Dal 1996 Michael Schumacher aveva in testa una sola cosa, vincere il titolo Piloti con la Ferrari. La casa di Maranello dopo aver congedato Eddie Irvine da quasi Campione del Mondo decise di puntare su un giovane brasiliano. Rubens Barrichello proveniva dal team Stewart e si era reso protagonista di uno splendido 1999. Il 2000 segnava l’inizio del nuovo millennio e Schumacher era pronto per dare il colpo finale al suo acerrimo rivale
Mika Hakkinen. Il finlandese con la McLaren era alla ricerca del terzo acuto di fila in Formula 1. Tutti erano sicuri che la lotta sarebbe stata tra loro due, anche perché stavamo parlando di due miti di questo sport.
La voglia del Kaiser di diventare un uomo in rosso era più forte della convinzione di Hakkinen di avere dalla sua una scuderia Campione. Quel concetto di scuderia Campione, inoltre, era pronto a cambiare pagina perché Luca Cordero di Montezemolo l’allora Presidente della Ferrari aveva investito su tutti i reparti. L’uomo scelto dal Drake in persona aveva portato a Maranello in quegli anni uomini come Jean Todt e Ross Brawn. Figure capaci di ridare un prestigio alla scuderia di Enzo dopo anni deludenti. Il 2000 è il grande anno, il nuovo millennio portò tanti a sperare che qualcosa stava per cambiare e tutto cambiò da quel 7 febbraio di 25 anni fa.
La mitica F1-2000
Quella mattina di un quarto di secolo fa erano davvero tutti vicini a quella vettura ancora celata da un velo rosso. L’occasione volle che anche il Presidente della FIAT fosse presente, l’avvocato Gianni Agnelli da sempre grande amante della Formula 1. L'azienda italiana per la presentazione della F1-2000 aveva 800 accreditati di cui la metà giornalisti e ben 45 le emittenti televisive. Bella rossa lucente si presentava e Michael quel giorno disse le sue prime parole in italiano e ricordate cosa disse? Annunciò al mondo intero che la Ferrari era pronta a riportare a casa il mondiale.
La vettura si presentava completamente diversa dalla F399 tanto che la nuova macchina venne rialzata nella parte del muso mentre abbassata nella parte riguardante il baricentro. Il baricentro fu abbassato per fare posto al nuovo motore, un propulsore V10 capace di sprigionare una potenza di 780 Cavalli. Questo nuovo motore andava ad appiattire la parte posteriore della vettura per aiutare i flussi d’aria. La caccia alla MP4-15 era stata lanciata e se Brawn aveva dato il meglio nel 2000, questo forse non si poté dire dell’altro grande genio della Formula 1. Il rivale,
Adrian Newey, che veniva dal grande biennio con la casa di Woking.
Il ritorno al successo in Formula 1
25 anni fa veniva scritta la prima pagina di questa storia. Quando in un giorno di inizio febbraio il cuore dei tifosi Ferrari iniziò a sognare. Furono versati tanti litri di inchiostro quel giorno e molto altro ne fu consumato in quella stagione del 2000. La F1-2000 era pronta a scatenare la sua potenza con il Kaiser pronto a divorarsi ogni pista, ogni centimetro che quel campionato di Formula 1 mise in campo. Fino a quella mattina, la mattina dell’8 ottobre, il giorno più bello per ogni tifoso della rossa, la chiusura di 21 anni d'attesa. Ci arriveremo a quel giorno a Suzuka ma oggi si sblocca un altro ricordo. Il ricordo di chi ancora una volta credette in un sogno dopo anni passati a vedere gli altri festeggiare e fece bene. Perché che vita sarebbe senza quella di non inseguire nemmeno un sogno? Senza provare l’ebrezza di vivere almeno internamente quella gioia, perché poi quando si realizza è completamente diverso da come sognavamo il momento. Perché non c’è nulla di più bello, dei sogni che prendono vita.
FOTO: Formula 1