Canepa

Doppio, triplo stint Endurance: da Wayne Gardner a Niccolò Canepa

Dal celebre doppio stint di Wayne Gardner alla 8 ore di Suzuka 1985 all'impresa di Niccolò Canepa alla 8 ore di Sepang 2019: turni di guida infiniti, ma con alla base lo sforzo ed il sacrificio di un pilota dell'Endurance.

29 giugno 2020 - 10:28

Per vincere nel Mondiale Endurance Moto conta l’insieme. Bisogna disporre di una moto veloce e, soprattutto, affidabile. Contestualmente, resta imprescindibile il lavoro di squadra, con i meccanici pronti ad ogni evenienza, chiamati ad esser sempre impeccabili nelle soste ai box. Non parliamo poi dell’importanza dei piloti di ogni singolo equipaggio, ai quali viene richiesta velocità, costanza e zero errori. Nel FIM EWC il “pacchetto” fa la differenza: non si può trascurare ogni singolo dettaglio se l’obiettivo è la vittoria. Il fattore-squadra è fondamentale, ma ancor oggi viene lasciato spazio alle individualità. Ad imprese che restano nella storia, combinando sacrificio, impegno, dedizione, talento ed una sana dose di self control.

STINT

Nel gergo delle competizioni motociclistiche di durata per stint si intende il turno di guida di ciascun pilota. A seconda del circuito può variare da 45 minuti fino a superare l’ora. Ogni stint racchiude molteplici aspetti: strategie, gestione dei consumi, pneumatici, moto e, perché no, energie e risorse. In base alle necessità, il pilota in quel momento in sella deve rispettare un tempo imposto per non pregiudicare le strategie pianificate o, in alternativa, dare tutto per recuperare terreno. Lo stint è l’essenza dell’Endurance, dagli albori della specialità ai giorni nostri. Considerando l’innalzamento del livello di competitività, oggi per lottare ai vertici si parla di “gare sprint sulla distanza di 8 o 24 ore”. Dove qualche sbavatura in un singolo stint può risultare fatale.

TURNO DI GUIDA

Nella normalità dei casi uno stint viene inteso come singolo turno di guida del pilota per poi cedere il testimone al suo compagno di equipaggio una volta ultimata questa pratica. Tuttavia, in base alle situazioni del momento, il pilota può effettuare un doppio stint. Se in quel frangente è veloce, non avverte la stanchezza e conosce alla perfezione le condizioni della pista. Con l’asfalto bagnato che va man mano asciugandosi, effettuare il cambio pilota comporterebbe più rischi del previsto. Il “doppio stint” pertanto spesso non è soltanto una soluzione, ma anche un atto dovuto per non pregiudicare il risultato di squadra.

DOPPIO STINT

Il “doppio stint” agli albori dell’Endurance a due ruote era prassi e consuetudine. Una 24 ore la si affrontava con soli 2 piloti per equipaggio. Chiaro: con ritmi più blandi rispetto ad oggi, ma era pur sempre una bella tirata. I grandi interpreti della specialità dell’epoca si concedevano il lusso di effettuare anche 2, 3 stint tirati consecutivi, riposandosi solo nelle soste ai box. Altri tempi, altre prerogative. Nel FIM EWC degli anni Duemila, fare una 24 ore con soli 2 piloti non è impossibile, ma pur sempre difficile. Il “doppio stint” non rappresenta un problema per la stra-grande maggioranza dei partenti, per quanto da attuare solo in situazioni di mera necessità.

GARDNER A SUZUKA 1985

Parametrandoci all’Endurance dei giorni nostri, chi ha reso per primo mainstream il doppio-stint è stato Wayne Gardner alla 8 ore di Suzuka 1985. Una delle edizioni più belle e tirate di sempre della “gara delle gare”, con il confronto tra gli squadroni Honda HRC e TECH21 Yamaha. Nella fase conclusiva della contesa, per resistere al forcing di Kenny Roberts e Tadahiko Taira con la Yamaha #21, Wayne Gardner prese la decisione di concludere lui la gara. Doppio (estenuante) stint finale, per una semplice ragione: il suo compagno di equipaggio Masaki Tokuno proprio non andava. “Masaki-San (Tokuno, ndr) era in difficoltà“, spiegò Gardner. “Girava costantemente 2-3 secondi più lento di me. Di fatto stavamo perdendo la gara. Mi sono fermato per l’ultima sosta ed era pronto a salire in sella Tokuno. A quel punto dissi alla squadra “Dobbiamo recuperare, se prende lui parte all’ultimo stint, perdiamo la gara”. Di forza decisi di continuare, disputando due turni di guida consecutivi, due ore di fila e tutte tirate. L’esperienza più difficile e traumatica della mia carriera: a Suzuka nell’ultima ora si passa dal giorno alla notte, io ero con una visiera scura e non c’era tempo per cambiarla ai box. Ci vedevo poco, ma non era l’unico problema: ero stanchissimo, si correva con temperature vicine ai 40°, inoltre ogni giro ero sempre oltre il limite viaggiando su tempi da qualifica“.

Stremato Wayne Gardner sale sul podio della 8 ore di Suzuka 1985 rischiando di cadere, sorretto da Masaki Tokuno al termine di un’impresa epica

In tutto questo, per Wayne Gardner arrivò il sollievo finale. “Ad un certo punto avevo visto una moto azzurra ferma, tra me e me in completa confusione pensai fosse Kenny. In realtà c’era Taira in sella, ma la cosa più importante è che si trattasse della Yamaha numero 21: trovai conferma al giro successivo leggendo P1 dalla tabella. Era fatta!“. Un sacrificio del quale il futuro iridato 500cc 1987 ne pagò le spese. “Ero disidratato, una volta finita la gara ero in completa confusione e non capivo più nulla“. Sorretto da Tokuno e dai meccanici, Gardner riuscì a salire sul podio. “Una gara dura, la più difficile della mia carriera, ma nel contempo la più appagante e memorabile. Sono stato male le due settimane successive tanto da avere continui giramenti di testa, ma ne è valsa la pena: avevo dato tutto per vincere“.

TRIPLO STINT

Se Wayne Gardner ha reso il doppio stint “mainstream“, Niccolò Canepa in data 14 dicembre 2019 ha reso il triplo stint qualcosa di… possibile. Non il primo in assoluto ad effettuare tre turni di guida consecutivi (lo stesso Roberto Rolfo al Bol d’Or 2019 ci era riuscito), ma l’unico nella storia a vincere… da solo una gara Endurance! Solo lui in sella alla Yamaha R1 #7 della YART, senza passare il testimone ai suoi compagni di squadra Broc Parkes e Karel Hanika. In una 8 ore di Sepang accorciata nel suo complesso a metà distanza, tra una bandiera rossa e l’altra Canepa è stato l’unico a scender in pista per la YART. Ed effettuare, alla definitiva partenza, quel leggendario triplo stint.

Niccolò Canepa “One Man Show” in stile Endurance

Nessuno come Niccolò Canepa: vincere… da solo una gara del Mondiale Endurance FIM EWC

L’IMPRESA DI CANEPA

Di questa impresa, il Campione del Mondo Endurance 2016/2017 ne ha parlato intervenendo nel corso della nostra trasmissione Box18. “Sicuramente resta un ricordo fantastico, anche per come è arrivata questa vittoria con il triplo stint consecutivo in sella“, spiega Niccolò. “Il primo stint è stato quello più traumatico nella mia carriera: parto e la moto si ammutolisce senza preavviso. Sono riuscito a ripartire perdendo 30 posizioni, ma non c’era più elettronica, tanto che ho dovuto guidare per 1 ora senza traction control e cambio elettronico. Emotivamente è stata una grande fatica riuscire a recuperare posizioni, oltretutto correndo sotto la pioggia, tanto che quando sono rientrato ai box credevo che per me fosse finita. Invece Mandy (Kainz, team manager YART) mi ha chiesto di continuare e così ho fatto poi 3 stint di fila. Al termine della gara il mio primo pensiero è stato ai miei compagni di equipaggio perché, per tutto il weekend, abbiamo lavorato insieme, fatto il setting insieme, nell’Endurance si vive o si perde di squadra e so che per loro è stato duro non salire in sella“. A quando 4 stint di fila?…

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