Niccolò Canepa

Niccolò Canepa “One man show” in stile Endurance

Niccolò Canepa vince... "da solo" la 8 ore di Sepang. Triplo stint di fila, tre ore consecutive in sella per portare YART Yamaha ad una vittoria epica.

16 dicembre 2019 - 16:16

Nel motociclismo si può vincere, ma anche stravincere. Con una prova di forza, carattere e stile. Niccolò Canepa alla 8 ore di Sepang ha riaffermato perché nell’Endurance oggi si parla sempre più italiano. Con i fatti, grazie a successi impreziositi da traguardi senza precedenti nella specialità per il motociclismo tricolore, scalando dal 2016 a questa parte le storiche e consolidate gerarchie delle corse di durata. Un pilota completo, “pound for pound” nell’elite assoluta del FIM EWC, dalle peculiarità che si sposano alle prerogative delle cosiddette competizioni di resistenza. Nell’Endurance Canepa ha trovato la dimensione congeniale per metter in mostra tutto il suo valore. Già che c’era, in un pazzo sabato malese, realizzando una vera e propria impresa.

CANEPA VINCE DA SOLO

In un’inaugurale edizione della 8 ore di Sepang caratterizzata dal maltempo, da ripetuti rinvii e da colpi di scena una volta preso definitivamente il via, Niccolò Canepa ha scritto una memorabile pagina di storia della specialità. Per una serie di circostanze, anche in questo caso senza precedenti: vincere una gara Endurance… da solo. Vero: non sono state 8 effettive ore di gara (bensì meno della metà…), ma in sella alla R1 #7 della YART ci è salito soltanto lui. Al primo (ipotetico) via, alla successiva partenza comprensiva di una mezz’oretta scarsa di Safety Car, ma soprattutto nel finale. Nelle 3 ore abbondanti della contesa, il pilota genovese è stato l’unico a correre per conto di YART Yamaha. Tre stint consecutivi, tre ore (e più) di gara tirate, con solo qualche secondo di (apparente) relax nelle soste ai box per il rifornimento ed eventuale cambio gomme, ma non cambio pilota…

L’ENDURANCE OGGI

Da un lustro a questa parte nel Mondiale Endurance si è innalzato sempre più il livello di team, moto e piloti, tanto che ormai la tesi consolidata è che si parla di “gare sprint articolate sulla distanza di 8 o 24 ore“. Esclusiva in passato della sola 8 ore di Suzuka, oggi è una tematica estesa a tutti gli eventi del calendario. Nel FIM EWC contano l’affidabilità, strategia ed è l’insieme a fare la differenza, ma per emergere bisogna essere veloci. Sempre. Ecco perché, nell’ultimo periodo, a più riprese si sono visti illustrissimi casi di piloti “panchinati“. Ma di un pilota che corre da solo, non ancora. Almeno fino a Sepang.

TRIPLO STINT

Di doppi-stint da parte dei piloti se ne sono registrati parecchi. Tra Suzuka (Michael van der Mark e Takumi Takahashi al via del 2018 e, con lo stesso pilota HRC, nel finale di quest’ultima edizione) e Bol d’Or, tanti esempi in tal senso. Di casi da triplice-stint, pochi. Anzi, di fatto parliamo di un’esclusiva tipicamente “Made in Italy“: Roberto Rolfo nella mattinata del Bol d’Or (con annesso restart) lo scorso mese di settembre, Niccolò Canepa nella (complicatissima) trasferta malese del calendario.

IMPRESA

Quella di Nick59 è un’impresa a tutti gli effetti, non soltanto per il mero discorso delle tre ore in sella consecutive. Canepa ha dovuto guidare in condizioni non facili, rimediando anche ad un black-out iniziale della propria R1 quando era in lotta per la terza posizione. Ritrovatosi al di fuori della top-20, senza aiuti elettronici (e non è il primo caso recente in YART…) ha guadagnato posizioni su posizioni, riappropriandosi del podio e, nel finale, assicurandosi la vittoria. L’impresa consiste nella presa di coscienza della situazione di gara e relativa assunzione di responsabilità. In condizioni di scarsa aderenza, con tanti elementi esterni che possono remare contro, si può passare in un lampo da potenziale eroe alla palese ragione di una sconfitta. Di carattere e testa, confrontandosi in pochi secondi nelle soste ai box con il team manager Mandy Kainz, Niccolò si è preso questo rischio. Avendo ragione in toto.

STILE

Per vincere nell’Endurance bisogna avere la giusta mentalità: si vince e si perde insieme. La squadra prima di tutto, sovrastando le individualità e gli interessi personali. Sin dal suo esordio del 2016, Niccolò Canepa è entrato subito in quest’ottica. Nel 2018, da Campione del Mondo in carica, proprio lui consolò per primo il compagno di equipaggio David Checa dopo un suo errore alla 17esima ora di gara a Le Mans, ad un passo da una vittoria che sembrava ormai in saccoccia. In quella circostanza anche ripensando a quanto accaduto 12 mesi prima, con il genovese costretto alla resa nella mattinata per problemi fisici, lasciando allo stesso Checa e Di Meglio il compito di portare a termine la corsa. Nell’Endurance è così. Per questo Canepa, autore di un’impresa storica, ha rivolto il primo pensiero ai suoi compagni di equipaggio in quel di Sepang: “Mi spiace per Broc (Parkes) e Karel (Hanika): sono sicuro che in sella sarebbero riusciti a fare lo stesso“.

Primo italiano Campione del Mondo della specialità, il secondo nella storia a vincere alla 24 ore di Le Mans, primo ed unico a conquistare il Bol d’Or ed a girare sul 2’06” a Suzuka. Pilota che nell’EWC scrive e riscrive record tricolori, sa vincere e stravincere. Ma sempre con lo stile e mentalità Endurance.

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