Le Mans

24 ore di Le Mans 2019: ecco perché “We Love Endurance”

Una 24 ore di Le Mans che si è decisa negli ultimi 7 minuti di gara, con le prerogative di sempre dell'Endurance: ecco perché il FIM EWC emoziona sempre più

23 aprile 2019 - 11:13

Il campionato dei pensionati, il cimitero degli elefanti, una specialità noiosa, poco coinvolgente e per nulla votata allo spettacolo. Per anni del Mondiale Endurance si è detto tutto questo. Spesso da parte di chi non conosceva peculiarità e prerogative della specialità, lasciandosi andare a valutazioni basate su luoghi comuni e ben pochi elementi oggettivi. L’ennesima smentita di questa tesi di pensiero trova nell’edizione 2019 della 24 ore motociclistica di Le Mans la sua più (bella) rappresentazione. Una maratona Endurance risoltasi soltanto nel finale e, di fatto, a 7 minuti dal termine. Sorpassi, pathos, tensione ed emozione. Tutto questo si è vissuto nel weekend pasquale sul circuito della Sarthe, per una 24 ore entrata già di diritto nella storia.

WE LOVE ENDURANCE

We Love Endurance” non è soltanto il claim scelto dal promoter Eurosport Events per celebrare il rinnovo decennale con la FIM ufficializzato venerdì scorso. A tutti gli effetti è il sentimento che provano tutti gli attori protagonisti delle corse di durata, ma anche e soprattutto il pubblico al loro seguito. La 24 Heures Motos 2019 rientra tra le gare destinate a segnare un’epoca, ribadendo la crescita esponenziale sotto tutti gli aspetti del FIM EWC. L’Endurance si è evoluto, diventando da gare “di resistenza” ad effettive gare sprint articolate sulla distanza di 8 o 24 ore. Le Mans è la miglior rappresentazione in tal senso, con il fattore umano che ha fatto la differenza.

KAWASAKI SRC NELLA STORIA

La vittoria più sofferta, ma anche la più bella. Il Team Kawasaki SRC di 24 ore ne ha vinte a bizzeffe nell’ultimo decennio, ma doveva riscattare una serie di battute a vuoto registratesi nell’ultimo periodo. Al Bol d’Or, non più tardi dello scorso mese di settembre, un problema tecnico aveva precluso loro una vittoria che sembrava già in saccoccia. In quella circostanza Jeremy Guarnoni si era lasciato andare a lacrime di disperazione per l’obiettivo sfumato sul più bello. Trascorsi 7 mesi, le sue lacrime sono di gioia per una prestazione-capolavoro. “Il giorno più bello della mia vita“, ha ammesso Jey, con tutte le ragioni di questo mondo. Quando nell’ultimo stint recuperi (quasi) 20 secondi sul leader, sei autore di una prestazione da antologia. Oltretutto con specifiche Pirelli a disposizione di tutti i team, confermando il suo perfetto affiatamento con il pacchetto tecnico a sua disposizione che gli ha permesso di affermarsi quale nuovo “capitano” dello squadrone diretto da Gilles Stafler.

CHE STORIE A LE MANS!

Nell’ultimo stint Guarnoni doveva recuperare quasi 20 secondi da Hernandez, fuggitivo con Honda Endurance Racing, ma con l’incognita legata ai consumi. La squadra di Honda Motor Europe puntava ad effettuare 2 soste (!) in meno rispetto alla concorrenza. Alla fine, forse per un errore di calcolo, ha persino dovuto compiere uno splash-and-go all’ultimo giro, ma non prima di subire il sorpasso da Guarnoni. Una rimonta resa possibile dal passo formidabile dell’originario di Tolosa, ad un certo punto messa in discussione dall’ingresso della Safety Car. Poteva concludersi la gara sotto regime di neutralizzazione, vanificando un finale pirotecnico dove Jey ha portato a termine la “remuntada”, celebrando con Kawasaki SRC, Pirelli ed i suoi compagni di squadra David Checa ed Erwan Nigon un successo storico.

GLI SCONFITTI

Per il Team Kawasaki SRC si tratta del sesto centro a Le Mans nelle ultime 10 edizioni, indiscutibilmente il più significativo. Dopo il Bol d’Or, Randy De Puniet aveva lasciato la squadra per accasarsi proprio in Honda. Gran professionista RDP, dalla personalità forte, che ha portato spesso a contrasti (anche in mondovisione…) con Gilles Stafler. Con RDP diventato “rivale”, la squadra di riferimento Kawasaki si è riorganizzata affidando maggiori responsabilità a Guarnoni, ad un pluri-iridato come Checa ed un veterano del calibro di Nigon. De Puniet, rivelatosi il pilota più veloce nell’arco della contesa, ha tuttavia sbagliato nella notte, finendo a terra nel tentativo di proprio sdoppiarsi da… Guarnoni. Un errore, combinato ai calcoli sbagliati in termini di consumi e ad un problema ai fari, che hanno precluso a Honda #111 la vittoria.

AVANTI ITALIA

Non sono stati soltanto i vincitori i grandi protagonisti di questa 24 Heures Motos. Ancora una volta, l’Italia si attesta nell’elite della specialità. Niccolò Canepa, vincitore nel 2017 ed unico nostro portabandiera iridato Endurance nella storia, si è ritrovato costretto alla resa per un problema al motore della sua Yamaha YART. Per velocità e rendimento, il successo poteva essere alla portata. Senza Niccolò, il nostro Bel Paese può comunque annoverare due piloti sul podio di classe Superstock con Roberto Rolfo (Moto Ain Yamaha) e Kevin Manfredi (Louit Moto Kawasaki) rispettivamente secondo e terzo. Entrambi veloci, entrambi protagonisti, entrambi pronti a lottare per la Coppa del Mondo di categoria e con il potenziale di affermarsi nel prossimo futuro anche nella EWC. Non ha prodotto il risultato sperato, ma per le squadre tricolori al via la 24 ore Le Mans ha ribadito il loro elevato tasso tecnico.

Il No Limits Motor Team, “Nazionale italiana” della specialità, si è messo in mostra in prova con Christian Gamarino e Luca Scassa veloci, affiancati per l’occasione da Cedric Tangre con Luca Vitali “riserva”. Per loro il primo ritiro da tempo immemore, ma con ferma consapevolezza dei propri mezzi per le successive 8 ore dello SlovakiaRing e Oscherslebene. Ha ben figurato anche il team AvioBike di-e-con Giovanni Baggi affiancato da Michael Mazzina e Stefano Fugardi, con la 24 ore conclusasi di fatto solo nell’ultimo quarto d’ora con un problema tecnico che ha comportato l’ingresso della Safety Car e precluso loro un potenziale ottimo risultato di classe Superstock (a tratti in lizza per la top-5 di categoria).

Le Mans ha inoltre sincerato la bontà dell’inedito progetto SC-Project Paton. Il glorioso marchio italiano, al debutto nell’EWC per volontà dei proprietari di SC-Project coadiuvati dalla professionalità dello Z Racing di Jacopo Zizza, ha impressionato per le performance espresse. Nico Terol, Matteo Baiocco e Simone Saltarelli hanno viaggiato con un passo da podio in sella alla Honda Fireblade #57, nella speranza che sia soltanto l’inizio di un progetto destinato a durare nel tempo. Ci sarà invece nei prossimi eventi del calendario il team GSM Racing (Grillini), rallentato da vari problemi con i fratelli Federico e Christian Napoli che disputeranno tutta la stagione insieme ad Andrea TUcci.

1 commento

Katana05
20:03, 23 aprile 2019

Bisogna però ammettere che la fortuna ha giocato un ruolo determinante. Senza il problema ai fari che ha afflitto la #111 fin dai primi minuti magari le cose sarebbero andate diversamente. Honda ha ben poco di cui rimproverarsi, secondo me.

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