Jason O'Halloran

Jason O’Halloran dall’incubo (gravi) infortuni al sogno titolo BSB

Al comando della classifica del BSB, Jason O'Halloran scaccia via gli incubi del passato: veloce, vincente, tutto funziona a dovere ed è persino fortunato.

10 agosto 2021 - 13:44

Per affermarsi nel motociclismo in qualsiasi categoria contano molteplici fattori. Il ritrovarsi assecondati da una squadra di livello, disporre di una moto competitiva, aver raggiunto la piena maturazione agonistica. Questi sono soltanto alcuni degli aspetti alla base del successo di un pilota. In sostanza, tutto deve funzionare, tutto deve girare per il verso giusto. Jason O’Halloran se n’è reso conto soltanto nell’ultimo biennio. Quest’anno, soprattutto, dove nel British Superbike si sta affermando come l’indiscusso riferimento. Al termine di un percorso lungo 12 (interminabili) anni…

L’AUSTRALIANO D’OLTREMANICA

Classe 1987, originario di quella Wollongong che ha dato i natali a Troy Corser, O’Halloran di fatto è ormai un britannico d’adozione. Dal 2009 a questa parte, Jason corre nel Regno Unito. Campione australiano Supersport 2007 con Yamaha, archiviata una parentesi Mondiale da dimenticare (troppo giovane ed impreparato per un salto del genere), nel 2009 tentò la fortuna nel motociclismo d’oltremanica, cercando di ripercorrere le orme di tanti connazionali che si sono creati un percorso di carriera nel BSB. Dapprima come privato di lusso, dal 2010 come pilota Honda Racing UK. Iniziando un prolungato sodalizio con la casa dell’ala dorata perdurato 9 stagioni, conclusosi sorprendentemente a fine 2018.

INFORTUNI

Avevo bisogno di qualcosa di diverso per vincere“, ammise O’Halloran motivando il suo passaggio da Honda a McAMS Yamaha. Col senno di poi, una scelta che gli ha dato ragione, ma in quelle 9 stagioni trascorse in sella ad una CBR, svariati elementi pregiudicarono la rincorsa al trono d’Inghilterra. A più riprese una moto “acerba”, non al livello degli avversari, ma spesso e malvolentieri un infortunio al momento meno opportuno, proprio quando stava concretizzando in termini di performance e risultati. Di fatto gli infortuni sono stati finora un elemento caratterizzante della carriera di Jason. Infortuni, oltretutto, gravissimi.

INFERNO

Basti pensare a quanto accaduto nel 2011 a Knockhill, quando era il stra-grande favorito per la conquista del titolo britannico Superstock 1000 con i colori HM Plant Honda. In gara cadde rovinosamente rimediando diverse lesioni interne, tanto da render necessaria l’asportazione della milza. Stagione (all’epoca si pensava persino la carriera…) sostanzialmente finita, un po’ come nel 2015. Individuato come punta di diamante del progetto del rientrante team Honda Racing UK, a Thruxton finì a terra ad altissima velocità nel corso delle qualifiche, rimediando la frattura del femore destro e della mano sinistra. Come quattro anni prima, altra stagione agonistica buttata, contestualmente da trascorrere in infermeria.

OCCASIONI MANCATE

Da quel fattaccio, O’Halloran recuperò a testa alta riportando la Honda alla vittoria in quel di Snetterton nel 2016, al culmine di un spettacolare confronto in volata con l’allora compagno di squadra Dan Linfoot. Sembrava il primo successo di una lunga serie, ma di fatto restò l’unico hurrà in anni e anni per l’australiano. Manco a dirlo, per altri infortuni. Pensiamo al 2018: Red Bull Honda Ten Kate lo convoca per sostituire Leon Camier nel Mondiale Superbike ad Imola, ma dopo prove convincenti cadde in Gara 1 fratturandosi la gamba destra. Il calvario di un’estate lo convinse a sposare la causa McAMS Yamaha, iniziata col (doppio) botto. Al primo round di Silverstone, il compagno di squadra Tarran Mackenzie lo stende all’ultima curva con la vittoria ormai in pugno. Pochi giorni più tardi, in un test ad Oulton Park, in seguito ad una caduta rimedia la frattura dell’omero destro. Non salterà nessuna gara, ma il rendimento in pista non sarà propriamente dei migliori.

IT’S O’SHOW TIME

Con questa trafila di infortuni, Jason O’Halloran si era costruito la poco invidiabile nomea di gatto nero del BSB. Sfatata nell’ultimo biennio, sovvertita in uno dei più belli esempi di determinazione che si possano raccontare in questi sport. Senza episodi sfortunati, senza (soprattutto) infortuni, lo scorso anno si è giocato fino all’ultimo il titolo. In questo 2021, la definitiva maturazione, dove tutto gli riesce fin troppo bene con una super-competitiva Yamaha R1. Dodici gare finora disputate, sette vittorie, leadership con vantaggio di campionato sia per quanto concerne la stagione regolare, sia in proiezione play-off di fine campionato. Guardando gli aspetti positivi anche nei giorni più bui: a Knockhill fatica, ma quel secondo posto di Gara 1, giusto a 10 anni dal drammatico incidente del 2011, lo ha reso l’uomo più felice di questo mondo. Anche a Thruxton: una tripletta (la seconda stagionale) è il miglior modo di scacciare quello spaventoso KO di 6 anni or sono.

LA RUOTA GIRA

In tutto questo, O’Show è diventato vincente e persino fortunato. In Gara 3 a Knockhill si era schierato in griglia con le rain, scelta legittimamente conservativa per un capo-classifica di campionato. A 4 minuti dal via, su invito della squadra, ragionò sul passaggio all’intermedia posteriore. Titubante, non propriamente convintissimo, seguì il suggerimento di tutto il team McAMS Yamaha. Il risultato? Scelta azzeccata (rivelatasi sacrosanta col senno di poi) e vittoria da antologia. La ruota alle volte gira, ma nel motociclismo bisogna anche ritrovarsi nella condizione giusta per trarne giovamento. Scacciando via gli incubi del recente passato, per cullare il proprio sogno.

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