Fino a cinque anni fa, per un ventennio, i circuiti di tutto il mondo erano puntualmente sommersi da una marea gialla. Quando Valentino Rossi ha appeso il casco al chiodo, in tantissimi avevano già pronto il necrologio per il motorsport a due ruote. Non è stato così.
Si diceva che dopo
Rossi la
MotoGP non sarebbe stata più la stessa, che non avrebbe avuto lo stesso seguito. La prima previsione si è rivelata azzeccata, visto lo show unico che il Dottore garantiva dentro e fuori la pista; la seconda, dati alla mano, è stata smentita dopo solo un paio di stagioni di transizione.
L’edizione appena conclusa del Gran Premio d’Italia ha fatto registrare un’affluenza record di 178.723 spettatori nei tre giorni. Una risposta che non solo cancella i timori miopi circa il disinteresse che avrebbe generato l’addio di un pilota più famoso dello sport che praticava, ma che supera persino le cifre delle stagioni d'oro dello stesso Rossi.
La centralità della MotoGP per uscire dalla crisi
I risultati non sono arrivati da soli, e non in maniera immediata. Tra il ritiro di Rossi, l'addio di Lorenzo e i lunghi calvari fisici di Marquez, il motomondiale ha accusato il colpo. Per uscire dalle sabbie mobili è servita programmazione, anzi una vera rivoluzione strategica. Liberty Media, come noto, ha adottato una visione d'intrattenimento a 360 gradi, basata sulla centralizzazione dello show attorno alla classe regina. Se in passato il pubblico era diluito in modo omogeneo tra le diverse categorie, oggi la MotoGP fagocita l'attenzione. E ciò, anche a costo di relegare a un ruolo di contorno Moto2, Moto3 e la stessa Superbike.
Il Mugello per famiglie, ma non si è snaturalizzato
L'esperienza si è evoluta: non si va più semplicemente «a vedere la gara», si partecipa a una specie di festival delle due ruote. Perso, almeno in parte, il pubblico fedele al giallo fluo (visibilmente meno fumogeni e bandiere gialle nell’ultimo GP d’Italia), l’obiettivo è diventato un pubblico nuovo: le famiglie. Le colline di Scarperia hanno così smesso di essere un raduno di soli motociclisti con birra e panino in mano. Sono diventate casa di un evento per grandi e piccini. Certo, nonostante le tende piantate dalla notte prima, al Mugello si continua a non dormire, nell’aria c’è odore di carne alla brace e i decibel sono alzati da direttori d’orchestra con le motoseghe al posto delle bacchette. Ma, rispetto a qualche anno fa, c’è anche molto altro. Dalla Rider Fan Parade – che permette ai tifosi di stare a stretto contatto con i piloti – alla Walk of Hero per tutto il tracciato, ogni momento della giornata è studiato per intrattenere. Con il gradimento generale. L’anima appassionata e folkloristica del circuito toscano è rimasta, intatta. Si è semplicemente colorata di tante nuove sfaccettature.
Il fattore umano conta ancora
Oltre ai piani strategici e di marketing, però, serve la materia prima: i piloti. E in questo Rinascimento della MotoGP il fattore Italia continua a pesare. Se Bagnaia ha avuto il merito di riportare il titolo mondiale nel nostro Paese a tredici anni dall’ultimo di Rossi, Bezzecchi ha il pregio di mantenere vivo il fuoco mediatico. Il n. 72, oltre al talento, ha la naturale attitudine da personaggio. Un ponte verso quel pubblico che cerca ancora l'empatia, al di là del cronometro e del luogo in cui hanno sede legale le case motociclistiche.
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