Chi non vorrebbe essere stata là? Misano, l'epicentro dei motori, dell'adrenalina e della potenza.
Io lo avrei voluto. Chiunque lo avrebbe voluto. Parlo di lei, la famosa Moto Gp.
Io lo avrei voluto. Chiunque lo avrebbe voluto. Parlo di lei, la famosa Moto Gp.
Lei, pura e stravagante, un'esperienza che tutti dovrebbero fare almeno una volta nella vita. Famiglie, motociclisti, appassionati, tutti in coda per tifare il proprio campione. Un pubblico sempre più numeroso e vario che cresce ogni volta, pronto a fare di tutto per non perdere l'evento. Mi piace pensare ai piloti della Moto GP come una grande squadra in cui ognuno rincorre il proprio sogno, rischiando, divertendosi e sentendosi un po' supereroe, protetto soltanto da una spessa tuta, un casco e dalla propria navicella: la moto.
L'oggetto che li rappresenta in assoluto, quella che li porta in cima al cielo e fa provare loro emozioni a livelli indescrivibili. La bandiera a scacchi sventola alta e i motori urlano tutta la loro potenza, il supereroe pensa solo a raggiungere l'obbiettivo, unico pensiero che rimbomba nella testa. Il traguardo è vicino, cadute e occhiatacce aumentano l'adrenalina. Via con i 300 km/h sul rettilineo, le moto si trasformano in stelle cadenti, sfrecciano e spariscono nel nero dell'asfalto, mentre sui prati si intravede una “ola” di mani che incitano.
Dopo 28 giri abbiamo il vincitore, unico e felice, che scambia segni di pace con gli avversari e ringrazia i suoi tifosi che lo hanno accompagnato per tutta la corsa con cori e urla. La magia finisce, la realtà riaffiora e capisci che quei minuti di corsa sono stati un sogno, un bel sogno, un sogno meraviglioso, che vorresti rivivere altre mille volte. L'odore del rischio, della gomma consumata e della forte passione per questo pazzo sport ti si incolla addosso per sempre. Le moto mi hanno insegnato che si devono rincorrere i propri sogni, non importa quanto sia pericoloso e difficile realizzarli, l'importante è che il gas sia al massimo. Grazie Supereroi. La prossima volta ci sarò anch'io.
(Helga Gozzi, 13 settembre 2016)












