Loris Capirossi ha segnato un’era. Quella in cui i campioni non erano solo coloro che vincevano nella classe regina. C’erano ancora le categorie, e non necessariamente la più seguita era quella dalla cilindrata più grossa.
Capirex è stato in grado di vincere (due volte, a 17 e 18 anni) in 125cc e in 250cc. Ha sfiorato il titolo in
MotoGP nel 2006, con la sensazione (e la probabilità) che senza l’infortunio di Barcellona la storia sarebbe stata diversa. Un campione per talento e carattere. Umile. Tanto determinato in pista quanto educato fuori.
Per questo, e tanti altri motivi, Dorna la ha inserito nel ristretto club delle
MotoGP Legends. Il suo nome va ad aggiungersi a Hugh Anderson, Hans-Georg Anscheidt, Kork Ballington, Max Biaggi, Alex Crivillé, Stefan Dörflinger, Andrea Dovizioso, Wayne Gardner, Nicky Hayden, Daijiro Kato, Marco Lucchinelli, Randy Mamola, Anton Mang, Jorge Martinez "Aspar", Angel Nieto, Jim Redman, Kenny Roberts Jr, Jarno Saarinen, Marco Simoncelli, Luigi Taveri, Mike Trimby, Carlo Ubbiali,
Franco Uncini.
La cerimonia si è tenuta nella sala del Misano World Circuit dedicata alle conferenze stampa, tra le qualifiche e la sprint.
Da baby campione a MotoGP Legend
Dal primo mondiale (il più giovane di sempre) alle vittorie in MotoGP con Ducati, fino all’impegno per la sicurezza come rappresentante della direzione di gara, Capirossi ha ripercorso la sua carriera senza provare a resistere al trasporto dell’emozione: "È un momento davvero toccante. Diventare una MotoGP Legend è il sogno di chiunque inizi a correre. Ho fatto tante belle battaglie, con la maggior parte delle leggende a cui vado ad unirmi. Voglio dire grazie a tutti gli uomini e le donne che nel paddock hanno lavorato al mio fianco per rendermi la vita più semplice. Voglio ringraziare la MotoGP che mi ha dato la possibilità di guidare per grandi case come Aprilia, Honda, Yamaha, Ducati e Suzuki."
"Ipotecarono casa per farmi correre"
Loris ha riservato parole d'affetto per la propria famiglia, sottolineando come i loro sacrifici abbiano reso possibile tutto ciò che ha costruito. Non è un mistero che i genitori abbiano ipotecato casa per ottenere il prestito bancario necessario per consentirgli di correre nel Motomondiale. Senza certezza del futuro, solo con speranza nel cuore e convinzione negli occhi circa le qualità del giovane Loris. Sacrifici pienamente ripagati: "In pista sono sempre stato un guerriero, uno che non si tirava mai indietro. Ho fatto scelte guidate dal cuore, correndo sempre con la massima passione. La cosa più bella della mia carriera non sono le coppe – che restano semplici oggetti – ma l'affetto della gente, che ancora oggi mi dimostra stima, e il grande rapporto che sono riuscito a mantenere con tutti i miei storici avversari."
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