MotoGP dietro le quinte: Patrizia la marshal "Precisi e coraggiosi come i piloti"

Storie di Moto
lunedì, 09 settembre 2024 alle 18:45
patrizia suzzi commissaria moto motogp misano
La passione per il motorsport c'è da sempre: non può essere diversamente se nasci e cresci a tre chilometri dal circuito di Imola. Patrizia Suzzi, 53 anni, ufficiale di gara con licenza sia moto che auto da una ventina d’anni, precisamente dal 2003, non poteva mancare all’appuntamento MotoGP al Misano World Circuit. Ha fatto quattro anni di servizio di controllo, successivamente è diventata ufficiale di gara. Traspare da subito la grandissima passione per questo lavoro e per i motori, che condivide con il compagno, marshal da 27 anni. Ci siamo fatti raccontare la sua storia durante il Gran Premio di San Marino.

Come sei arrivata a questa scelta?

Sicuramente per la disciplina, il fascino di vedere più da vicino le auto e le moto, e per la metodologia di lavoro. Stando a contatto con persone con più esperienza ho potuto anche trarre ispirazione per portare alcune cose migliorative anche all’interno del mio lavoro quotidiano.

Qual è il tuo primo lavoro?

Ho un’azienda vitivinicola di famiglia, lavoro da 34 anni al fianco dei miei genitori. Mi occupo di coltivazione dell’uva, trasformazione e vendita del vino. Ho immediatamente seguito le orme di famiglia, cercando sempre di frequentare corsi di formazione differenti, sia attinenti al mio lavoro sia di cultura generale.

Spiegaci bene il tuo compito in un fine settimana di gare.

All’inizio il mio compito era dare le bandiere, la nostra comunicazione con i piloti in pista e con la Direzione di Gara. Successivamente sono entrate anche le bandiere elettroniche, quindi ho avuto esperienze con questo. Da diversi anni sono anche capoposto, quindi faccio da ponte tra i compagni di postazione e in particolare con la Direzione di Gara che ci dà tutte le indicazioni su come dobbiamo agire, quindi tutte le comunicazioni radio. Lo faccio anche nelle auto, quest’anno lo ero in Formula 1 a Imola, e per quanto riguarda le moto, ad esempio a Imola siamo in bandiera a scacchi sull’arrivo. Devi gestire tutta la disposizione e l’emergenza o no del tratto di pista di tua competenza.

Cosa ti piace di più del tuo ruolo da ufficiale di gara?

La vicinanza con piloti e tecnici, persone che lavorano nel motorsport, ci ha aperto un mondo di amicizie e conoscenze.
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Patrizia Suzzi assieme ai colleghi di postazione Pier Vittorio Pinto, Luca Portarena, Porsio Panetti e Andrea "Cico" Neri

Quali sono invece i momenti peggiori?

Quando devi andare in pista. Ognuno ha il suo ruolo, abbiamo pochi secondi in base alla dinamica della situazione. Sicuramente quando vedi un pilota a terra, quello non è un momento piacevole e devi avere il sangue freddo per agire. Non possiamo toccare il pilota, ma dobbiamo gestire l’emergenza accanto al servizio medico e poi occuparci della pulizia della pista, portare fuori le moto, o nelle auto collaborare col trattorista che si occupa della rimozione della vettura.

Qual è stato il tuo primo evento in assoluto?

È stato di auto a Imola, il Ferrari Challenge. È stata la mia prima partecipazione come ufficiale di gara.

Il primo evento con le moto invece?

Ho iniziato col Campionato Italiano e la Coppa Italia, poi piano piano, a seconda dei mesi, ci sono anche i Mondiali.

Cosa ti ha appassionato di più da subito, le auto o le moto?

Sinceramente, quand’ero più giovane, mi piacevano di più le auto. Strada facendo però, stando anche accanto al mio compagno, le moto mi hanno affascinato di più. Soprattutto abbiamo conosciuto molti piloti, seguendoli dalle categorie minori fino ai Mondiali, quindi si sono creati legami d’amicizia fin dall’inizio che poi abbiamo portato avanti nel tempo.

C’è un pilota, di auto o di moto, a cui sei più affezionata?

Ce ne sono tanti, dico però soprattutto un amico che ora non gareggia più, Fabio Menghi. Abita vicino a Misano, era nelle categorie Superbike e Supersport, fino ad una caduta a Imola. Ci siamo interessati delle sue condizioni e da lì è nata una grande amicizia. Addirittura i suoi bambini ci chiamano zii, c’è un legame molto forte.

Ci sono eventi, di auto o di moto, che ti sono rimasti particolarmente impressi?

Ogni weekend di motorsport porta con sé delle cose positive e delle cose negative. Cerchiamo di trattenere gli aspetti positivi, quindi le amicizie, sicuramente anche la collaborazione con gli altri colleghi ufficiali di gara che vengono da altre località italiane, quindi c’è anche questo scambio di notizie tra regioni o province differenti. Anche il pubblico: in particolare dei fan dalla Turchia per Razgatlioglu, siamo diventati amici anni fa e anche l’anno scorso ci cercavano, avevano la nostra foto sul telefono e chiedevano ad altri colleghi dove eravamo. A volte c’è qualche problema con la lingua, non tutti sanno l’inglese, ma si riesce sempre a comunicare ugualmente.

Quanta passione ci vuole per questo lavoro?

Tanta, bisogna essere suonati! Nel senso che sono suonati i nostri piloti: hanno una grinta incredibile, che hanno trasmesso anche a me, assieme al coraggio. Il coraggio di agire, di essere precisi, di essere non solo dinamici ma anche di avere la prontezza di riflessi. Ci vuole tanta passione, che condivido col mio compagno: abbiamo anche archivi storici del motorsport, documentazioni cartacee, una collezione di 1500 modellini di Formula 1… Oltre alla passione con gli altri colleghi, abbiamo trovato tantissime brave persone.

Chi vince il Mondiale MotoGP quest’anno?

Io gradirei Jorge Martin, è fra i miei piloti che ho scelto!

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