Doveva sostituire Spies e raccogliere dati per lo sviluppo della Yamaha come tester
MotoGP. Invece a Valencia 2012 si ritrova sul secondo gradino del podio. Ecco l'’incredibile storia di Katsuyuki Nakasuga.
Quella gara non è passata agli annali del motorsport solo per essere l’ultima gara di Casey Stoner. È storia anche per
Katsuyuki Nakasuga. Pochi, pochissimi quelli che lo ricorderanno. Ancor meno coloro che collocherebbero la sua immagine sul podio della
MotoGP. Eppure, il fedele collaudatore della
Yamaha ha scritto il proprio nome nelle pagine memorabili del motomondiale. L’impresa del GP della Comunidad Valenciana, nell'ultima gara della stagione 2012, ha del miracoloso.
Inaspettata opportunità
Al mattino, Nakasuga diventa papà per la seconda volta; al pomeriggio è chiamato a sostituire l'infortunato Ben Spies. Una comparsata, utile per raccogliere dati per lo sviluppo della moto, nulla di più. Difficile aspettarsi qualcosa di diverso. E invece, quella che doveva essere una sorta di wildcard si trasforma in un'opportunità unica: già dalla pit lane si capisce che non sarebbe stata una gara normale; le condizioni climatiche restano difficili, scombussolando le carte. Uno dei più lesti a uscire dal mazzo è Katsuyuki Nakasuga.
Strategia e audacia, gli ingredienti del sogno
La pioggia smette di cadere, ma la pista rimane bagnata. La scelta degli pneumatici diventa ancor più decisiva. Nonostante le condizioni proibitive dell’asfalto, Nakasuga e il suo team optano per una mossa audace, che si rivela cruciale: usare le gomme slick.
Dopo alcuni giri, molti piloti, inclusi i big che avevano scelto pneumatici da bagnato, sono costretti a rientrare ai box. Il caos in pista e alcuni ritiri (tra cui quello del neo campione del mondo Jorge Lorenzo) permettono al pilota giapponese di risalire fino al podio.
Strategia sì, ma anche grande padronanza della Yamaha e capacità di guida in condizioni limite. Il secondo posto, alle spalle di Dani Pedrosa e davanti al fenomeno Casey Stoner, è dallo stesso Nakasuga definito a fine gara “un sogno, un miracolo”. Era dai tempi di Makoto Tamada, terzo nel GP del Giappone del 2005, che la bandiera del Sol Levante non sventolava sul podio della classe regina.
Una carriera lontana dai riflettori
Nonostante l’impresa, la popolarità del giapponese si rivela estemporanea e pochi appassionati di
motoGP se lo ricorderanno. Ma in realtà Katsuyuki Nakasuga è un cannibale che in Giappone ha mietuto trionfi a raffica. Ha vinto il titolo
Superbike giapponese per tredici volte, l'ultima propio quest'anno, alla bella età di 44 anni. Nel suo impressionante palmares ci sono anche quttro successi, peraltro consecutive, nella mitica
8 Ore di Suzuka.
In Giappone, da tantissimi anni, è un autentico idolo. A Valencia, almeno per un giorno, è stato l’idolo di tutti.
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