Un titolo nella categoria del futuro. Roberto Sarchi quest'anno ha trionfato nei Trofei Motoestate nella classe Sportbike, che dalla prossima stagione entrerà nel CIV e dal 2026 sarà parte del Mondiale Superbike al posto della Supersport 300. Ad inizio anno per Sarchi c'era l'idea BSB, come l'amico Edoardo Colombi, poi purtroppo sfumata, ma anche nel Motoestate è riuscito comunque a dare un'occhiata a questa nuova categoria già di grande interesse per molti giovani piloti alla ricerca del giusto trampolino di lancio.
C'è una storia curiosa dietro questa stagione: per la parte tecnica si è affidato a Fullgas Racing Team, in collaborazione però con la RPA Academy. Una palestra in cui Sarchi si allena quotidianamente con ragazzi di livello nazionale, ad esempio il citato Colombi, oppure Alessandro Usai, senza dimenticare anche il compianto Luca Salvadori. A lui va la dedica per il titolo Motoestate 2024, conquistato ufficialmente proprio in sella alla moto dell'amico scomparso, utilizzata eccezionalmente per il finale al Tazio Nuvolari di Cervesina.
Roberto Sarchi, prima della stagione c'è un antefatto particolare, giusto?
Parto dall'inizio, dicendo come sono andato a fare il Motoestate. Quest'anno ho rischiato di rimanere a piedi: dovevo fare il BSB sempre in Sportbike con l'Aprilia 660, era già tutto firmato, ma a fine febbraio è saltato tutto da un momento all'altro. Anzi siamo pure andati per vie legali... Quindi mi sono trovato a piedi, per fortuna i ragazzi della palestra in cui mi alleno qui a Milano hanno fatto questo team nuovo e avevano una moto per farmi correre in Sportbike. È stato un aiuto abbastanza significativo!
Inizi poi a prepararti per il Motoestate.
Per me era una moto nuova, con cui non avevo mai corso. Quando abbiamo deciso di fare questo campionato abbiamo lavorato in vista degli anni successivi e quindi della categoria nuova che ci sarà anche nel Mondiale. Abbiamo scelto una Aprilia perché ci sembrava la moto migliore e abbiamo poi scelto il Motoestate perché era l'unico altro campionato con la Sportbike.
Ti aspettavi la vittoria?
Non me l'aspettavo minimamente! Non avendo mai girato con quella moto, niente di niente, non pensavo di essere competitivo contro gente che ci aveva già corso. Mi sono sorpreso di me, mi sono trovato molto bene col team e la moto mi è piaciuta. Ho puntato sulla costanza, ho fatto anche un paio di vittorie ma soprattutto non volevo fare zeri, volevo portare sempre a casa più punti possibile. Ma è la mia filosofia di sempre e ha sempre pagato, quindi quando posso faccio così: quando riesco porto a casa, quando non riesco faccio il possibile. Così sono riuscito a portare a casa il campionato, ma sono stato anche fortunato: sia Sorrenti che Starnoni hanno fatto uno zero, quindi mi sono ritrovato con un buon vantaggio.
Tagli il traguardo e sei campione Sportbike Motoestate: c'è una dedica speciale.
Sicuramente al fatto che è stata un'annata molto pesante per noi ragazzi della palestra e del team. Purtroppo è mancato Luca Salvadori, per noi un grande amico: essendo tutti di Milano ci frequentavamo sempre, eravamo tutti i giorni insieme... La cosa carina è che la moto con cui ho corso nell'ultimo round a Cervesina è quella di Luca, che lui usava per allenarsi d'inverno. Io giravo con un Kawasaki, lui s'era comprato una Aprilia 660. Per l'ultima gara i ragazzi del team mi hanno chiesto se volevo usarla, cercando così di vincere il titolo con la sua moto. Più del titolo, per tutti noi è stata quella la cosa più significativa, il nostro pensiero era rivolto a lui. Sono molto contento di aver vinto con la sua moto.
Facciamo un passo indietro: com'è nata la passione per i motori?
È partito tutto da mio nonno, che aveva un team in Formula Renault, mentre mio padre correva in kart. Più che altro il percorso era nelle auto! Mi hanno passato questa passione, però poi ho guardato di più le due ruote. Ho provato un paio di volte i go kart, ma mi interessavano di più le moto. Mio nonno, che era in pensione, mi ha sempre seguito da quando ho cominciato a girare, poi a gareggiare, fino al 2016, quand'è mancato. Di base devo questa passione a lui.
Da dove parte quindi la tua storia di moto?
Ho iniziato con la mia prima minimoto a quattro anni, me l'hanno fatta trovare sul balcone come regalo di Natale. Sembrava che il regalo fosse una pista di macchinine e io ero tutto preso, poi sono andato sul balcone per prenderne altre e la sorpresa, la minimoto! Fino a 8 anni non ho fatto gare, poi ho iniziato con le minimoto, la mia base era la pista di Codogno col team che era lì. Ho fatto gare regionali, nazionali, tutte le gare esistenti di minimoto, mettiamola così. Ma ero abbastanza grosso, facevo fatica a starci... Avevo infatti smesso e avevo fatto un'annata tra pitbike, MiniGP, Ohvale, senza combinare chissà cosa ma prendendo un po' la mano con le moto un po' più grandi.
C'è poi una prova curiosa, giusto?
Quando avevo 11-12 anni il team per cui correvo in minimoto ha organizzato questa giornata a Latina. C'erano ancora i due tempi, mi hanno fatto provare la PreMoto3 125 2T, prima una Honda e poi anche una RS 125 SP. Sono andato là così, a caso, ma sono andato forte! Probabilmente perché ero incosciente, ero il più piccolo. L'età ce l'avevo e mi hanno detto che lo potevo fare, così ho iniziato a correre con la 125 Sport Production. Ho fatto poi un trofeo nazionale con tutte le 125 2T e poi, quando avevo circa 13 anni, siamo andati a fare il Motoestate, ai tempi quella categoria era di un livello altissimo.
Comincia così questa nuova esperienza.
Prima ho fatto metà stagione, poi la stagione completa col team Guerreri e sono arrivato 2°. Sono poi passato alla Yamaha 300 al Motoestate per un anno e ho chiuso 2°, mentre nel 2020 ho corso in R3 Cup, parte del progetto Blu Cru di Yamaha. Allora era un livello molto alto con griglie da una trentina di piloti, adesso invece ha un po' perso perché ormai la 300 non c'è più. Era l'anno del Covid, quindi abbiamo fatto un po' meno gare, credo quattro tappe in totale, ma ho fatto dei bei risultati. Nel 2021 mi sono giocato il campionato in R3 Cup fino all'ultima gara, quindi un anno molto positivo e formativo.
Con un pizzico però anche di sfortuna, giusto?
Adesso sono solo tester per l'Università di Brescia, in quegli anno ero proprio un loro pilota per il progetto Motostudent. Avevo la gara a Misano e una settimana prima dovevo andare a correre ad Aragon, ma nell'ultimo test ho tirato una mina clamorosa e mi sono distrutto il ginocchio. Aragon è saltato, ho corso a Misano ma ho fatto tanta, tanta fatica a portarla a casa. Lì in un certo senso mi sono bruciato il campionato, ma fa parte del gioco.
Cambi poi campionato, dai trofei passi al CIV.
Mi ha chiamato Gradara Corse e ho fatto il biennio 2022-2023 con loro e una Kawasaki nella Supersport 300. Un livello altissimo, con griglie da 40 piloti e nomi di un certo calibro. Lì ho avuto un exploit totale, inspiegabile: nel 2022 partivo 20° alla Racing Night di Misano e ho vinto la gara! Una corsa folle, anche se poi mi hanno tolto la vittoria per un verde pizzicato all'ultima curva in volata finale. Un verde che adesso non esiste neanche più perché ci hanno messo il blu. Ma rimane una bellissima gara.
Nel 2023 però c'è anche un regalo Mondiale.
Una cosa di cui mi vanto è che mi sono fatto appunto la wild card mondiale a Imola! Un'esperienza bellissima, soprattutto perché sono stato un invitato della Federazione Italiana, assieme a Bruno Ieraci: è stato per merito, non ho speso un euro. In quell'anno nel campionato nazionale nella stessa categoria io ero 4°, ma davanti a me c'erano tutti piloti già nel Mondiale, come praticamente mezza griglia: Vannucci, Martella, Nuñez, Coppola... Per me è stato il coronamento di uno dei miei piccoli sogni! Poi in campionato ho chiuso 5°, ma solo Cazzaniga era come me, gli altri davanti a me facevano già il Mondiale, per loro l'Italiano era un allenamento.
Arriviamo alla stagione 2024 ed alla Sportbike nel Motoestate.
Mi si erano aperte un po' di porte per fare la 300 Mondiale, ma col senno di poi sono contento di non averlo fatto. Anche perché avevo già annusato le moto un po' più grandi e che dire, tutto un altro divertimento! Oltre al fatto che era una categoria che andava a morire e ho pensato di giocare d'anticipo. Ho puntato quindi sulla Aprilia e la Sportbike in vista del nuovo Mondiale. Sono sincero, sono capitato al Motoestate ma non era il progetto iniziale. Con il senno di poi però è stato giusto, non eravamo tantissimi ma basta guardare i nomi, il livello c'era. Devo ringraziare anche i miei avversari perché ho imparato molto da tutti: io ho vinto perché sono stato costante ma riconosco che c'erano piloti più veloci di me e rendo loro merito.
Hai dato così un'occhiata alla nuova Sportbike, categoria che sta destando già grande interesse.
All'Italiano non c'era ancora la categoria, il Motoestate era l'unico campionato in cui si poteva fare. Oltre al Alpe Adria, in cui ho disputato una wild card a Brno. Volendo quest'anno ci stava anche il Trofeo Aprilia, ma era un monomarca e nel Mondiale non sarà così, ti devi scontrare con altri marchi. Io ho iniziato a lavorare in quella direzione.
Idee chiare quindi per il 2025 o ancora "lavori in corso"?
Sto facendo molti incontri, oltre a valutare, come sempre, il discorso del budget. Se devo spendere i soldi ci ragiono e cerco di seguire un filo logico in tutto quello che faccio. Magari sbaglio, ma voglio fare tutto col giusto impegno e la giusta mentalità. Non penso di correre in Italia, sto valutando altri campionati ma è ancora tutto da decidere.