"Guidate la moto con quello che vi è rimasto. Va bene tutto, dalla punta dei capelli alle unghie dei piedi." Chiara Valentini, ex campionessa d'Europa, istruisce così i diciotto nuovi corsisti desiderosi di tornare in sella con Di.Di (Diversamente Disabili). La frase non è solo un'indicazione per chi di lì a poco scenderà in pista, ma il manifesto dell'associazione con in una decina d'anni d'attività ha fatto salire in posto circa cinquecento ragazzi e ragazze con varie disabilità. "Disabilità è una condizione oggettiva, l'handicap è la possibilità o meno di fare certe cose, ridurre o annullare l'handicap è la chiave" è il mantra di Emiliano Malagoli. L'incidente stradale in moto nel 2011 costatogli l'amputazione della gamba destra e quattordici interventi per salvare la sinistra, ha cambiato tutto. "E' da allora che ho cominciato a vivere davvero" ricorda con orgoglio.
Il messaggio di Emiliano
Diversamente Disabili, la coraggiosa intuizione di Emiliano, a prima vista poteva sembrare una follia. "Ma come, vi siete fatti male in moto e ci volete tornare, magari anche in pista?" La sfida era improba, ma è stata vincente dall'inizio. Ora Di.Di è una gioiosa macchina da guerra che è diventata sempre più il faro e la speranza di chi deve fare i conti ogni giorno con disabilità di ogni tipo. Emiliano riporta le persone in pista, ma tanti anche sulla moto stradale, guidandoli dalla A alla Zeta nei difficili meandri burocratici cui si imbatte chi ha bisogno di una patente speciale. Inoltre va in TV e nelle scuole per insegnare la sicurezza stradale e un messaggio fondamentale: nessuno è disabile, ci sono unicamente persone che hanno abilità diverse da chi si autodefinisce "normale". Emiliano ha stretto i denti per farcela lui, ma il vero miracolo è stato indicare la via a tantissimi altri.
Un popolo che cresce
Nei giorni scorsi a Cervesina, nell'oltrepò pavese, Di.Di portato per la prima volta in pista altre diciotto persone con disabilità. L'evento ha avuto il prezioso supporto di
SpecialMente, il progetto di cultura, innovazione e inclusione sociale lanciato da BMW Italia che si definisce così:
"SpecialMente è un viaggio, è un racconto, è un mondo fatto di passione". Concetti rappresentati alla perfezione dalla meravigliosa ossessione di Emiliano Malagoli e dell'ormai foltissimo gruppo di volontari Di.Di. Ad ascoltare il briefing preliminare di Chiara Valentini un gruppo poliedrico: ragazzi (alcuni giovanissimi) e persone più mature. Chi senza un braccio, chi senza una gamba, alcuni in carrozzina paralizzati dalla vita in giù. Tutti con un testa un obiettivo romanticamente folle: "
Non cammino, ma torno in moto!"
La vestizione è ricominciare ad andare
Avete idea della complessità di vestire da moto un paraplegico? Ci vogliono quattro persone, almeno, e a Cervesina ad aiutare i ragazzi c'era un numeroso gruppo di volontari dipendenti di BMW Italia. Infilare le braccia nella tuta e indossare uno stivale sono gesti scontati, ma in questo caso diventano traguardi. Prima di avere accesso alla pista, i diciotto candidati hanno dovuto superare un decisivo esame di "confidenza" preliminare nel paddock di Cervesina. Il metodo Di.Di è semplice: per insegnare a tornare in moto ad un amputato serve un amputato, per i paraplegici servono istruttori con l'identica disabilità. "Il pilota più veloce della terra non ci serve, perchè non saprebbe cosa insegnare, ci servono le competenze specifiche di chi c'è già passato e può trasferire le indicazioni adatte" spiega Emiliano.
E' come rinascere
Abbiamo seguito il gruppo di quattro ragazzi paraplegici, affidati al vulcanico Alex Innocenti, toscano di Orbetello. Si muove in carrozzina ma è un pilota coi fiocchi: da anni protagonista delle gare nazionali e internazionali della Di.DI, lo scorso anno ha gareggiato alla 6 Ore di Spa nel team di Luca Scassa: sono partiti dalla 72° posizione, cioè l'ultimo posto, e hanno concluso 32° dopo una fantastica rimonta e l'incredulità di avversari normodotati, suonati come tamburi. Alex è aiutato da Silvia Fornasin, una delle delle colonne Di.Di, anche se purtroppo lei non può fare sport. Per chi da tempo è costretto in sedia a rotelle riprendere il senso del movimento, dell'equilibro e confidenza con manovre basilari come accelerare o frenare, è un pò come imparare a camminare di nuovo. L'aspirante pilota viene fatto sedere in sella (e anche qui servono quattro volontari) poi ci pensa Alex a dare le istruzioni. "In moto o si frena o si accelera, andare sul neutro è l'ideale per cadere", premette. I ragazzi, a turno, si cimentano fra i birilli. "Non dovete fare il tempone, nè le staccate alla Toprak, solo riprendere confidenza". Questi primi metri sono un pò come imparare a camminare di nuovo. La moto è sempre libertà, ma per questi ragazzi è dieci volte tanto. All'inizio guidano timidi, quasi sorpresi che stia succedendo di nuovo. Poi tornano padroni di loro stessi. Tutto in una mattinata. Applausi!
Motivazione, scopo e infine il sorriso
La presa di contatto si è svolta con moto dotate di un carrellino che il pilota può alzare o abbassare per restare in equilibro quando si arresta. Ci sono anche due ruotini supplementari, per maggior scrupolo di sicurezza. Tutti e quattro hanno superato l'esame, di slancio e il pomeriggio l'hanno passato in pista. Senza camminare, ma volando. A pranzo, uno di loro ha detto tutto quello che c'era da dire. Una frase sola. "Oggi ho ritrovato il sorriso". Le gare vere verranno, ma questi ragazzi hanno già vinto.