La Dodge Tomahawk è uno degli esperimenti più estremi mai tentati in ambito motociclistico. Presentata al Salone di Detroit del 2003, viene considerata ancor oggi un oggetto misterioso. Non è una moto, non è un’auto: un prototipo realizzato da Mark Walters da 500 CV costruito attorno al mastodontico motore 8.3 litri della Viper SRT10.
Il cuore è il 10 cilindri a V di 90°, un propulsore capace di sprigionare una coppia di 712 Nm. Per gestire questa potenza, la Tomahawk è stata dotata di quattro ruote indipendenti (due anteriori e due posteriori), una configurazione che tecnicamente la rende un quadriciclo, pur mantenendo la dinamica di guida e la capacità di piega di una motocicletta tradizionale. Il telaio è di tipo portante, con il motore che funge da elemento strutturale, portando il peso complessivo a 680 kg.
È proprio sulle prestazioni che sono nate le maggiori controversie. Se inizialmente la Dodge aveva dichiarato una velocità massima teorica di 680 km/h, successivamente ridimensionata a 480 km/h, i riscontri pratici raccontano un'altra storia. Wolfgang Bernhard, all'epoca CEO di Chrysler, ammise che nessuno aveva mai superato i 160 km/h in sella al prototipo.
Le critiche più aspre arrivarono dagli esperti di record di velocità. Joe Teresi, di Easyriders, sottolineò come le stime della casa fossero basate solo sul rapporto di trasmissione, ignorando l'impatto fondamentale dell'aerodinamica. Sulla stessa linea Dave Campos: senza una carenatura adeguata, a certe velocità il pilota verrebbe letteralmente disarcionato dalla pressione del vento.
Nonostante le promesse di un test ufficiale sul lago salato di Bonneville, la Tomahawk non ha mai affrontato una prova di velocità massima. Di fatto, è rimasta un’opera d’arte per pochissimi. Ne sono state vendute nove al prezzo di 550.000 dollari ciascuna. Un investimento per collezionisti, più che un mezzo per motociclisti, destinato a restare una delle sfide più audaci e discusse della storia Dodge.
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