Italia, terra di eccellenze, e Romagna, terra di motori. WRS, azienda di Cattolica specializzata in cupolini, cattura l’essenza di entrambe le espressioni. Una storia imprenditoriale “Made in Italy” di passione e coraggio, con la prima ad alimentare il secondo. Dall’e-commerce alla produzione diretta, dalla MotoGP all’America’s Cup. Una crescita multidirezionale, lungo la strada maestra della qualità. Corsedimoto ha incontrato il CEO di WRS, Nicolas Zavoli, per un’intervista che, partendo dalle intuizioni iniziali, ha toccato strategie aziendali attuali e future.
Nicolas Zavoli inizia con il commercio elettronico, per poi avviare la produzione autonoma di cupolini. Quali valutazioni ti hanno spinto a intraprendere questa strada?
"Ho un background commerciale abbastanza ampio. Gestivo un’azienda di e-commerce quando ancora poche persone conoscevano gli acquisti tramite internet. Nel 2008 ho avuto poi l’opportunità di collaborare con un’azienda del settore motociclistico e da lì è nata l’idea di aprire un sito di e-commerce che vendesse accessori di alta qualità per le moto. Dopo qualche anno, si intensificò la produzione di moto stradali e abbiamo pensato di produrre autonomamente cupolini, con il nostro design e la massima qualità. Abbiamo subito avuto un bel riscontro, che ci ha dato la spinta per continuare".
Da lì una crescita verticale. WRS ha stretto collaborazioni con molti produttori di moto, fino ad arrivare alla Superbike e alla MotoGP. Come è nata l'idea e come è avvenuto poi, concretamente, l'approccio alla categoria?
"Siamo entrati in Superbike nel 2018 come fornitori, non come sponsor. Al team BMW di Tom Sykes il nostro cupolino piacque subito tantissimo per l’alta trasparenza, il peso ridotto e lo spessore minimo (1,5 – 2 millimetri). In quel momento ha vinto il prodotto, per la sua qualità. Da lì abbiamo allacciato i rapporti con altri team, prima di Superbike e poi di MotoGP. Nel 2019 abbiamo iniziato a collaborare con il team Pramac, che schierava Miller e Bagnaia. Eravamo un’azienda in crescita, ma da lì siamo arrivati a fornire cupolini a molti dei team in griglia".
L’utilizzo in pista è un forte boost per l'immagine di WRS, operando anche come “certificato di qualità” dei prodotti. Quali processi di omologazione un cupolino deve superare per poter essere utilizzato in MotoGP e Superbike?
"A parte quelle regolamentari, la vera omologazione arriva da tecnici e piloti. La nostra mission è quella di creare un prodotto di altissimo livello, con materiali ottimi e un design perfetto. La massima certificazione di qualità è quella che arriva dagli addetti ai lavori. Lavoriamo con tantissimi team e forniamo loro un prodotto personalizzato. Molti team hanno addirittura un cupolino diverso da pilota a pilota. Cambiando il casco, la tuta o la postura, anche il cupolino deve essere differente. I dati e i feedback degli ingegneri, che provengono dalla galleria del vento o dalla pista, sono molto importanti per continuare ad offrire un prodotto di qualità. C’è molto confronto tra noi e i team".
Per la vendita ai privati sono necessarie omologazioni differenti? Ci sono linee di produzione diverse tra pista e strada?
"Siamo sul mercato internazionale e, ovviamente, su strada il prodotto deve avere omologazioni diverse a seconda del Paese. Ma ci tengo a precisare che WRS non ha due linee di produzione differenti tra il privato e la pista. Abbiamo un’unica linea di produzione, improntata sulla regola fondamentale della qualità".
L'accordo con Luna Rossa segna un importante ampliamento del raggio d’azione di WRS. È un primo passo per esplorare il mercato della nautica?
"Abbiamo realizzato un cupolino di due metri per una barca a vela, con uno spessore ridotto. È stata un’esperienza nuova e molto bella. Il nostro core business rimangono però le moto. Più del 90% del fatturato arriva dalle due ruote. Poi, è vero, ci sono altri settori come quello della nautica o dell’automobile su cui siamo già presenti e vogliamo continuare a investire".
L’ingresso nel settore nautico risponde anche a un’esigenza di diversificazione?
"Un’azienda che lavora su più mercati è un’azienda solida, strutturata, che vuole diversificare e ha la possibilità di farlo. Sicuramente l’ingresso in altri settori offre il beneficio di diversificare il rischio".
Nonostante WRS operi sul mercato internazionale, progettazione, design e produzione finale rimangono tutte in Italia?
"Tutta la produzione è in Italia e interna. Compriamo solo la materia prima, poi tutte le fasi della lavorazione sono interne, dalla realizzazione degli stampi al design, dalla cura del dettaglio al controllo qualità. Vogliamo non fare uscire know-how e avere sempre la massima padronanza del prodotto."
Molte aziende dell'automotive aprono sedi di produzione all'estero per contenere i costi. È uno scenario realistico per WRS? Rientra nelle visioni strategiche a lungo termine?
"Sarebbe la nostra sconfitta. Noi vogliamo produrre in Italia, vogliamo migliorare l’azienda sul nostro territorio ed esportare il prodotto con le caratteristiche di eccellenza tipiche del nostro Paese".