MotoGP Valencia: psicodramma Yamaha

MotoGP Valencia: psicodramma Yamaha

Maverick Vinales: “Non capisco perchè abbiamo cambiato un telaio che vinceva”. La Yamaha è sparita dai radar: come ne usciranno?

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HOHENSTEIN-ERNSTTHAL, GERMANY - JUNE 29: Valentino Rossi of Italy and Movistar Yamaha MotoGP looks Maverick Vinales of Spain and Movistar Yamaha MotoGP (R) during the press conference during the MotoGp of Germany - Preview at Sachsenring Circuit on June 29, 2017 in Hohenstein-Ernstthal, Germany. (Photo by Mirco Lazzari gp/Getty Images)

Iwata-Valencia, andata senza ritorno. Cosa sta succedendo nel blue box del Movistar- Yamaha Factory Team? Apparentemente, niente. Questo è il problema. (qui cronaca e tempi del warm up)

VELINE – Le dichiarazioni filtrano col contagocce, ma si vede che la mordacchia imposta dai responsabili della comunicazione è di quelle che fanno pensare. Le speculazioni fioccano, ma la verità sembra che non la conosca nessuno. Maverick Viñales mugugna a denti stretti: «Non capisco perché abbiamo cambiato un telaio che vinceva. Da quando utilizziamo quello nuovo non funziona più niente.» Valentino Rossi, da sempre mediaticamente abile, assolve le proprie scelte: «il telaio nuovo va bene. Abbiamo problemi a far lavorare le gomme e secondariamente con l’elettronica.» Massimo Meregalli, team director, ai microfoni di SKY durante le FP3, sembra quasi rassegnato: «entrambi [i piloti] lamentano lo stesso problema, la moto non curva come vorrebbero…Personalmente pensavo prima di arrivare qui di iniziare molto bene e di vincere questa ultima gara per chiudere nel miglior modo possibile una stagione per noi difficile, iniziata molto bene ma con tante problematiche che conoscete bene.»

BORDO PISTA  –  Le tante problematiche sono state così ben nascoste, che nessuno sa esattamente né quante siano, né quali siano. Se le informazioni fossero state più trasparenti, forse la débâcle sarebbe meno amara. Quantomeno si avrebbe una spiegazione, un quadro d’insieme che è utile a non mandare tutti in confusione. Tifosi e appassionati compresi. Chi segue il GP di Valencia a bordo pista sostiene che le Yamaha ufficiali non siano fluide come la concorrenza. Pare che ci sia una sorta di sconnessione tra la fase finale della frenata, l’impostazione della curva e la successiva accelerazione. La percorrenza ne risente e a Valencia la velocità in curva è tutto. A parlare chiaro è la classifica delle Q2: Marquez, e vabbé si dirà, Zarco, e qui qualche pensiero dovremmo farlo e infine Iannone. Per trovare i due compadres dello squadrone ufficiale Yamaha dobbiamo scendere fino alla settima casella con Rossi, dietro al tester Ducati Michele Pirro, fino alla tredicesima piazza con Viñales. I tre piloti in cima sono aggressivi, abbonati al full throttle, cavalcano tre moto diverse.

SATELLITE VOLANTE – L’aggravante, – e se fossimo in Meregalli non sottovaluteremmo affatto il problema – è che Johann Zarco al Ricardo Tormo è secondo con la “vecchia Yamaha”. Qualcuno tra i commentatori afferma che, con la partenza verso altri lidi di Jorge Lorenzo, la direzione di sviluppo non sia stata più omogenea. Secondo noi è una banalizzazione. Ha detto bene Rossi quando ha affermato che probabilmente con la Yamaha 2017 anche Jorge avrebbe faticato, perché la moto ha perso i punti di forza specifici che aveva senza guadagnare abbastanza da altre parti. Come spiegare altrimenti il fatto che Zarco cacci paga agli ufficiali, con Viñales che non c’entra neppure l’obiettivo minimo sindacale per un pilota del suo pedigree, che è l’accesso alla Q2? Il catalano è affondato nel girone infernale delle Q1. Viene un dubbio: Marquez cade alla ricerca del limite, Zarco è sempre al limite, Iannone ha dichiarato in più occasioni che guida sempre sopra al limite. La sensazione è che Rossi e Viñales siano, perdonate il gioco di parole, limitati dal limite intrinseco del pacchetto moto-gomme-elettronica. Perlomeno nelle ultime tre prove. La domanda ce la siamo posta analizzando le trasferte asiatiche.

CONFRONTI – Il silenzio ermetico – e aggiungiamo noi pure un po’ ottuso – ci permette solo congetture, ma se confrontiamo i risultati della coppia Maverick-Valentino con quelli del solo Johann Zarco, qualche dato interessante emerge. In un solo caso il francese è stato sopravanzato dai due portacolori di Iwata: a Phillip Island con meno di un decimo di secondo. Un pelo di gatto. Quindi la domanda è: perché è stato rivoluzionato un mezzo che andava già bene? La risposta è che sono stati commessi degli errori che si sono sommati ad altri errori nel tentativo di porvi rimedio. Perdendo completamente la bussola. La variabile coperture, con la politica di Michelin di evolvere il prodotto continuamente, ha mandato tutti in confusione da un certo momento in avanti della stagione. A sentire i piloti ci sono volte in cui i pneumatici spinnano, altre volte in cui mancano di grip, altre ancora in cui le gomme finiscono troppo in fretta. In un campionato giocato sulla strategia nei giri finali, questo non paga. La classifica generale però parla chiaro: Vinales terzo, Rossi quarto, Zarco sesto. E’ un dato di fatto però che il pilota francese abbia totalizzato nelle ultime tre prove più punti degli ufficiali.

SCELTA – Il vero livello di competitività della M1 lo dimostrerà solo la prestazione del #5 nel 2018, sia che abbia o meno la moto ufficiale. Se gli toccherà il “model year 2017″ potremo valutare la prestazione della moto al netto dello sviluppo dei pneumatici, mentre nel secondo caso il pilota di Cannes se la giocherà ad armi pari con i due compadres del Factory Team. Per questo motivo continuiamo a pensare che la verità sugli ultimi risultati altalenanti dei top riders della Casa di Iwata vada ricercata nella polvere che il Movistar- Yamaha Factory Team tenta continuamente di nascondere sotto al tappeto.

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